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LA REGIONE PUGLIA LANCIA IN NUOVO MICRO-PRESTITO FINO A 25.000 EURO. Possono accedere anche commercianti e professionisti. Ecco come funziona

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Il Microcredito/MicroPrestito d’Impresa è lo strumento con cui la Regione Puglia offre alle microimprese pugliesi già operative e non bancabili un finanziamento per realizzare nuovi investimenti.
L’iniziativa è attuata da Puglia Sviluppo SpA.

CHI PUÒ RICHIEDERE UN FINANZIAMENTO?

L’impresa deve:
  • aver emesso la prima fattura almeno 6 mesi prima della domanda preliminare (le imprese del settore del commercio devono aver emesso la prima fattura almeno 24 mesi prima della domanda ed aver avuto un fatturato di almeno 60.000€ negli ultimi 12 mesi)
  • avere meno di 10 addetti e non essere partecipata per la maggioranza da altre imprese
  • avere una delle seguenti forme giuridiche: ditta individuale, soc. coop., s.n.c., s.a.s., associazione tra professionisti, s.r.l. ordinarie e semplificate.
  • essere non bancabile, avendo rispettato negli ultimi 12 mesi tutti i seguenti requisiti:
    • non avere avuto liquidità per più di € 50.000
    • non essere stata proprietaria di immobili e macchinari per un valore superiore a € 200.000
    • non avere fatturato più di € 240.000
    • non aver beneficiato di finanziamenti superiori a € 30.000
QUALI ATTIVITÀ NON SI POSSONO FINANZIARE?
Il Fondo non finanzia i settori seguenti:
  • pesca, agricoltura e zootecnia
  • energia, acqua e fogne
  • lotterie, scommesse, case da gioco
  • organizzazioni associative
COME FUNZIONA IL FINANZIAMENTO?
Importo: da € 5.000 a € 25.000
Durata massima: 60 mesi (più preammortamento di 6 mesi)
Tasso di interesse: fisso, 70% del tasso di riferimento UE (da gennaio 2015 il tasso è stato 0,24%)
Rimborso: in rate mensili costanti posticipate. È possibile, in qualsiasi momento, estinguere il finanziamento
Modalità di rimborso: RID con addebito sul conto corrente.

Alle imprese che avranno rispettato tutte le scadenze del finanziamento sarà riconosciuta una premialità di importo pari a tutti gli interessi pagati.

SONO RICHIESTE GARANZIE?
Le garanzie patrimoniali e finanziarie sono richieste solo per le soc. coop., per le s.r.l. semplificate e per le associazioni professionali.

In questo caso saranno richieste garanzie personali nel caso in cui il patrimonio non sia proporzionato all’entità del finanziamento concesso.

L’impresa dovrà essere presentata da un garante morale o da una Associazione imprenditoriale o sindacale.
La garanzia morale o la presentazione tecnica – che non potrà essere rilasciata dietro compenso – non costituisce responsabilità patrimoniale del garante.
Potranno rilasciare garanzie morali persone che operano con un ruolo di riferimento in organizzazioni, associazioni, comunità o gruppi sociali purché radicati sul territorio.
QUALI SPESE SI POSSONO FINANZIARE?
Spese di investimento (almeno il 30% del totale):
  • opere murarie e assimilate
  • macchinari, impianti, attrezzature, automezzi di tipo commerciale
  • programmi informatici, brevetti e licenze
Altre spese:
  • materie prime, semilavorati, materiali di consumo
  • locazione di immobili, affitto apparecchiature di produzione
  • utenze
  • polizze assicurative
COME RICHIEDERE UN FINANZIAMENTO
Si compila su Internet una domanda preliminare sintetica.
Non è previsto l’invio di documenti cartacei.
Sono a disposizione sul territorio sportelli gratuiti informativi e di assistenza.
L’istanza di finanziamento vera e propria sarà redatta durante un colloquio di tutoraggio presso Puglia Sviluppo S.p.A.
Il bando si estende anche a commercianti e professionisti

Per maggiori dettagli, clicca QUI

LE MIGLIORI SQUADRE DI CALCIO SU FACEBOOK. Scarica gratis il report pubblicato da Blogmeter

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Blogmeter ha analizzato i profili Facebook globali ufficiali di 16 dei principali team italiani ed internazionali partecipanti alle massime competizioni europee.
Barcellona, Manchester United, Real Madrid e Chelsea i casi di eccellenza su Facebook, mentre JuventusMilanInterNapoli e Roma rimangono distanti dai migliori club europei per capacità di creare una community numerosa, specie sui mercati esteri, e coinvolgerla.
Dall’analisi, effettuata sul bimestre dicembre 2014 – gennaio 2015, emerge che il sistema calcio italiano ha molto da imparare dalle squadre impegnate nei campionati di Spagna, Inghilterra e Germania, per quel che riguarda la capacità di valorizzare le attività sui social media.
Il Barcellona, in particolare, rappresenta un caso di eccellenza: è il team più seguito su Facebook e quello più coinvolgente, che riesce a generare il più alto tasso di engagement (la capacità di generare interazioni – like, commenti, condivisioni – in relazione ai contenuti prodotti).
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Manchester United, Real Madrid e Chelsea rappresentano ulteriori best case.
I club italiani inseguono a distanza.
Tra i team più amati sul principale social network al mondo ai primi tre posti della classifica si trovano, nell’ordine: Barcellona (81,9 milioni di fan), Real Madrid (81,4mio) e Manchester United (64,6mio).
Il Milan, leader in Italia, risulta in ottava posizione con “solamente” il 30% dei fan delle regine di Spagna (24,3 mio).
Ancora più staccata la Juventus (11° con poco meno di 16,3 milioni di fan al 31 gennaio) e a seguire, a distanza, tutte le altre squadre italiane (nell’ordine InterRoma Napoli), che chiudono la classifica (rispettivamente 14°, 15° e 16°) e non raggiungono quota 6 milioni di fan.
Il gap con i top club europei è particolarmente evidente nella capacità di attrarre seguaci al di fuori dei confini nazionali: dagli Stati Uniti ai Paesi asiatici passando per i Paesi emergenti.
Peraltro la distanza tra l’Italia e l’estero nella capacità di consolidare la propria community su Facebook aumenta giorno dopo giorno, con il Real Madrid che guadagna 50 mila fan al giorno nel periodo analizzato contro i 19 mila della Juventus, gli 11 mila del Milan ed i 10,9 mila dell’Inter.
Ancora più indietro Roma e Napoli.
L’Inter è scatenata su facebook.
 
Con 1 post prodotto su Facebook in media ogni ora del giorno, per un totale di 25,1 post pubblicati in media quotidianamente. Anche la Juventus sale sul podio di questa classifica (al 3° posto), con una media di 22,3 post prodotti al giorno.
 
 

Per scaricare il report, clicca QUI

MENO MALE CHE CI SONO I DISTRETTI PRODUTTIVI. Scarica il nuovo rapporto pubblicato dall’Istituto San Paolo

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La Direzione Studi e Ricerche di Intesa SanPaolo ha pubblicato il 7° Rapporto Annuale sull’Economia e Finanza dei distretti industriali italiani.
Il rapporto analizza i bilanci aziendali degli ultimi sei anni (2008-13) di circa 12.100 imprese, appartenenti a 144 distretti industriali e di 34.300 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione.
Alla fine di quest’anno avranno recuperato pressoché interamente i livelli di fatturato del 2008, con tre anni di anticipo rispetto all’intero sistema manifatturiero italiano, che ritornerà ai livelli pre-crisi, se tutto va bene, solo nel 2018.
E, a dispetto di quanti li hanno dati prematuramente per morti, esportano a tutta birra: nel gennaio-settembre 2014 hanno esportato il 3,5% in più rispetto ai primi nove mesi del 2013, un tasso di crescita superiore a quello del settore manifatturiero della Germania (+2,1% nello stesso periodo), la locomotiva d’Europa.

I distretti industriali italiani nel 2014 hanno registrato una crescita stimata del fatturato intorno all’1%, a prezzi correnti, sovraperformando il manifatturiero italiano, che è rimasto stagnante.

A partire dal 2016, recuperati quest’anno i livelli di fatturato pre-crisi, i distretti italiani torneranno a crescere, grazie anche al contesto più favorevole, caratterizzato dal costo dell’energia più basso grazie al calo dei prezzi del petrolio, dal consolidamento fiscale ormai realizzato e dal cambio dell’euro con il dollaro, più favorevole rispetto al passato, ha evidenziato De Felice.
Tra il 2008 e il 2014 sono quasi cinque i punti percentuali di crescita in più per le imprese dei distretti rispetto alle aree non distrettuali. Alcuni distretti si sono rivelati particolarmente dinamici.
Al primo posto nella classifica stilata da Intesa si colloca la gomma del Sebino Bergamasco.
Tra il secondo e il quarto posto i vini del Chianti, il caffè, le confetterie e il cioccolato torinese, l’occhialeria di Belluno.
Seguono le calzature di San Mauro Pascoli, la concia di Arzignano, la pelletteria e le calzature di Arezzo, le calzature napoletane. Tra i migliori quindici distretti anche il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, i vini del Veronese, i dolci di Alba e Cuneo, la pelletteria e le calzature di Firenze, la food machinery di Parma, le macchine per l’imballaggio di Bologna e il marmo di Carrara.

Per scaricare il report completo, clicca QUI

TI OCCUPI DI LAVORO E FORMAZIONE ? Ecco una nuova importante banca dati da consultare

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Isfol e Istat hanno presentato un nuovo strumento di di analisi:

il ‘Sistema informativo sulle professioni’

E’ un insieme aggiornato di dati utili sui percorsi di lavoro, di formazione e di sviluppo della carriera.
Assembla e arricchisce le informazioni sull’occupazione attuale e tendenziale e sulle caratteristiche delle professioni presenti nel mercato del lavoro. 
Gli utenti potenziali di tale sistema sono decisori politici, imprese, istituzioni pubbliche, giovani in cerca di lavoro, lavoratori, operatori della formazione, operatori del mercato del lavoro e famiglie”.
In tempo reale si possono ottenere informazioni qualitative e dati statistici utili a definire politiche del lavoro e della formazione nonché a scegliere percorsi professionali, di aggiornamento e di sviluppo di carriera.

Il Sistema informativo delle professioni è nato “dall’idea di valorizzare il patrimonio di dati statistici e-o amministrativi che diversi soggetti, in prevalenza istituzioni pubbliche, producono con finalità di vario genere”.

Nell’ambito del sistema sono descritte e analizzate circa 800 unità professionali, rappresentative dell’intero panorama del mercato del lavoro.
“E’, infatti, possibile navigare -si chiarisce- attraverso la classificazione delle professioni e ottenere informazioni e dati relativi a stock di occupati, caratteristiche delle professioni, fabbisogni professionali, previsioni di assunzione a breve e a medio termine, incidentalità, incrocio domanda-offerta di lavoro, offerta di formazione professionale e mercato del lavoro locale (a livello regionale), iscritti agli ordini professionali”.
Attualmente, gli attori che partecipano al Sistema e che producono informazioni sono: Isfol, Istat, ministero del Lavoro, Unioncamere, Inail, Regione Veneto, Regione Liguria, albo professionale agrotecnici. Sono in procinto di entrare nel Sistema Miur, Inps e Enpam.

Un generico utente può decidere di accedere al Sistema informativo per acquisire informazioni sulle caratteristiche dell’unità professionale di suo interesse, per esempio quella identificata dal codice 21141 ‘Analisti e progettisti di software’.

L’utente può scegliere di entrare nel Sistema attraverso la porta del sito Isfol (professionioccupazione.isfol.it), cominciando ad acquisire, per la professione scelta, le informazioni che riguardano i fabbisogni professionali (conoscenze e competenze da aggiornare nel breve termine) e le prospettive di occupazione a medio termine.
Proseguendo attraverso gli altri ‘nodi’ del Sistema, potrebbe verificare se e dove, al momento della consultazione, sono disponibili delle concrete offerte di lavoro da cogliere al volo (sito del ministero del Lavoro).
Può, inoltre, ottenere informazioni relative al numero e alle caratteristiche degli occupati che esercitano quella professione (sito Istat), alle previsioni di assunzione nel breve termine (sito Unioncamere), nonché ai rischi e agli incidenti connessi al suo svolgimento (sito Inail).
Se la professione di suo interesse fosse tra quelle regolamentate, l’utente potrebbe continuare il suo percorso di navigazione nel Sistema consultando il sito dell’ordine professionale di riferimento (per esempio il sito degli Agrotecnici), per sapere più in dettaglio quanti sono coloro che possono esercitarla legittimamente e la loro distribuzione per sesso, classe di età e territorio.

Ecco il link.

I NUMERI DELLA COOPERAZIONE AGROALIMENTARE IN ITALIA. Scarica il rapporto completo

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Con le sue 5.042 imprese attive, la cooperazione agricola italiana garantisce occupazione a più di 93.400 addetti e genera un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, pari al 23% del valore dell’alimentare italiano.
Questi numeri sono ottenuti attraverso la lavorazione e trasformazione di una quota pari al 37% della materia prima agricola italiana, per un valore di 19 miliardi di euro.
I dati principali emersi dal Rapporto 2014 dell’Osservatorio sulla cooperazione agricola, istituito dal ministero delle Politiche agricole e sostenuto dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop.
Di rilievo il livello delle esportazioni, che vede le cooperative rappresentare il 13% del totale dell’export agroalimentare italiano, pari a 4 miliardi di euro.
Ma l’elemento forse tra i più significativi riguarda le performance economiche della cooperazione che nel 2013 ha fatto segnare un +5,8% di crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, contro un più contenuto +1,5% dell’alimentare nel suo complesso.

Permane anche nell’ultimo Rapporto una certa disomogeneità del tessuto imprenditoriale cooperativo sul territorio nazionale.

Il 45% delle cooperative ha sede al Nord Italia ed è capace di generare l’82% del fatturato totale contro il 7% e l’11% generato rispettivamente dalle cooperative del Centro e del Sud Italia.
Le dimensioni medie d’impresa sono pari a 13 milioni di euro per le cooperative del Nord Italia e di appena 2 milioni per quelle del Sud, anche se qualche segnale di crescita dimensionale va registrato anche in alcune regioni del Mezzogiorno.
Le cooperative giocano un ruolo fondamentale per la valorizzazione di prodotti made in Italy tanto in Italia quanto sul mercato estero: le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 73% è di provenienza locale, per il 26% è nazionale e solo per l’1% viene dall’estero.

Per scaricare il report completo, clicca QUI

LA FORMAZIONE DEGLI ADULTI IN EUROPA. Scarica l’indagine Eurydice

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Il rapporto Eurydice sostiene lo scambio di politiche e buone prassi tra paesi e si concentra sulle misure che garantiscono ai gruppi più vulnerabili di discenti adulti, in particolare chi possiede scarse competenze di base o qualifiche insufficienti, accesso appropriato alle opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
I sei capitoli del rapporto comprendono:
– dati statistici sull’istruzione e la formazione degli adulti,
– gli impegni politici a livello nazionale,
– le tipologie principali di programmi di sostegno pubblico,
– la flessibilità nell’apprendimento
– i percorsi di avanzamento,
– le iniziative realizzate
– i servizi di consulenza, il sostegno finanziario mirato.
Il rapporto è principalmente basato su dati raccolti nel 2014 e copre 35 sistemi educativi nazionali in 32 paesi europei (tutti gli Stati membri nonché Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Turchia).
Oltre alle informazioni di Eurydice, il rapporto comprende anche dati da una vasta gamma di progetti di ricerca e statistiche da studi internazionali.

Per scaricare il rapporto, clicca QUI

LE VENDITE DEI QUOTIDIANI IN ITALIA. Leggi i dati completi

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Accertamenti Diffusione Stampa (ADS) ha pubblicato i nuovi dati sulle vendite dei quotidiani in edizione cartacea e digitale.

Ecco le novità.

Le diffusioni totali dei quotidiani italiani (comprensive delle copie cartacee e di quelle digitali) a dicembre 2014 si sono attestate poco sopra i 4 milioni.
Rispetto a novembre la flessione è stata del 4% mentre a confronto con un anno prima il calo è stato ancora maggiore: -7% con oltre 292mila copie perse fra quelle diffuse in media ogni giorno, abbonamenti compresi.
Allo stesso tempo le edizioni digitali sono aumentate del 3% su base mensile e sono state il 25% in più rispetto a un anno prima.
Il che significa 537.775 copie «2.0», pari al 13% del totale di quelle diffuse complessivamente ogni giorno.
A livello generale qualcosa si sta quindi muovendo visto che in un anno le copie digitali sono passate dal 10 al 13% delle diffusioni complessive.
Crescita dunque, ma ancora i margini di miglioramento sono non indifferenti.
Il Sole 24 Ore ha 201.022 copie digitali di media a dicembre 2014.
Solo nell’ultimo mese sono cresciute del 2,9%, ma sono balzate del 34,7% su base annua (con un +69,2% di copie singole) e sono il 329% in più rispetto a gennaio 2013 (primo mese delle rilevazioni in cui sono state inserite le copie digitali).
A seguire sulle copie «2.0» ci sono il Corriere della Sera (81.918 copie, in calo del 2,7% su base mensile e dell’11,8% rispetto a dicembre 2013) e La Repubblica (71.962 copie, in crescita del 7,4% mensile e del 23,6% annuo).
Considerando copie cartacee e digitali, il quotidiano di Rcs rimane il primo per diffusione complessiva (393.792 copie), seppure in calo del 3,3% su base mensile, del 12,5% su base annua e del 13,9% se si va a prendere il primo dato di gennaio 2013, mese di partenza delle rilevazioni digitali).
Al secondo posto – e per il quarto mese consecutivo – si colloca Il Sole 24 Ore che ha ridotto il suo distacco dal Corriere della Sera ponendosi a sole 11.680 copie di distanza.
Per il quotidiano del Gruppo 24 Ore, infatti, dicembre si è chiuso con 382.112 copie (in crescita del 2% sul mese precedente, dell’11% su dicembre 2013 e del 35,7% rispetto al mese di gennaio del 2013), aumentando il suo distacco su la Repubblica, distanziata di 25.852 copie e che ha chiuso dicembre 2014 a quota 356.260 (+0,6% su base mensile; -6,4% sull’anno e -11,7% rispetto a gennaio 2013) comunque confermandosi prima per le copie vendute esclusivamente in edicola (243.321) davanti al Corriere della Sera (236.604).
Proprio sul fronte edicola, per il Sole 24 Ore i ricavi da edicola cartacea a prezzo pieno e invariato sono risultati in crescita del 5,9%, in controtendenza rispetto all’andamento del mercato.
Per quanto riguarda gli altri principali quotidiani, La Stampa (220.627 copie; stabile sul mese precedente e rispetto a dicembre 2013) è al quarto posto per diffusione complessiva seguita da Gazzetta dello Sport (211.350; +4,4% mensile, ma -5,8% annuo), Il Messaggero (136.124; +0,1 mensile e -1,8% annuo), Qn Il Resto del Carlino (120.022; -1,6% mensile e -3,7% annuo), Avvenire (117.969; +0,5% mensile e +5,4% annuo), Il Corriere dello Sport (101.989; stabile rispetto a novembre e -10,9% sull’anno) e Il Giornale (93.966; +0,8% mensile e -11,5% su base annua).

Per scaricare i dati completi, clicca QUI

LA POVERTA’ IN ITALIA ED EUROPA. Scarica il rapporto in lingua italiana pubblicato dalla Caritas

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Caritas Europa e Caritas Italiana hanno presentato il “Terzo Rapporto sull‘impatto della crisi economica in Europa”.
Uno studio approfondito sull‘impatto della crisi e delle misure di austerità sulla popolazione europea, con un focus sulla situazione di Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania e Spagna.
In Italia oltre una persona su quattro (il 28,4% della popolazione) è a rischio povertà.
Lo sottolinea il rapporto di Caritas Europa sull’impatto della crisi.
A fronte di un rischio di povertà o esclusione sociale del 24,5% nella Ue a 28, nei 7 Paesi ‘deboli’ della Ue (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro) il rischio povertà riguarda una persona su tre (il 31% della popolazione).
Caritas: in Italia a rischio povertà oltre 1 su 4
In tema di povertà e di esclusione sociale, Caritas evidenzia un’Europa «a due velocità».
Alla fine del 2013 il 24,5% della popolazione europea (122,6 milioni di persone, un quarto del totale) era a rischio di povertà o esclusione sociale, 1,8 milioni in meno rispetto al 2012. Nei sette Paesi considerati più vulnerabili a seguito della crisi, lo stesso fenomeno coinvolge il 31% della popolazione.
Nonostante alcuni segnali di ripresa, «gli effetti della crisi appaiono ancora molto forti e persistenti», secondo Caritas Europa.
Nell’Unione a 28 sono più di 25 milioni i cittadini privi di lavoro (8,4 milioni in più rispetto al dato pre-crisi del 2008).
«Le persone più colpite – ricorda Caritas – sono quelle con bassi livelli di istruzione e i giovani. Aumenta la disoccupazione di lungo periodo».
Il numero di persone che vive in famiglie quasi totalmente prive di lavoro è aumentato in tutti i sette Paesi europei considerati dal Rapporto di Caritas: erano il 12,3% nel 2012 e sono diventate il 13,5% nel 2013.
Per l’Italia «triste primato» dei Neet, giovani che non studiano e non lavorano.
In 5 anni raddoppiato intervento Caritas in Italia.
La crisi economica ha fatto aumentare l’attività di assistenza.
In Italia l’azione Caritas si esplica attraverso 1.148 iniziative anticrisi.
Dal 2010 ad oggi le iniziative diocesane risultano raddoppiate (+99%). Rispetto ai contributi erogati con il «fondo straordinario anticrisi» attivato nel 2013 da Caritas, il 39,6% delle risorse sono state utilizzate per integrare il reddito delle famiglie; il 32% è invece impiegato per l’acquisto di beni di prima necessità.

Ecco il link per scaricare il rapporto della Caritas

IL NUOVO PROGETTO DI EXPO 2015 PER GLI ITALIANI CHE VIVONO ALL’ESTERO. Ecco le agevolazioni

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Al via la procedura di selezione dei fornitori di beni e servizi nell’ambito del programma “Made of Italians” di Expo Milano 2015.

Made of Italians si rivolge a tutti gli italiani residenti all’estero e a tutti i cittadini stranieri di origine italiana.

Il programma vuole incoraggiare queste persone a cogliere l’occasione di Expo per tornare a visitare il proprio Paese di origine.
A tutti i cittadini che aderiranno al programma, verranno riservate esclusive promozioni e offerte su un’ampia gamma di beni e servizi.

La procedura attivata da Expo Milano spa è finalizzata alla ricezione di manifestazioni di interesse alla fornitura di beni e servizi per il programma Made of Italians a condizioni agevolate ed esclusive per il programma Made of Italians di Expo Milano 2015 e rientrare nelle categorie merceologiche specificate nel documento.

Per beni e servizi si intende qualsiasi merceologia che potrebbe risultare d’interesse per il programma Made of Italians, limitatamente ai settori: servizi di viaggio, musei e mostre, ristorazione e divertimenti, shopping.

La scadenza per la presentazione delle proposte è il 28 febbraio 2015.

Ecco il sito web dedicato

IL PROFILO SOCIO-DEMOGRAFICO DELLA POPOLAZIONE ITALIANA. Guarda gli ultimi dati 2014 pubblicati dall’Istat

Istatcopertina

L’Istat ha pubblicato gli ultimi dati demografici sulla popolazione italiana.

Ecco i principali indicatori.

Nel 2014 in Italia ci sono state 509mila nascite, cinquemila in meno rispetto al 2013, il livello minimo dall’Unità d’Italia.

I morti sono 597 mila unità, circa quattromila in meno dell’anno precedente.

Il numero medio di figli per donna è pari a 1,39, come nel 2013.

Istatfigliper donna

L’età media al parto sale a 31,5 anni.

Calano le nascite da madri sia italiane sia straniere, con le prime che nel 2014 procreano 1,31 figli contro 1,97 delle seconde.

Un significativo calo della mortalità ha determinato un ulteriore aumento della speranza di vita alla nascita, giunta a 80,2 anni per gli uomini e a 84,9 anni per le donne.

Istatuomodonna

Per via del processo di convergenza della sopravvivenza maschile a quella femminile la differenza di genere è scesa a 4,7 anni.

La provincia di Bolzano ha il miglior tasso di natalità in Italia.

 Istatregioni

Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2015 sono 5 milioni 73 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione residente totale.

Rispetto al 1° gennaio 2014 si riscontra un incremento di 151 mila unità.

A livello regionale, la Liguria è la regione che in Italia ha perso il maggior numero di residenti.

 Istatincremento popolazione

Per scaricare il rapporto completo dell’Istat, clicca QUI

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