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IL MERCATO DEL LIBRO IN ITALIA. Scarica l’indagine Nielsen.
Tutto il mercato del libro è in crisi in Italia.
C’è un solo segmento che cresce: gli E-BOOK.
Per scaricare l’indagine Nielsen, clicca QUI.
PUBBLICITA’, MASS MEDIA, INTERNET E TELECOMUNICAZIONI. Lo scenario di mercato in Italia. Scarica il Rapporto Annuale AGCom (432 pagine)
L’Autority per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha presentato la sua relazione annuale 2014.
Ecco i principali indicatori.
Ancora giù il fatturato del settore comunicazione in Italia nel 2013.
I ricavi del macrosettore che comprende tlc, radio, tv, poste, editoria e internet sono scesi a 56,1 miliardi, in calo del 9% sul 2012.
Oltre alla crisi, pesa il calo dei prezzi, in picchiata del 44% negli ultimi 15 anni.
In particolare l’editoria quotidiana e periodica ha perso nel 2013 quasi 700 mln di ricavi.
Il fatturato dei quotidiani è sceso del 7%, quello dei periodici il 17,2%.
I ricavi dei quotidiani passano da 2,5 miliardi del 2012 a 2,3 miliardi del 2013.
I periodici da 2,8 mld a 2,3 miliardi.
Anno nero, il 2013, anche per la pubblicità.
Il calo dei ricavi complessivi rispetto all’anno precedente è stato del 10,9%, da 8,3 miliardi a 7,4 miliardi.
Crollano periodici (-24,1%) e quotidiani (-13,2%), ma vanno male anche tv (-10,1%) e cinema (-7%).
La radio perde il 6,4%.
Scende per il primo anno anche Internet (-2,5%).
Per quanto riguarda l’incidenza sul mercato complessivo – secondo il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell’Agcom al Parlamento – la tv è largamente in vetta con il 43,7% (i ricavi sono 3 miliardi 257 milioni).
Aumenta il peso di Internet, ora al 19,7% (1 miliardo 465 milioni), i quotidiani sono al 13,2% (983 milioni).
Ecco il link per scaricare il report dell’AGCOM:
I SEGRETI PER FARSI NOTARE ONLINE: Don’t just stand up, stand out!
Uno dei maggiori problemi per chi sceglie di fare business online è quello di emergere dalla vastità di info, materiali e servizi offerti dalla concorrenza. Nel Web c’è tutto di tutto!
Come dovrebbe allora muoversi un fuori classe del Marketing per valorizzare le proprie idee emergendo dalla massa?
I contenuti da noi pubblicati dovrebbero:
1) Risolvere un problema al potenziale cliente
2) Essere coerenti con il nostro Business
3) Fornire informazioni difficili da reperire online
TRUCCHI E SEGRETI
1) Osate, prendete posizione su un argomento e spiegatene le ragioni (mantenete la coerenza con la vostra vision aziendale).
2) Attenti alla grafica, molto spesso Google penalizza le sottolineature, grassetti, stampatello etc. Voi pensate solo alla leggibilità dei vostri contenuti, ai vostri lettori, il resto lo faranno loro. (Le tecniche SEO cambiano sempre, la stima per il vostro lavoro rimane invariata).
3) Online si sbaglia facilmente, si cambia rotta e si risbaglia. Ci vuole molto tempo per capire come muoversi, voi, seguite chi nel vostro settore ha già successo online, pedinatelo e imparate dai suoi errori!
4) Non siate autocelebrativi, online non interessano i vostri prodotti, ma soluzioni ai problemi!!!
Export : serve una strategia per affrontare i mercati esteri
Fare a meno dell’internazionalizzazione oggi? Impossibile.
La congiunta economica sfavorevole – ed il calo repentino dei consumi interni – impongono alle PMI italiane di rivolgersi all’estero dato anche il fortissimo richiamo del “Made in Italy” all’estero.
Dopo l’ovvia premessa resta da chiedersi: come mai le parole “internazionalizzazione” , “export marketing”, “marketing internazionale” e così via, sono di moda da anni ma solo poche aziende intraprendono la strada dei mercati esteri?
Le scelte dell’impresa e la sua performance nei mercati esteri sono influenzate da una decisione di estrema importanza: l’adozione di una strategia di marketing internazionale “ad hoc” che consenta alle aziende di scegliere i mercati giusti.
Uno degli errori più frequenti che l’azienda compie è quello di intraprendere processi di esportazione verso “paesi limitrofi” in virtù di minori costi di trasporto, minori rischi di cambio, cultura e lingua simili. O ancora, esportare in paesi “famosi”, solo perché più conosciuti e presi di mira dalla stragrande maggioranza delle aziende.
Scontato sottolineare che né l’uno, né l’altro, sono comportamenti strategicamente validi.
Il primo step da compiere per intraprendere un valido percorso di internazionalizzazione è, infatti, strutturare un piano di marketing internazionale “ad hoc” ovvero modellato sull’esigenze dell’azienda e dei suoi prodotti a cui segua una correlata strategia comunicativa.
Lo step successivo è quello di studiare nel dettaglio il paese ed il relativo mercato target a cui potenzialmente rivolgersi che, per molteplici fattori (differenze culturali, religiose, linguistiche, normative, burocratiche e così via) può essere più o meno ricettivo nei confronti del prodotto da promuovere. In base ai risultati ottenuti dalle ricerche, l’azienda potrà sapere se esistono concrete opportunità di mercato in altri paesi, le capacità umane produttive e finanziarie richieste nonché i competitor già presenti e decidere quindi se entrare nel maggior numero di mercati possibili o se concentrare la sua azione su pochi mercati.
In seguito si passa all’esame delle possibili “entry strategies“, le strategie che l’impresa può adottare per entrare nel mercato prescelto; tali strategie sono evidentemente molteplici, poiché risultanti dalla combinazione di vari elementi riguardanti la scelta del prodotto, le politiche dei prezzi, le scelte dei canali di importazione e distribuzione, la localizzazione geografica della produzione, le forme di promozione delle vendite e vanno sempre disegnate sulle caratteristiche e sulle esigenze dell’azienda e dei prodotti.
Le strategie di approccio ai mercati esteri possono essere ricondotte principalmente a quattro macro-categorie: esportazione indiretta, vendita diretta all’estero, integrazione con il mercato estero, impresa multinazionale o impresa globale. Qualunque sia il meccanismo scelto, fondamentale è la strategia di comunicazione internazionale posta in essere tenendo conto delle specifiche differenze dei mercati target: lo sviluppo di efficaci strumenti di comunicazione d’impresa rappresenta, infatti, un passaggio importante per aumentare la competitività dell’azienda.
Gli strumenti che prioritariamente (ma non certamente gli unici) devono essere definiti prima di proporsi sui mercati esteri sono:
– il listino prezzi per l’estero: il “prezzo export” dei prodotti va determinato a seconda che l’acquirente sia il cliente finale, l’importatore o il distributore e dovrà essere calcolato sulla base del costo di produzione e del margine di profitto, non prescindendo dalle spese di imballaggio, di confezionamento e di produzione di etichette adatte al mercato di riferimento, dai costi di trasporto, di sdoganamento, di assicurazione e dagli eventuali dazi per l’ingresso nel paese estero.
– il catalogo informatico e cartaceo: un catalogo ben fatto dovrà rispondere alle tre domande chi siamo (descrizione dell’azienda), cosa vendiamo e quali sono i vantaggi (prodotti e servizi) e cosa abbiamo fatto (referenze). Dovrà essere redatto con terminologia tecnica adeguata e in lingua inglese, ancor meglio se redatto anche in spagnolo, tedesco, arabo e così via: un catalogo trilingue potrà essere usato nella maggior parte dei paesi.
– l’etichettatura: le norme al riguardo variano infatti da Stato a Stato. Benché l’inglese sia ampiamente utilizzato, in alcuni paesi è obbligatoria l’etichettatura in lingua locale, così come riportare eventuali informazioni aggiuntive richieste dalla legislazione vigente nel paese.
Infinite combinazioni di azioni specifiche possono poi essere ideate per conseguire l’obiettivo preposto:
– ricerca di partner esteri: questa azione, propedeutica alle altre, consente di individuare un gruppo ristretto di operatori locali che risponda ai requisiti predefiniti dall’impresa italiana quali ad esempio: la licenza per l’importazione, la localizzazione in una determinata area, la disponibilità di un magazzino, la disponibilità a un mandato in esclusiva;
– eventi/missioni promozionali all’estero: attraverso queste iniziative, l’azienda ha la possibilità di presentarsi ad un pubblico specializzato favorendo il ricordo del brand grazie all’esperienza di un vero e proprio evento emozionale;
– degustazioni/tasting guidate del prodotto: la degustazione del prodotto e la comunicazione interpersonale con il produttore consente di evidenziare le caratteristiche principali dello stesso, giocando su fattori esperienziali e sensoriali;
– partecipazione a fiere/incontri BtoB: la presenza dell’azienda in fiera può, se ben programmata e gestita, creare un contatto immediato con operatori esteri interessati al prodotto: attenzione va posta in tal caso alla fase seguente, quella del “follow up”, ovvero il consolidamento e la trasformazione del contatto ottenuto in un accordo commerciale;
– incoming in azienda: l’azione di incoming rappresenta il mezzo privilegiato per “far entrare” direttamente in azienda gli operatori esteri, favorendo la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni legate a quel prodotto e a quell’azienda.
E’ essenziale creare iniziative mirate e soprattutto inserirle in una specifica strategia di penetrazione dei mercati esteri e rinnovarle periodicamente: approcci commerciali sporadici, investimenti elevati in missioni o attività fieristiche che si traducono in ritorni poveri, basso controllo della rete distributiva, errate strategie comunicative, scarsa conoscenza di regole e legislazioni diverse possono causare notevoli perdite per le aziende sia in termini di risorse finanziarie che di competitività e percezione del brand all’estero.
In un epoca economico-sociale caratterizzata da instabilità ed indecisione, l’unica vera certezza oggi è che chi non è “marketing oriented” non può più essere competitivo e rimanere sul mercato.
IL FUTURO DELLA COMUNICAZIONE INTEGRATA IN ITALIA. Scarica i 2 report
Si è svolta a Milano l’edizione 2014 del convegno Comunicare Domani organizzato da Assocomunicazione.
Ecco i principali indicatori:
“…Il 2014 si può definire l’anno zero del nuovo mercato degli investimenti pubblicitari in Italia.
Dopo 5 anni in caduta libera, e dopo un 2013 che ha chiuso a -12,7%, la stima di Assocom è che il 2014 chiuderà a -1%”.
Così Marco Girelli, CEO di Omnicom Media Group Italia, ha presentato ieri, nel corso del convegno Comunicare Domani che Assocom, l’associazione delle imprese di comunicazione, ha organizzato a Milano, le previsioni sugli investimenti pubblicitari per l’anno in corso.
Nel 2013 gli investimenti in pubblicità avevano totalizzato 7,080 miliardi di euro, perdendo il 12,7% sull’anno precedente dopo un quinquennio che, dai 10 miliardi del 2008, è stato caratterizzato da una discesa pressoché costante.
Ora, dicono le stime Assocom, il 2014 chiuderà con 7,008 miliardi di euro, cioè un -1% rispetto all’anno scorso, ma pur tuttavia un segnale che la caduta libera è terminata.
A dominare sono il web e la tv, che insieme concentrano il 75% degli investimenti complessivi e che continuano a crescere polarizzando il mercato; dall’altra parte dello spettro, infatti, tutti gli altri mezzi di comunicazione (stampa, radio, cinema, out of home) perdono quote e chiuderanno con il segno meno.
La stampa è quella che perderà di più (-13,1%), il cinema andrà a
-12%, l’out of home a -7,2% e la radio a -1,6%.
La tv deterrà, entro fine 2014, uno share del 52,5% degli investimenti, per un valore di 3,682 miliardi di euro, con una crescita dell’1% sull’anno precedente.
Il web invece crescerà del 5,7% e raggiungerà uno sgare del 22%, pari a 1,546 miliardi di euro.
La torta definita come web, sottolinea Girelli, è però molto composita e si articola in almeno 8 tipologie di investimenti: la fetta più rilevante è quella del search advertising, che assorbe il 36% degli investimenti digital, seguita dal display advertising, che ne catalizza il 25%.
Cresce il video advertising, che a fine anno avrà il 13% di share, così come social e mobile, che si attesteranno, rispettivamente sul 4,5% e 4%.
In rapida ascesa anche il programmatic advertising che, pur con solo il 2,5% di share, avrà però incrementato il proprio peso dell’85%.
Directory e performance advertising chiuderanno con, rispettivamente, 11% e 4%.
Le stime, ha concluso Girelli, lasciano emergere alcune indicazioni di mercato:
– Il video si sta affermando come mezzo di comunicazione forte, in ambito digital ma non solo: basti pensare alla tv o all’out of home che vi fa sempre più ricorso.
– Il mobile sarà sempre più rilevante: non si parla solo di smarphone, ma anche di dispositivi indossabili (dai Google Glass agli smart watch a tutto quello che verrà dopo).
– Il programmatic buying emerge come nuova e più efficace modalità di comunicazione, laddove è il consumatore che sceglie la comunicazione pubblicitaria cui essere esposto e i canali con cui entrare in contatto con i brand, segnando il passaggio dai mass media alla tailored communication. (Event Report)
Ecco il link per scaricare i report:
http://www.assocom.org/ita/codo-attiviamoci-atti.aspx





