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IL MESTIERE DELL’ARCHITETTO IN ITALIA. Scarica il Rapporto 2014 pubblicato dal Consiglio Nazionale
Il Consiglio nazionale degli architetti ha pubblicato il Rapporto Annuale 2014.
Ecco i principali indicatori.
- Il Reddito medio degli architetti nel 2013 è stato pari a pari a circa 17 mila euro.
Al netto dell’inflazione la perdita – tra il 2008 e il 2013 – è di circa il 40% del reddito professionale annuo lordo.
- il 68% della categoria vanta crediti nei confronti della committenza privata, mentre il 32%, un terzo degli architetti sul totale dei 152mila professionisti italiani, attende pagamenti da parte del settore pubblico.
– In media, i giorni necessari per ottenere un pagamento da parte della pubblica amministrazione sono arrivati, nel 2013, per gli architetti a oltre 217 (erano 129 nel 2010 e 90 nel 2006).
- Per quelli da parte delle imprese si è passati dai 114 giorni del 2011 a 172 nel 2013; da 70 a 98 giorni per quanto riguarda le famiglie.
Un problema, quello delle insolvenze dei pagamenti, particolarmente grave soprattutto al Sud del Paese, mentre è fortemente critico, al Nord, il rapporto con le banche: il 57% degli architetti ha, infatti, debiti con istituti di credito, società finanziarie o fornitori.
Sono circa 70 mila gli studi di architettura in Italia, che impiegano appena un dipendente non architetto e 1,5 collaboratori esterni con partita Iva.
Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, riportati dal Consiglio nazionale, il fatturato annuo medio degli studi, nel 2012, si aggirava intorno a 38 mila euro, contro i 55 mila degli studi di ingegneria.
Come conseguenza di tutto ciò, si avverte, la professione perde inesorabilmente attrattiva da parte de giovani: il numero complessivo di immatricolati a un corso di laurea di architettura, è crollato del 51% negli ultimi 5 anni (nel 2012, rispetto al 2007, quasi 7 mila immatricolati in meno), una flessione nettamente più marcata di quanto registrato per il complesso dei corsi di laurea (17%).
Per scaricare il report, clicca QUI.
ATTENZIONE A QUELLO CHE SCRIVI SUI SOCIAL. Scarica l’indagine pubblicata da Adecco
Come sta evolvendo il modo di cercare lavoro e il modo di cercare candidati con l’utilizzo dei social netwok?
Quanto conta la Digital Reputation in vista della ricerca di lavoro e quanto i selezionatori oggi vi prestano attenzione?
L’indagine, realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha coinvolto 1500 recruiter e 17.000 candidati nel mondo (7597 candidati e 269 recruiter in Italia).
Il 44,8% delle aziende utilizzano i social network per le loro attività di recruiting.

I reclutatori italiani utilizzano principalmente Linkedin e Facebook.

Per scaricare l’indagine di Adecco, clicca QUI
IL NUOVO BANDO PER IL SERVIZIO CIVILE. 433 euro al mese per un anno intero
Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, nell’ambito del programma Garanzia Giovani, ha pubblicato 11 bandi per la selezione di 5.504 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale in 11 regioni italiane.
I progetti avranno una durata complessiva di 12 mesi e prevedono almeno 30 ore settimanali di impegno articolati su 5 o 6 giornate.
Ai volontari verrà corrisposta un’indennità mensile di 433,80 Euro, che verrà erogata dal Dipartimento per la Gioventù e il Servizio Civile Nazionale.
Possono candidarsi tutti i giovani di età compresa tra 18 e 29 anni (non compiuti) al momento di presentazione della domanda, in possesso dei requisiti per la partecipazione a Garanzia Giovani, tra cui:
- essere residenti in Italia;
- essere disoccupati o inoccupati;
- non essere inseriti in percorsi di istruzione o formazione.
Gli aspiranti volontari, dovranno far pervenire la domanda all’Ente presso cui intendono svolgere il servizio, entro le ore 14:00 del 15 dicembre 2014 secondo le modalità indicate nel bando.
È possibile inoltrare istanza per un solo progetto, pena l’esclusione dalla selezione.
L’elenco dei progetti, con l’indicazione del nome dell’ente, del titolo del progetto, della località e del sito internet dell’organizzazione è consultabile in allegato ad ogni bando regionale, oppure è consultabile on line sul sito del Servizio Civile Nazionale:
COSA LEGA IL CONSUMATORE AL BRAND ? Leggi l’indagine pubblicata da Edelman
La società di consulenza Edelman ha pubblicato la ricerca Brandshare.
Lo studio è stato condotto presso 15mila persone in 12 paesi per indagare come e quanto la comunicazione contribuisce a creare il legame fra consumatore e brand.
Ecco alcuni indicatori.
La buona comunicazione verso i consumatori fa bene ai brand.
Il consumatore che ritiene positivo il proprio rapporto con la marca:
– la raccomanda ad altri il 12% in più degli altri,
– le comunica le proprie informazioni personali l’11% in più delle volte,
– ne condivide i contenuti su web e social nella misura di un +12%
– ne acquista l’8% in più dei prodotti.
Accade però che le aziende, per la maggior parte, non sappiano sviluppare una relazione “significativa” con clienti acquisiti e potenziali tale da generare benefici reciproci.
Il 70% dei consumatori pensa infatti che tutto ciò che i brand fanno, o condividono con i propri utenti, sia finalizzato unicamente a incrementarne il profitto.
L’87% vorrebbe invece una relazione più stretta con le proprie marche di riferimento, che dovrebbero suggerire modelli valoriali e di comportamento virtuosi.
Per fare breccia i brand devono soddisfarne oggi 3 tipi di esigenze:
quelle razionali, quelle emozionali e quelle sociali.
L’ambito razionale
- A questo ambito si riferiscono le richieste dimaggiore interazione dei brand con il proprio pubblico.
Il 78% degli intervistati ritiene che le aziende debbano rispondere con prontezza a problemi e reclami dei clienti, interagando su ogni piattaforma in tempo reale o quasi reale, ma solo il 17% del campione pensa che i brand già lo facciano.
- Un altro aspetto ritenuto rilevante dal 59% delle persone è quello delle opportunità che le marche danno ai consumatori diporre domande e condividere le proprie opinioni sul brand o sui prodotto.
Anche qui il divario fra ciò che il consumatore vuole e ciò che percepisce essergli dato dall’azienda è notevole: solo il 18% degli intervistati pensa infatti che le aziende offrano canali sufficienti per interloquire con il proprio target.
L’ambito emozionale
3. Il 68% dei consumatori vuole maggiore trasparenza nella comunicazione: come si svolge la produzione, da dove arrivano i materiali, quali sono i processi produttivi.
Lo storytelling delle aziende in relazione a questi temi dovrebbe essere più coerente rispetto ai propri valori.
Solo il 15% del campione intervistato ritiene che i brand siano sufficientemente trasparenti.
- Un secondo aspetto è quello dellapartecipazione nel processo di sviluppo dei prodotti, desiderio espresso dal 52% dei consumatori.
La richiesta è quella di poter interagire ed esprimersi su decisioni relative a diversi aspetti dei brand, che solo secondo il 16% degli intervistati le aziende soddisfano.
L’ambito sociale
- È quello forse più nuovo, che si estende oltre le tradizionali definizioni di responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità.
Il 52% delle persone reputa importante che i brand utilizzino le proprie risorse per stimolare comportamenti sociali virtuosi e cambiamenti positivi della collettività.
I consumatori tendono a pensare che ogni attività svolta dalle aziende sia finalizzata esclusivamente a incrementarne il profitto, tanto che solo il 15% delle persone ritiene che le aziende agiscano anche per promuovere cambiamenti sociali.
Sono la comunicazione e lo storytelling di brand, conclude lo studio di Edelman, gli strumenti strategici attraverso cui le aziende possono innescare il meccanismo virtuoso di scambio valoriale con il proprio pubblico, soddisfandone le esigenze per trarne benefici tangibili (scelte d’acquisto) e intangibili (rafforzamento della marca).
Per scaricare il rapporto di Edelman, clicca QUI
FRONTEGGIARE LA CRISI: quali competenze manageriali per le imprese private?
Vito Carnimeo (Direttore generale Spegea, vice presidente AIDP)
Vorrei proporre alla vostra attenzione alcuni stimoli che si muovono su due piani diversi e distinti: il primo è un variegato tratteggio dello scenario entro cui si muovono i dirigenti delle imprese private oggi, il secondo è invece l’approccio individuale, soggettivo che il singolo dirigente può provare a seguire.
1° parte.
Innanzitutto: sottolineamo quali sono le specificità della dirigenza nel settore privato in Italia. La bassa presenza di grandi gruppi industriali e l’altissima presenza di piccole e piccolissime imprese deprime e limita il ruolo dei dirigenti: poco presenti nelle PMI e poco influenti in quanto il vero decisore è l’imprenditore.
Nelle PMI italiane (95% delle imprese totali):
- Prevale una cultura più imprenditoriale che manageriale. Il TITOLARE/NON il MANAGER;
- Prevalgono criteri di valutazione/decisione/pianificazione/gestione più di tipo soggettivo e personale che scientifico, misurabile, rivenienti da modelli organizzativi consolidati;
- Prevalgono principi di fedeltà e appartenenza e non prevalgono la meritocrazia, il risultato, la responsabilità diretta;
- Prevale una cultura più familistica che aziendale (doppio codice di comportamento\valutazione con conseguente divisione dei dipendenti in serie A, parenti e affini, e quelli di serie B, tutti gli altri);
- Prevale un approccio all’innovazione e al cambiamento più di tipo tecnico e intuitivo che di tipo sistemico, pianificato e sostenuto collegialmente….
Ecco l’articolo completo di Vito Carnimeo:
Fronteggiare la crisi. Quali competenze manageriali per le imprese in crisi.
LA PUBBLICITÀ NON RIPARTE. Leggi tutti i dati
Ecco i dati completi pubblicati dalla Nielsen:
EBBENE SI, LA SANITA’ ITALIANA E’ ALL’AVANGUARDIA NEL MONDO. Scarica l’indagine completa pubblicata da Bloomberg
La classifica di efficienza dei sistemi sanitari elaborata da Bloomberg mette in fila 51 paesi tra quelli con popolazione superiore ai 5 milioni, prodotto interno lordo di almeno 5mila dollari Usa e un’aspettativa di vita superiore ai 70 anni. Tra i parametri presi in considerazione l’aspettativa di vita, la percentuale di spesa sanitaria sul totale del pil e spesa totale pro-capite per la Sanità, sintetizzati in un parametro generale di efficienza che nel caso di Singapore segna 78,6 punti, 77,5 per Hong Kong e 76,3 per l’Italia; staccati Giappone (68,1), Sud Corea (67,4) ed Australia (65,9).
Per scaricare la ricerca di Bloomberg, clicca QUI.
PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA ABBIAMO A DISPOSIZIONE I DATI SULLA LETTURA DEI GIORNALI CARTACEI E DIGITALI. Scarica senza indugio il report pubblicato Audipress
Continua la battaglia fra Corriere e Repubblica.
Per scaricare i dati di Audipress, clicca QUI.
P.S. Attenzione, i numeri indicati parlano delle persone CHE LEGGONO IL GIORNALE anche senza necessariamente averlo acquistato di persona.













