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EXPORT: Perché non siamo i numeri 1?

made in italy

Il settore agroalimentare riveste un peso considerevole nell’economia mondiale e presenta notevoli margini di crescita. Sia la crescente domanda di prodotti tipici, biologici e di qualità, che il sovraffollamento del mercato italiano, fornisce valide motivazioni alle nostre aziende per investire anche fuori dai confini internazionali. Pur essendo il sistema agroalimentare italiano legato ad un elevato numero di prodotti tipici nazionali, alla straordinaria ricchezza delle diversità che caratterizzano l’agricoltura e ad un’affascinante tradizione culinaria, nel panorama internazionale si rileva una quota dell’export agroalimentare made in Italy in linea con quella di Cina, Brasile, Argentina e Canada: concorrenti che evidenziano una maggiore dinamicità nel lungo periodo.
La qualità del made in Italy, ampiamente riconosciuta dai consumatori esteri, è un patrimonio per il nostro Paese, che ha l’opportunità di trasformare il suo sistema agroalimentare di qualità da potenzialmente a concretamente primo nel mondo, riuscendo a qualificare il settore e rendendo adeguatamente produttiva e remunerativa l’agricoltura nel suo complesso.

Ma perché ciò non avviene? Perché non siamo i numeri 1?

1) “All’estero, stima la Coldiretti, sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari “Made in Italy” vale oltre 50 miliardi di euro. In altre parole le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, causa di danni economici e di immagine”.

2) All’interno dell’azienda spesso non si trovano conoscenze e competenze idonee per effettuare azioni di marketing verso i potenziali clienti stranieri e a volte l’insostenibilità di un budget di progetto troppo elevato ostacola il processo export. Troppo spesso poi, le nostre aziende “tentano” di esportare senza un valido studio alle spalle e senza la convinzione necessaria.

3) Non facciamo rete, non ci aiutiamo. Non abbiamo ancora compreso che i nostri concorrenti non si trovano all’interno dei confini nazionali,…ma all’estero!


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