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Monthly Archives: novembre 2014

IL NUOVO BANDO PER IL SERVIZIO CIVILE. 433 euro al mese per un anno intero

servizio civile

Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, nell’ambito del programma Garanzia Giovani, ha pubblicato 11 bandi per la selezione di 5.504 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale in 11 regioni italiane.
I progetti avranno una durata complessiva di 12 mesi e prevedono almeno 30 ore settimanali di impegno articolati su 5 o 6 giornate.
Ai volontari verrà corrisposta un’indennità mensile di 433,80 Euro, che verrà erogata dal Dipartimento per la Gioventù e il Servizio Civile Nazionale.

Possono candidarsi tutti i giovani di età compresa tra 18 e 29 anni (non compiuti) al momento di presentazione della domanda, in possesso dei requisiti per la partecipazione a Garanzia Giovani, tra cui:

  • essere residenti in Italia;
  • essere disoccupati o inoccupati;
  • non essere inseriti in percorsi di istruzione o formazione.

Gli aspiranti volontari, dovranno far pervenire la domanda all’Ente presso cui intendono svolgere il servizio, entro le ore 14:00 del 15 dicembre 2014 secondo le modalità indicate nel bando.

È possibile inoltrare istanza per un solo progetto, pena l’esclusione dalla selezione.

L’elenco dei progetti, con l’indicazione del nome dell’ente, del titolo del progetto, della località e del sito internet dell’organizzazione è consultabile in allegato ad ogni bando regionale, oppure è consultabile on line sul sito del Servizio Civile Nazionale:

www.serviziocivile.gov.it

I FABBISOGNI PROFESSIONALI E FORMATIVI DELLE IMPRESE ITALIANE. Scarica gratis i 13 volumi pubblicati da UnionCamere

Il Sistema informativo Excelsior fornisce annualmente i dati di previsione sull’andamento del mercato del lavoro e sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese italiane.

Sono stati pubblicati i 13 volumi per l’anno 2014.

Per scaricarli, clicca QUI

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Sono stati pubblicati i 13 volumi per l’anno 2014.

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COSA LEGA IL CONSUMATORE AL BRAND ? Leggi l’indagine pubblicata da Edelman

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La società di consulenza Edelman ha pubblicato la ricerca Brandshare.

Lo studio è stato condotto presso 15mila persone in 12 paesi per indagare come e quanto la comunicazione contribuisce a creare il legame fra consumatore e brand.

Ecco alcuni indicatori.

La buona comunicazione verso i consumatori fa bene ai brand.

Il consumatore che ritiene positivo il proprio rapporto con la marca:

– la raccomanda ad altri il 12% in più degli altri,

– le comunica le proprie informazioni personali l’11% in più delle volte,

– ne condivide i contenuti su web e social nella misura di un +12%

– ne acquista l’8% in più dei prodotti.

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Accade però che le aziende, per la maggior parte, non sappiano sviluppare una relazione “significativa” con clienti acquisiti e potenziali tale da generare benefici reciproci.


Il 70% dei consumatori pensa infatti che tutto ciò che i brand fanno, o condividono con i propri utenti, sia finalizzato unicamente a incrementarne il profitto.


L’87% vorrebbe invece una relazione più stretta con le proprie marche di riferimento, che dovrebbero suggerire modelli valoriali e di comportamento virtuosi.

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Per fare breccia i brand devono soddisfarne oggi 3 tipi di esigenze:

quelle razionali, quelle emozionali e quelle sociali.

L’ambito razionale

  1. A questo ambito si riferiscono le richieste dimaggiore interazione dei brand con il proprio pubblico.

Il 78% degli intervistati ritiene che le aziende debbano rispondere con prontezza a problemi e reclami dei clienti, interagando su ogni piattaforma in tempo reale o quasi reale, ma solo il 17% del campione pensa che i brand già lo facciano.

  1. Un altro aspetto ritenuto rilevante dal 59% delle persone è quello delle opportunità che le marche danno ai consumatori diporre domande e condividere le proprie opinioni sul brand o sui prodotto.

Anche qui il divario fra ciò che il consumatore vuole e ciò che percepisce essergli dato dall’azienda è notevole: solo il 18% degli intervistati pensa infatti che le aziende offrano canali sufficienti per interloquire con il proprio target.

L’ambito emozionale

3. Il 68% dei consumatori vuole maggiore trasparenza nella comunicazione: come si svolge la produzione, da dove arrivano i materiali, quali sono i processi produttivi.

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Lo storytelling delle aziende in relazione a questi temi dovrebbe essere più coerente rispetto ai propri valori.

Solo il 15% del campione intervistato ritiene che i brand siano sufficientemente trasparenti.

  1. Un secondo aspetto è quello dellapartecipazione nel processo di sviluppo dei prodotti, desiderio espresso dal 52% dei consumatori.

La richiesta è quella di poter interagire ed esprimersi su decisioni relative a diversi aspetti dei brand, che solo secondo il 16% degli intervistati le aziende soddisfano.

L’ambito sociale

  1. È quello forse più nuovo, che si estende oltre le tradizionali definizioni di responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità.

Il 52% delle persone reputa importante che i brand utilizzino le proprie risorse per stimolare comportamenti sociali virtuosi e cambiamenti positivi della collettività.

I consumatori tendono a pensare che ogni attività svolta dalle aziende sia finalizzata esclusivamente a incrementarne il profitto, tanto che solo il 15% delle persone ritiene che le aziende agiscano anche per promuovere cambiamenti sociali.

Sono la comunicazione e lo storytelling di brand, conclude lo studio di Edelman, gli strumenti strategici attraverso cui le aziende possono innescare il meccanismo virtuoso di scambio valoriale con il proprio pubblico, soddisfandone le esigenze per trarne benefici tangibili (scelte d’acquisto) e intangibili (rafforzamento della marca).

Per scaricare il rapporto di Edelman, clicca QUI

L’IMMAGINE DI MARCA DELLE NAZIONI. Scarica il rapporto pubblicato da FutureBrand

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La società di consulenza FutureBrand ha pubblicato l’indagine annuale “Country Brand  Index”.

Il report analizza la reputazione dei paesi e ne stila la classifica sulla base della percezione che ne ha l’opinione pubblica internazionale rispetto a 6 indicatori:

– sistema di valori,

– qualità della vita,

– potenziale di business,

– tradizione e cultura,

– turismo

– qualità percepita della produzione (il made in…).
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L’Italia perde 3 posizioni e scende quest’anno al 18° posto.

Al primo posto del ranking c’è quest’anno il Giappone, che ha scalzato la Svizzera, ora al secondo posto.

Segue la Germania, che rispetto alla precedente classifica, quella del 2012, avanza di ben 4 posizioni.

Il resto delle prime 10 posizioni sono occupate da Svezia, Canada, Norvegia, Stati Uniti, Australia, Danimarca e Austria.

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Quest’anno il report, stilato sulla base di interviste a 2.530 opinion leader e frequent flyer per business e per turismo di 17 paesi del mondo, ha preso in esame 75 paesi.

Di questi, solo 22 si sono qualificati come “brand-paese”, cioè in possesso di caratteristiche competitive e misurabili che li distinguono nella percezione internazionale.

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La reputazione di un paese e la sua caratterizzazione nella percezione collettiva è infatti ciò che determina la propensione degli investitori a portarvi business, quella dei viaggiatori a visitarlo e a consigliarlo ad altri, quella dei consumatori ad acquistarne i prodotti.

Per la prima volta è il Giappone a conquistare la vetta della classifica come

brand-paese più forte a livello internazionale grazie al primo posto guadagnato rispetto ai parametri “potenziale di business” e “made in”, cioè qualità dei prodotti, e all’elevato posizionamento negli ambiti “turismo” e “cultura e tradizione”.

Il Country Brand Index evidenzia che nei prossimi 3 anni i paesi che si muoveranno più rapidamente verso la cima della classifica sono Cina, Emirati Arabi, Corea, Israele e Qatar: a loro favore giocano le buone performance in tema di potenziale di business, la propensione all’innovazione e le competenze diffuse nei settori della tecnologia e dell’energia.
Fra questi paesi “emergenti” il più ambito dal punto di vista turistico è la Cina, con il 50% degli intervistati che ha dichiarato di volerla visitare nei prossimi 5 anni, mentre in termini di percezione della qualità dei prodotti il primo posto va alla Corea, che vanta aziende leader quali Samsung, Hyunday, LG, Daewoo.
Emerge dal report la correlazione diretta tra le performance di un paese e la sua reputazione, esplicitata da 5 aspetti.
Innanzi tutto, la notorietà non fa di una destinazione un brand-paese: per esempio, l’Italia ha un punteggio migliore del Giappone in quanto a notorietà (89% a 84%), ma si trova 17 posizioni più in basso in classifica.


I brand-paese sono associati ai brand di prodotto
: gli intervistati hanno dimostrato di conoscere un numero maggiore di brand di prodotto se legati a un brand-paese.
Per il Giappone sono stati per esempio citati spontaneamente i brand Toyota, Nintendo, Honda, Sony, Toshiba e Panasonic.


Ai brand-paese viene riconosciuta un’expertise di categoria
: la Francia è più spesso associata alla moda, la Germania all’industria dell’auto e il Giappone alla tecnologia.


Ai brand-paese 
sono riconosciute maggiori competenze tecnologiche, di innovazione e di tutela dell’ambiente.

Il CAPITOLO ITALIA

Il Country Brand Index scatta una fotografia dei paesi nella loro interezza: per questo l’Italia, nonostante la percezione positiva della qualità dei suoi prodotti, perde posizioni.

Il Belpaese registra buone performance reputazionali sul fronte del turismo, della tradizione e della cultura, ma è debole sulle potenzialità per il business, sul sistema di valori e perfino sulla qualità della vita.

La percezione internazionale dell’Italia pare essere quella di un paese con grandi attrattive culturali, artistiche, naturali, gastronomiche, ma con poca attenzione all’ambiente, infrastrutture scarse, poco appeal in termini di sicurezza, istruzione, tolleranza, libertà politica e standard di vita.

Un paese quindi poco appetibile dagli investitori e non brillante sul fronte della tecnologia evoluta.

Il report indica inoltre che il made in Italy gode di buona reputazione, ma nell’opinione pubblica internazionale emergono dubbi sul reale luogo di fabbricazione dei prodotti nonché sulla loro alta qualità.

All’Italia è riconosciuta l’eccellenza per la moda, il cibo, il lusso, l’industria automobilistica e le bevande alcoliche, ma in quanto a servizi finanziari, internet, media, tecnologia, energia, trasporti e retail la nostra expertise è giudicata più bassa.

Per scaricare il report pubblicato da FutureBrand, clicca QUI.

LA NUOVA PROVOCAZIONE DI SNAPCHAT. “….se mi mandi quella certa foto…ti regalo dei soldini via chat…”

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SNAPCHAT è un’applicazione molto popolare fra gli adolescenti.

Consente di mandare foto e messaggi che si autodistruggono dopo pochi secondi…..potete immaginare di che tipo.

In queste ore Snapchat ha lanciato un nuovo strumento per trasferire denaro via chat.

Questa iniziativa nasce da un patto con Square, società di Mobile Payment creata dal fondatore di Twitter.

Da oggi gli utenti statunitensi di smartphone Android possono dunque inviare e ricevere denaro direttamente dall’interno della conversazione (l’aggiornamento per iOs è atteso a breve).

“Ecco 5$ per la mia quota del regalo”: il sistema riconosce la cifra e il simbolo della valuta e sblocca un bottone con cui spedire il pagamento così come si invierebbero una frase o una foto.

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Ovviamente non senza aver prima aperto o collegato un account su Square, una delle realtà che stanno ridisegnando l’ecosistema dei pagamenti in mobilità, da cui prelevare o in cui depositare i fondi.

A rivelare la novità è stato Evan Spiegel, 24enne fondatore di Snapchat.
Gli utenti di questa applicazione superano oramai i 100 milioni per una valutazione della società che secondo gli analisti sfiora i 10 miliardi di dollari.

Un domani potrà essere possibile effettuare un acquisto direttamente via chat e non solo scambiarsi denaro fra amici e contatti.

Ecco l’annuncio ufficiale di Snapchat

QUANTO SPENDONO GLI ITALIANI PER LA CULTURA ? Scarica il rapporto della SIAE

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La SIAE ha pubblicato il 1° rapporto semestrale  2014 su “L’attività dello spettacolo”.

Ecco i principali indicatori.

Gli italiani hanno scoperto il piacere di visitare le mostre.

A fronte di un leggero aumento del prezzo dei biglietti di ingresso (6,16 per cento) rispetto a un anno fa la spesa al botteghino per le mostre e le esposizioni è aumentata di quasi il 31 per cento, per 81 milioni, 390 mila e 420 euro di incasso.

In sei mesi il numero degli spettatori è aumentato del 23,14 per cento e ha superato i 12 milioni.

Il resto del mondo dello spettacolo regge alla crisi, anche se vanno particolarmente male la lirica e la rivista: la prima perde quasi il 17 per cento di incassi, la seconda il 18 per cento.

Soffre la crisi anche il teatro, un settore in cui scendono la spesa del pubblico (4,74 per cento) e il volume d’affari (5,06 per cento).

Tra gennaio e giugno 2014 è andata bene per le manifestazioni sportive (più 16,35 per cento di spesa al botteghino) e per il settore di ballo e concertini, più 3,03 per cento.

Il cinema sostanzialmente tiene, con lo 0,30 in meno per cento, ma solo se ci limitiamo al confronto con lo stesso periodo dello scorso anno.

Perché se lo sguardo si allunga invece agli anni precedenti, si ha l’esatta misura della crisi che attanaglia il settore: nel primo semestre del 2010, il cinema aveva fatto registrare 410 milioni circa di spesa al botteghino, il che vuol dire quasi 100 milioni in più rispetto al dato 2014, che è di quasi 311 milioni di euro.

Ecco il report della SIAE

FRONTEGGIARE LA CRISI: quali competenze manageriali per le imprese private?

       

vito carnimeo fotoVito Carnimeo (Direttore generale Spegea, vice presidente AIDP)

Vorrei proporre alla vostra attenzione alcuni stimoli che si muovono su due piani diversi e distinti: il primo è un variegato tratteggio dello scenario entro cui si muovono i dirigenti delle imprese private oggi, il secondo è invece l’approccio individuale, soggettivo che il singolo dirigente può provare a seguire.

1° parte.

Innanzitutto: sottolineamo quali sono le specificità della dirigenza nel settore privato in Italia.  La bassa presenza di grandi gruppi industriali e l’altissima presenza di piccole e piccolissime imprese deprime e limita il ruolo dei dirigenti: poco presenti nelle PMI e poco influenti in quanto il vero decisore è l’imprenditore.

Nelle PMI italiane (95% delle imprese totali):

  • Prevale una cultura più imprenditoriale che manageriale. Il TITOLARE/NON il MANAGER;
  • Prevalgono criteri di valutazione/decisione/pianificazione/gestione più di tipo soggettivo e personale che scientifico, misurabile, rivenienti da modelli organizzativi consolidati;
  • Prevalgono principi di fedeltà e appartenenza e non prevalgono la meritocrazia, il risultato, la responsabilità diretta;
  • Prevale una cultura più familistica che aziendale (doppio codice di comportamento\valutazione con conseguente divisione dei dipendenti in serie A, parenti e affini, e quelli di serie B, tutti gli altri);
  • Prevale un approccio all’innovazione e al cambiamento più di tipo tecnico e intuitivo che di tipo sistemico, pianificato e sostenuto collegialmente….

Ecco l’articolo completo di Vito Carnimeo:

Fronteggiare la crisi. Quali competenze manageriali per le imprese in crisi.

COLPACCIO DELL’ITALIANA ARUBA

aruba

Aruba è l’azienda italiana leader nel web hosting, Pec e registrazione di domini.

E’ riuscita a battere la concorrenza di Google, Amazon e Symantec.

Conquista infatti uno dei domini più richiesti del momento:  .cloud.

Il dominio in questione è molto ambito dato il successo dei servizi di clouding.

Ora la società di Arezzo dovrà creare un registro, l’authority dei domini.cloud, che diventerà operativa e stabilirà il contratto da stipulare con le società che vorranno offrire il dominio ai loro utenti.

Per vincere Aruba ha dovuto offrire una cifra molto alta, si pensa intorno ai 10 milioni di euro.

La settimana scorsa sono stati aggiudicati anche i domini .chat , .dog , .earth , .film , .hot , .latino , .live , .online , .site , .sucks e .tennis .

IL PREOCCUPANTE SCENARIO DELL’L’EDILIZIA SCOLASTICA IN ITALIA . Scarica il rapporto di Legambiente (128 pagine)

scuola

Legambiente ha pubblicato la quindicesima edizione di “Ecosistema Scuola”, l’indagine annuale di Legambiente sulle strutture e i servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 94 capoluoghi di provincia.

Bisogna ripartire da quelle opere davvero utili per sbloccare l’Italia e darle un nuovo futuro.

Tra queste ci sono anche gli edifici scolastici italiani, molti dei quali, più di 41mila, hanno bisogno di interventi di riqualificazione e messa in sicurezza.

Anche quest’anno la fotografia scattata da Legambiente è poco rassicurante.

graduatoria

Il 58% delle scuole è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica del 1974.

  • Il 32,5% necessita di interventi urgenti di manutenzione.
  • Il 9,8% degli edifici si trova in aree rischio idrogeologico
  • Il 41,2% in aree a rischio sismico
  • L’8,4% a rischio vulcanico.
  • Calano al 30,9% gli edifici dotati dei certificati essenziali come quello della prevenzione incendi,
  • Solo il 22,2% del totale sono le scuole dove è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica

Per scaricare il report di Legambiente, clicca QUI

LA CRISI DELLA COPPIA ITALIANA. leggi lo studio dell’Istat

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Nel 2013, per la prima volta il numero dei matrimoni scende sotto quota duecentomila.

 

Sono stati celebrati in Italia 194.057 matrimoni (13.081 in meno rispetto al 2012).

 

Ancora un forte calo, dunque, in linea con l’accentuarsi della tendenza alla diminuzione in atto dal 2008: circa 53 mila nozze in meno negli ultimi 5 anni (pari a oltre un quinto delle celebrazioni del 2008).

 

A diminuire sono soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 145.571 celebrazioni nel 2013, oltre 40 mila in meno negli ultimi cinque anni.

 

Questa differenza spiega da sola il 77% della diminuzione osservata per il totale dei matrimoni nel 2008-2013.

 

I matrimoni misti, cioè quelli in cui un coniuge è italiano e l’altro straniero, ammontano a 18.273 nel 2013.

 

La tipologia prevalente è quella in cui è la sposa ad essere di cittadinanza straniera: 14.383 nozze (il 78% di tutti i matrimoni misti). Una sposa straniera su due è cittadina di un paese dell’Est Europa (Ue e non-Ue).

Diminuiscono anche i matrimoni successivi al primo, scendendo da 34.137 del 2008 a 30.691 del 2013, ma il ritmo della flessione è più contenuto di quello delle prime nozze.

 

Pertanto, la loro quota sul totale continua ad aumentare, dal 13,8% del 2008 al 15,8% del 2013.

 

Per scaricare lo studio dell’ISTAT, clicca QUI

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