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IL MERCATO DEL VINO IN ITALIA. Scarica il report pubblicato da ISMEA
Rino Scoppio
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Ismea ha pubblicato il report annuale sul mercato del vino in Italia e sulle esportazioni nel mondo.
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Il settore vitivinicolo, vive una congiuntura complessa legata da una parte ai cambiamenti climatici e dall’altra a una domanda finale, nazionale e internazionale, in rapido cambiamento.
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L’Italia, oltre a essere il primo paese produttore al mondo, con 47 milioni di ettolitri in media, è anche il principale esportatore mondiale in volume con oltre 22 milioni di ettolitri in media.
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Nella graduatoria dei consumi, invece, l’Italia è solo terza e con prospettive di peggioramento nel ranking mondiale.
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Si assiste a una domanda matura dovuta alla stagnazione demografica, cui si aggiunge un incerto ricambio generazionale nei consumatori.
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In un trentennio la dimensione del mercato domestico si è sostanzialmente dimezzata, facendo orientare in modo crescente numerose aziende, di tutte le dimensioni, verso il mercato estero.
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Le esportazioni mondiali in volume sono scese sotto la soglia dei 100 milioni.
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Relativamente ai consumi di vino, quelli globali nel 2023 sono scesi al livello di 221 milioni di ettolitri, con una contrazione del 2% rispetto al 2022, confermando il trend decrescente iniziato nel 2017, interrotto in modo effimero solo nel 2021.
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C’è probabilmente un problema strutturale nel calo dei consumi che parte anche dall’incompleto ricambio generazionale tra i consumatori.
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E’ urgente che il settore faccia i conti con il fatto che nei prossimi vent’anni ci saranno nel mondo 400 milioni di giovani consumatori, culturalmente più lontani dal consumo di vino delle generazioni precedenti.
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Il vino dovrà individuare nuove chiavi di lettura dei comportamenti e delle abitudini per instaurare un rapporto nuovo e probabilmente differente da quello attuale.
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I consumi in Italia sono in calo.
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Ciò è dovuto a un mix di fattori.
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Sono mutati gli stili di vita e di consumo del vino portando a radicali cambiamenti nel paniere della domanda, sempre più orientata al segmento dei vini IG con un ridimensionamento dei vini comuni.
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Anche la ripartizione per colore ha virato decisamente in favore dei vini bianchi grazie soprattutto agli spumanti, ma non solo.
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Ormai gli stili di vita hanno introdotto stabilmente l’aperitivo tra le occasioni di consumo più frequenti e in questo caso si prediligono le bollicine o vini più freschi, quali i bianchi.
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Questa abitudine non è solo attribuibile alla fascia di consumatori giovani, GenerazioneZ o Millennials, ma è passata in cima alle abitudini anche tra i 45-54enni dove l’occasione di consumo tra aperitivo e pasto è uguale e diventa sempre più importante anche per gli over 55.
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Gli esperti ritengono che si debba superare l’attuale modello di comunicazione che enfatizza gli elementi di complessità del vino (sommelier, degustazioni, etc.) , rendendo l’acquisto talvolta ansiogeno.
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Bisogna puntare su un modello più aperto, che inviti prima di tutto a un consumo facile e piacevole del vino.
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Non dimentichiamo infine la recente approvazione della legge che consente la produzione e la commercializzazione di VINO DEALCOLATO IN ITALIA
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PER SCARICARE IL REPORT DI ISMEA, CLICCA QUI
UN MERCATO STRAORDINARIO PER L’ITALIA. Ecco i numeri dei prodotti certificati DOP-IGP-STG


Rino Scoppio
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L’analisi del XVIII Rapporto Ismea-Qualivita attesta la solidità e la forza di un sistema capace di promuovere lo sviluppo nell’intero territorio italiano.
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In questa fase di difficoltà legata all’emergenza Covid-19, può puntare sugli aspetti che si confermano pilastri strategici per le Indicazioni Geografiche e per il settore agroalimentare italiano.
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I dati economici della #DopEconomy, relativi al 2019, delineano infatti un settore di primaria importanza e in crescita:
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16,9 miliardi di euro di valore alla produzione (+4,2% in un anno)
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un contributo del 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano
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un export da 9,5 miliardi di euro (+5,1% in un anno) che corrisponde al 21% delle esportazioni nazionali di settore, grazie al lavoro di oltre 180.000 operatori e l’impegno dei 285 Consorzi di tutela riconosciuti.
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