Il Management.it

Home » 2015 » novembre (Pagina 2)

Monthly Archives: novembre 2015

TANTE STATISTICHE SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE IN ITALIA E NEI PAESI DELL’U.E. Scarica i documenti

monitoriaggio

Pubblicata con cadenza annuale, la relazione illustra l’evoluzione dei sistemi di istruzione e formazione in Europa.

.

Mette insieme gli ultimi dati quantitativi e qualitativi, recenti relazioni tecniche e studi, nonché documenti e sviluppi strategici.

.

Pur soffermandosi soprattutto sui dati empirici, ogni sezione della relazione di monitoraggio reca chiare indicazioni politiche per gli Stati membri.

.

La relazione di monitoraggio sostiene l’attuazione del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e formazione rafforzandone la base di conoscenze e collegandolo più strettamente alla più ampia strategia Europa 2020.

.

.

Per scaricare il report completo per tutti i paesi dell’U.E, clicca QUI

.

Per scaricare la sezione dedicata all’Italia, clicca QUI

.

L’ANALISI DEL SISTEMA EDITORIALE ITALIANO. Ecco i bilanci dei gruppi leader di mercato

copertina mediobanca

Il Centro Studi Mediobanca ha pubblicato il Focus sull’Editoria Italiana.

.

Dal 2010 al 2014 la diffusione cartacea del totale dei quotidiani italiani è diminuita di oltre 400mila copie passando da 3,6 a 3,2 milioni al giorno.

.

.
I ricavi dei gruppi leader sono diminuiti di 2 miliardi passando dai 5,9 del 2010 ai 4 miliardi  di euro del 2014.

.

fatturati
Per scaricare la ricerca Mediobanca, clicca QUI

IL SOCIAL RECRUITING IN ITALIA. Leggi la ricerca pubblicata da Adecco

copertina adecco

È online la nuova ricerca Adecco Work Trends Study che indaga su social recruitingdigital reputation e, per la prima volta, smart working.

.

Condotta a livello internazionale su 26 Paesi nel mondo, in Italia ha raccolto le risposte di 2.742 candidati e 143 recruiter.

.

Nel 2015 infatti, il 64% delle attività di recruiting è  stato attuato dai selezionatori online, dato in crescita rispetto al 2014 (era infatti al 44,8%) e si prevede arrivi al 71% nel 2016.

.

64% dei recruiter utilizza internet

LinkedIn si conferma quale piattaforma maggiormente adoperata, rispetto a Facebook, per la maggior parte della attività svolte da chi è alla ricerca di un’occupazione.

.

uso facebook linkedin

Quanto conta la reputazione digitale quando si tratta di cercare lavoro?

E quanto la reputazione online di un’azienda interessa ai candidati in cerca di occupazione?

digital reputation

.

Pur mostrando una certa attenzione a ciò che un’azienda mostra di sé online  la stragrande maggioranza dei candidati non si cura di inserire nel proprio CV i link di rimando ai propri profili social o al proprio blog.

.

.

Segnale, questo, che non è ancora entrato nell’abitudine collettiva il considerare identità online e offline come un tutt’uno complementare.

.

Il 41% dei selezionatori intervistati dichiara di aver sottoposto ai candidati in sede di colloquio domande sulla loro presenza online.

.

.

Nel 35% ha addirittura escluso alcuni profili dopo aver verificato la loro presenza sui social.

Hai escluso un candidato ?

Al primo posto tra le ragioni che hanno spinto i recruiter a respingere candidature ci sono la pubblicazione di foto improprie (20% dei casi), informazioni non

coerenti con il CV (18,2% dei casi) e l’evidenza di caratteristiche della personalità non adatte alla posizione di lavoro aperta (16%).

.

Dall’analisi emerge che c’è una scarsa informazione sul fenomeno e sulle possibilità dello smartworking.

.

Ma di fronte ad una domanda specifica, più della metà si dichiarano disponibili.

ti piacerebbe poter lavorare da fuori ufficio

Per scaricare la ricerca di Adecco, clicca QUI

.

.

LE BANCHE SONO ATTIVE SUI SOCIAL MEDIA? Leggi la ricerca pubblicata dall’ABI

banche copertina

.

L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in collaborazione
con KPMG Advisory ha presentato il report su Banche e Social Media.

.

quando è stata svolta l'indagine

.

L’85% delle banche intervistate e’ presente sui canali social e un ulteriore 7% e’ pronto ad esserlo nel prossimo anno.

.

85% presente sui social

Insomma, le banche guardano con attenzione al mondo dei social
network, come Facebook, YouTube, Twitter e LinkedIn, grandi aggregatori di contatti e relazioni che permettono la comunicazione e la condivisione di testi, immagini e video.

contenuti

Le banche sono presenti in media su 4 ‘canali’.

.

quali social

Facebook, YouTube, Twitter e LinkedIn sono le piattaforme social piu’ utilizzate.

.

In media, ogni banca ha attivato 7 tra profili e pagine social.
.
L’ 83% delle banche ha definito un piano editoriale per i social
media.

.

Gli strumenti piu’ usati dalle banche per comunicare sui social network sono immagini e foto, post di solo testo e contenuti multimediali virali, come i video, che sono utilizzati dall’83% delle banche.

.

.

Insomma, la gestione dei canali social e’ considerata strategica dalle banche.

.

Il 97% ne mantiene il controllo, con un team totalmente interno oppure attraverso un team misto, composto da risorse della banca affiancate da agenzie/societa’ esterne.

team interno

.

Per scaricare il report, clicca QUI

LA LIBERA PROFESSIONE IN ITALIA. Scarica il report pubblicato dal Censis.

censis

AdEPP e Censis hanno presentato la ricerca sulle libere professioni in Italia.

Lo spaccato che emerge dimostra che a seguito del perdurare della crisi, si sono fatte più marcate le criticità soprattutto tra alcune aree professionali e gruppi generazionali.

Le professioni costituiscono il 12.5% di PIL del nostro Paese e, nonostante ciò, ancora vengono identificate come sole prestatrici di un’opera intellettuale e non economica, al contrario di quanto avviene già in Europa.

Ma cosa emerge dalla ricerca e chi sono i professionisti?

Innanzitutto una grande risorsa per il Paese.

Pur subendo i colpi della crisi, dell’eccessiva tassazione, dei ritardati pagamenti, di inutili adempimenti, i liberi professionisti italiani mostrano passione per il proprio mestiere e fiducia verso il futuro.

perchè diventano

Dalla ricerca emerge un mondo delle professioni diviso in due, che corre a due velocità.

Da una parte ci sono gli over 55, che lavorano principalmente nell’ambito cittadino o regionale, usano poco le tecnologie della comunicazione e pur accusando un calo del fatturato riescono solo con molte difficoltà a trovare strategie che amplino il bacino di potenziali clienti.

Dall’altra parte dello spettro ci sono i professionisti under 40, che sono più proiettati in una dimensione europea, sfruttano internet per promuovere l’attività professionale, puntano a formarsi e specializzarsi per essere competitivi e comunque hanno un giro d’affari ridotto rispetto ai colleghi più anziani.

Per scaricare il report di Censis Adepp, clicca QUI

UN MERCATO IN CRESCITA ESPONENZIALE. Leggi il rapporto pubblicato da Farmindustria

bio

Farmindustria ha pubblicato la quarta edizione del “Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia”.

.

..
Il progresso della ricerca scientifica continua a migliorare anno dopo anno.

.

.

Le terapie vengono perfezionate e se ne individuano di nuove per patologie che in precedenza erano considerate senza cura.

.

Il documento sviluppa in dettaglio l’analisi del farmaco biotech, affrontando importanti temi di interesse per gli stakeholder del settore: Istituzioni, pazienti e imprese.

.

I numeri del mercato:

– Sono 199 le aziende del farmaco biotech

.

– Il fatturato è cresciuto nel 2014 del 4,3% (€ 7.302 milioni nel 2013 rispetto ai € 7.004 milioni nel 2012)

.

– La crescita del 3,3% degli investimenti in R&S (€ 563 milioni nel 2013 rispetto a € 545 milioni nel 2012)

.

Numero degli addetti in R&S, aumentati dello 0,4% (3.898 nel 2013 rispetto a 3.881 nel 2012), in un contesto nazionale in controtendenza.

.

..
Per leggere il rapporto pubblicato da Farmindustria, clicca QUI

NEL 2014 I CONTRIBUENTI STRANIERI IN ITALIA HANNO VERSATO 6,8 MILIARDI DI IRPEF. Leggi il rapporto

copertina moressa

La Fondazione Leone Moressa ha presentato il Rapporto annuale sull’Economia dell’Immigrazione in Italia.

.

L’edizione 2015, “Stranieri in Italia, attori dello sviluppo“, si focalizza sul ruolo economico dell’immigrazione nello sviluppo sia in Italia (sotto forma di tasse, contributi e valore aggiunto) che nei paesi d’origine (attraverso la cooperazione internazionale, l’attrazione di investimenti e le rimesse inviate in patria).

.

Nel 2015 la popolazione straniera ha superato quota 5 milioni e rappresenta l’8,2% della popolazione complessiva.

Stranieri residenti in Italia

.

Non solo: tra la popolazione italiana 1 su 10 ha più di 75 anni, mentre tra gli stranieri appena 1 su 100.

.

Una diversa composizione demografica che ha un impatto significativo sul mercato del lavoro e sul sistema del welfare e che è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni.

.

.

Nel 2014 i contribuenti stranieri hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi

e versato 6,8 miliardi di euro di Irpef netta.

.

Irpef netta e redditi dichiarati.
Mettendo a confronto i costi e benefici della presenza straniera (esclusivamente i flussi finanziari diretti), la differenza tra entrate e uscite mostra segno positivo: +3,9 miliardi di saldo attivo per le casse dello Stato.

.

saldo entrate uscite

.

Inoltre, considerando la ricchezza prodotta dai 2,3 milioni di occupati stranieri, nel 2014 il “Pil dell’immigrazione” ha raggiunto i 125 miliardi di euro, ovvero l’8,6% della ricchezza nazionale.

.

ricchezza prodotta dagli occupati stranieri

.

Nel 2013 i contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,3 miliardi.

.

Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può affermare che i lavoratori stranieri pagano la pensione a 620 mila anziani italiani.

.

Il report ci ricorda anche che l’Italia non è fra i contribuenti più attivi sui programmi di sviluppo all’estero.

aiuti pubblici allo sviluppo dei paesi ocse

.

imprese condotte da stranieri in ItaliaLe imprese gestire da imprenditori stranieri ammontano a 524.674 e sono pari all’8,7% del totale.

 .

Infine, l’importo delle rimesse ai paesi di origine pari a 5.333 milioni di euro.

.

rimesse degli immigrati dall'iatlia

 .

Per scaricare il report, clicca QUI

IL MERCATO DELLE PROFUMERIE IN ITALIA. Scarica la ricerca pubblicata da Pambianco Beauty

profumerie ok ok

Pambianco Strategie di Impresa ha pubblicato una interessante ricerca sul mercato delle profumerie in Italia.

.

Oggi le profumerie made in Italy devono ‘svecchiarsi’ e per ritrovare la leadership devono puntare a nuove strategie più competitive e digitalizzate.

.

La ricerca, dove sono stati esclusi i department store e i consorzi, evidenzia che le catene considerate (15 in totale), hanno registrato complessivamente nel 2014 un fatturato di 859,7 milioni di euro, in calo dello 0,5% rispetto all’anno precedente.

le catene nazionaliN.B LLG Leading Luxury Group comprende le profumerie Limoni, La Gardenia e beauty Shop 

.

.

Se si scorporano le realtà regionali e nazionali, le prime hanno ottenuto risultati più positivi.

.

Le catene regionali (12) hanno infatti archiviato il 2014 con ricavi pari a 293,7 milioni in crescita del 4,5%, mentre quelle nazionali (3) hanno fatto meno bene, avendo registrato un calo di fatturato del 2,9% a 566 milioni di fatturato.

.

le catene regionali

.

In positivo anche il risultato dei negozi indipendenti (62) che hanno totalizzato un giro d’affari di 264,5 milioni, in aumento dell’1,7%, con incrementi individuali più sostenuti rispetto alle catene, e in diversi casi a doppia cifra.

.

le profumerie indipendenti

.

Dal punto di vista dimensionale, emerge che nessuna di queste realtà indipendenti supera i 20 milioni di euro di ricavi.

.

La ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Pambianco Beauty.

.
.
Si trova a pagina 30 del file che puoi scaricare QUI

PER LA SICUREZZA, GLI ITALIANI NON BADANO A SPESE. Scarica il rapporto Ipsos e scopri di cosa abbiamo paura

Copettina sicurezza

Sentirsi sicuri a casa, in ufficio, nei negozi, passeggiando da soli per strada o frequentando luoghi affollati senza il timore di furti, scippi o rapine, si rivela oggi un problema molto sentito.

SCIPPI OK

.
E’ diventato prioritario rispetto alle preoccupazioni sul proprio stato di salute e secondo solo rispetto alle ansie dovute alla crisi economica.

di cosa hanno paura gli italiani

.

Sono alcuni dei punti che emergono dalla ricerca di Ipsos Italia, commissionata da SICUREZZA, la manifestazione dedicata agli operatori del settore security e antincendio, che si terrà dal 3 al 5 novembre prossimi a Fiera Milano e in cui saranno protagonisti i sistemi tecnologici utili a prevenire e individuare ogni genere di rischio.

. 

Un tema importante la tutela dei propri beni e di se stessi e un bisogno in crescita, se si pensa che in 11 anni è considerevolmente aumentata la propensione a proteggersi, almeno in casa propria.

.

Sentirsi sicuri a casa si rivela oggi, infatti, una esigenza sempre più sentita: secondo una ricerca di Ipsos Italia, commissionata da Fiera Milano, in 11 anni è considerevolmente aumentata la propensione a proteggere la propria abitazione.

.
.
Nel 2004 solo il 56% delle persone possedeva sistemi di sicurezza.

.

Oggi la percentuale è salita al 75%: 3 italiani su 4 ne posseggono almeno uno.

tre italiani su 4 possiedono almeno un sistema di sicurezza

.

Così, per avere più garanzie di protezione, oggi siamo perfino disposti a rinunciare anche a un po’ della nostra privacy e a investire quasi l’equivalente di un intero stipendio mensile – 1200 Euro – per dotare di sistemi di sicurezza la nostra casa, perché proprio in casa, “rifugio” per eccellenza, solo il 49% degli italiani si sente completamente al sicuro.

1200

.

Il mercato della security gode quindi di buona salute.

.

Nonostante il panorama economico di forte recessione, il settore continua a registrare una crescita e ha chiuso il 2014 con un aumento del fatturato aggregato del 4,98% rispetto all’anno precedente.

.

.

L’industria italiana fornitrice di tecnologie per la sicurezza e automazione edifici ha un giro d’affari di 2 miliardi di euro, confermandosi stabile malgrado il fenomeno generale del downpricing.

.

La ricerca indaga anche sui luoghi dove gli italiani si sentono più o meno sicuri.

i luoghi dove gli italiani si sentonop più o meno sicuri

Per scaricare il report di Ipsos, clicca QUI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: