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Category Archives: Agricoltura & Agroalimentare

ECCO I BIG ITALIANI DEL VINO.

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I vignaioli italiani ringraziano l’euro debole.

Il valore dell’export è cresciuto superando i 5 miliardi, mentre il mercato domestico ha tenuto, chiudendo i conti con il segno positivo, nonostante le permanenti difficoltà, calo dei consumi in testa.

La tabella in alto anticipa qualche dato delle 14 superbig del mercato: le aziende con un giro d’affari superiore ai 100 milioni.

Il vertice è dominato ancora una volta da due cooperative, che appaiono al momento irraggiungibili.

Prima, con oltre 500 milioni, è l’emiliana Cantine Riunite Civ, di Compagine (Reggio Emilia). Leader nella produzione di Lambrusco e vini frizzanti, la coop presieduta da Corrado Casoli guarda tutti dall’alto al basso grazie al contributo decisivo del controllato Gruppo italiano vini, di gran lunga il maggiore singolo protagonista del mercato, con più di 300 milioni di consolidato.

Il secondo posto assoluto spetta alla Caviro di Faenza (Ravenna) con oltre 230 milioni nella sola divisione vino (il consolidato cresce considerando anche distilleria e energia).

Guidata da Sergio Dagnino, Caviro è numero uno per volumi, big nella grande distribuzione nell’area dei vini quotidiani e ha potenziato il suo portafoglio con prodotti di pregio.

Il terzo posto sul podio tocca ancora a una coop: è il gruppo trentino Mezzacorona presieduto da Luca Rigotti che consolida la sua posizione in vetta, con una crescita del fatturato al di sopra della media registrata dal gruppo di testa.

Meno di 2 milioni separano Mezzacorona dal gruppo Antinori, al quarto posto con 169,5 milioni.

E’ la più grande realtà privata del mercato, produttrice di etichette celebri.

Appartiene da nove secoli alla famiglia fiorentina dei marchesi Antinori, proprietaria della maggiore estensione di vigneti: ben 2.670 ettari.

Il quinto posto è della piemontese Fratelli Martini di Gianni Martini, grande azienda vinificatrice e imbottigliatrice, seguita, a distanza di pochi spiccioli, dalla Zonin 1821.

E’ questo il nuovo logo della storica cantina veneta di proprietà della famiglia Zonin, tra le più note in Italia nella produzione di vino, titolare di 1.900 ettari di vigne.

Al settimo posto riecco una grande coop trentina che marcia di buona lena: è la Cavit di Ravina guidata da Enrico Zanoni.

E’ quindi la volta del polo vino della Campari affidato alle cure di Sascha Cumia, managing director wines dal 1° marzo.

La flessione del fatturato si deve al differente perimetro operativo, a seguito della vendita di Odessa Sparkling wine.

Al nono posto ecco la grossa novità nella fascia dei big: l’Italian wine brands (Iwb) è il primo gruppo vinicolo italiano quotato in Borsa (sul mercato Aim).

Ammessa al listino a gennaio 2015, è una holding di taglio industriale con in pancia due aziende operanti in differenti aree di business: la piemontese Giordano vini, unica impresa attiva nella vendita diretta che nel 2013 era presente in classifica con poco più di 100 milioni, e la Provinco Italia di Rovereto, azienda che lavora esclusivamente all’estero nel canale della grande distribuzione con circa 38,9 milioni di ricavi nel 2013.

Presieduta da Mario Resca, la Iwb ha progetti di crescita ambiziosi, con nuove acquisizioni.

Al decimo e undicesimo posto altre due aziende venete a vocazione industriale e forte impegno export: Casa vinicola Botter ed Enoitalia, guidate rispettivamente dalle famiglie Botter e Pizzolo. Santa Margherita guadagna un posto e sale a quota 12, mettendo a segno il maggiore incremento del fatturato tra i big.

Di proprietà di Gaetano Marzotto e dei suoi fratelli attraverso la holding Zignago, è tra le realtà più solide e più pronte a crescere.

L’olimpo del vino si chiude con due coop: il romagnolo Gruppo Cevico presieduto da Ruenza Santandrea e la Cantina di Soave diretta da Bruno Trentini.

I NUMERI DELLA COOPERAZIONE AGROALIMENTARE IN ITALIA. Scarica il rapporto completo

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Con le sue 5.042 imprese attive, la cooperazione agricola italiana garantisce occupazione a più di 93.400 addetti e genera un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, pari al 23% del valore dell’alimentare italiano.
Questi numeri sono ottenuti attraverso la lavorazione e trasformazione di una quota pari al 37% della materia prima agricola italiana, per un valore di 19 miliardi di euro.
I dati principali emersi dal Rapporto 2014 dell’Osservatorio sulla cooperazione agricola, istituito dal ministero delle Politiche agricole e sostenuto dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop.
Di rilievo il livello delle esportazioni, che vede le cooperative rappresentare il 13% del totale dell’export agroalimentare italiano, pari a 4 miliardi di euro.
Ma l’elemento forse tra i più significativi riguarda le performance economiche della cooperazione che nel 2013 ha fatto segnare un +5,8% di crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, contro un più contenuto +1,5% dell’alimentare nel suo complesso.

Permane anche nell’ultimo Rapporto una certa disomogeneità del tessuto imprenditoriale cooperativo sul territorio nazionale.

Il 45% delle cooperative ha sede al Nord Italia ed è capace di generare l’82% del fatturato totale contro il 7% e l’11% generato rispettivamente dalle cooperative del Centro e del Sud Italia.
Le dimensioni medie d’impresa sono pari a 13 milioni di euro per le cooperative del Nord Italia e di appena 2 milioni per quelle del Sud, anche se qualche segnale di crescita dimensionale va registrato anche in alcune regioni del Mezzogiorno.
Le cooperative giocano un ruolo fondamentale per la valorizzazione di prodotti made in Italy tanto in Italia quanto sul mercato estero: le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 73% è di provenienza locale, per il 26% è nazionale e solo per l’1% viene dall’estero.

Per scaricare il report completo, clicca QUI

LE PRIVATE LABEL IN ITALIA E NEL MONDO. Leggi i dati del 2014

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La società di ricerche IRI Infoscan ha pubblicato l’edizione 2014 dello Special Report sulla Marca del Distributore.
E’ studiato il mercato in sette tra i principali paesi Europei (Francia, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Germania, Grecia e Paesi Bassi) e negli Stati Uniti.
Tradizionalmente la marca commerciale è sempre stata in grado di aiutare i consumatori a risparmiare e dal punto di vista della distribuzione rappresenta un elemento di diversificazione oltre che un modo per accrescere i margini.
Oggi lo scenario sta mutando a causa di un consumatore sempre più attento e di una competizione incentrata sulla leva del prezzo.
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La marca del distributore sembra aver raggiunto un livello di saturazione in molti mercati (Francia, Spagna, Italia e Paesi Bassi) dove la quota a valore di questi prodotti manifesta un arresto nella crescita o addirittura una fase di declino, per la prima volta dall’inizio della recessione economica.

Per scaricare il report, clicca QUI

IL NUOVO PORTALE DELL’AGROALIMENTARE ITALIANO. Iscrivi la tua azienda

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E’ nata la piattaforma web che valorizza le eccellenze agroalimentari italiane.

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Italian Quality Experience è un portale nato per iniziativa di Unioncamere e delle Camere di commercio in occasione dell’Expo 2015.
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Vuole far conoscere al mondo la complessità del modello produttivo agroalimentare italiano, composto da circa 700mila imprese della filiera allargata.
Ecco il sito

IL MERCATO DEL VINO IN ITALIA E NEL MONDO. Scarica il report completo

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Il Corriere Vitivinicolo ha pubblicato l’annuario statistico del mercato del vino in Italia e nel mondo.

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E’disponibile in versione free scaricabile online: 56 pagine di dati per un’informazione completa sul settore vitivinicolo a livello globale.

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L’iscrizione è gratuita con password.

Clicca QUI per scaricare il documento.

ARRIVA IL CONTADINO DIGITALE. Scarica il piano presentato dal Ministero dell’Agricoltura

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Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha presentato

il Piano Agricoltura 2.0  – Servizi innovativi per semplificare

Questo documento introduce diverse misure per la semplificazione e la sburocratizzazione nel campo primario dell’agricoltura.

Il ‘piano Agricoltura 2.0‘ ha un obiettivo ambizioso: eliminare la burocrazia inutile e ridurre a zero l’utilizzo di carta.

Attraverso la Domanda Pac precompilata dal marzo del 2015 si eviteranno perdite di tempo agli sportelli, con un’operazione simile al 730 precompilato per i cittadini.

Si potrà anticipare al 100% il pagamento degli aiuti a giugno invece che a dicembre per circa 4 miliardi di euro su 1 milione di domande PAC.

Attraverso l’Anagrafe unica le istituzioni condividono le informazioni senza chiederle ogni volta, mentre con la Banca dei Certificati online niente più file agli sportelli e un risparmio stimato di circa 25 chili di carta per azienda.

Il piano prevede:

Anagrafe Unica delle Aziende Agricole – Istituzione di un database federato degli Organismi Pagatori (cloud) che integra e rende disponibili tutte le informazioni aggiornate su base territoriale.

Un solo Fascicolo Aziendale – Viene messo insieme quello che era gestito in modo separato: il piano colturale, il piano assicurativo individuale e il quaderno di campagna.

Le imprese faranno una sola dichiarazione che sarà poi condivisa tra amministrazioni.

Dovranno dichiarare il 50% di dati in meno rispetto ad oggi.

Meno oneri burocratici e informazioni coerenti ed omogenee sulle quali basare tutti gli aiuti all’azienda, con un duplice risultato: semplificazione per l’agricoltore e maggiore efficienza dei controlli a carico dell’Amministrazione.

Banca dati Unica dei Certificati – Sarà coordinata a livello nazionale la raccolta, la durata e la validità delle certificazioni (antimafia, DURC, ecc.), evitando alle aziende di presentare la stessa documentazione a diverse Amministrazioni ovvero più volte in base alle domande presentate.

Domanda Unificata A partire dal 2016 ciascuna azienda potrà presentare, autonomamente o recandosi presso qualsiasi struttura di assistenza (CAA) presente sul territorio nazionale, un’unica domanda di aiuto, che accorpi le richieste Pac, Uma, Psr, Assicurazioni, ecc.

Per scaricare il piano clicca QUI

IL BIOLOGICO CONTINUA A CRESCERE IN ITALIA. Ecco gli ultimi dati aggiornati.

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Per il terzo anno consecutivo cresce in Italia la percentuale di consumatori di alimenti a marchio bio:

nel 2014 è salita infatti al 59% sui consumatori totali registrando un netto incremento sia rispetto al

54,5% del 2013 (+ 4,5%) sia rispetto al 53,2% del 2012 (+ 5,8%).

 

Solo il 41% degli italiani, ben al di sotto quindi della metà della popolazione del nostro paese, dichiara di

non aver mai acquistato un prodotto bio negli ultimi dodici mesi.

 

Tra chi invece nello stesso periodo ha fatto almeno un acquisto a marchio bio, il 37% dichiara di consumare prodotti bio

almeno 1 volta alla settimana, il 22% ogni giorno.

 

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Questi dati emergono dalle elaborazioni dell’indagine curata da Nomisma – su incarico di BolognaFiere

e in collaborazione Federbio – per l’edizione 2014 dell’Osservatorio di SANA.

 

Sulla base dei dati SINAB diffusi risulta che gli operatori biologici certificati in Italia al 31 dicembre 2013

sono 52.383 (erano 49.709 al 31 dicembre 2012).

 

Rispetto ai dati riferiti al 2012 si rileva quindi un aumento complessivo del numero di operatori bio del 5,4%.

 

In aumento anche la superficie coltivata secondo il metodo biologico, che risulta pari a 1.317.177 ettari

(erano 1.167.362 nel 2012), con una crescita complessiva, rispetto al 2012, del 12,8%.

 

Sul fronte del consumo interno i dati diffusi dal Ministero, su rilevazione del Panel famiglie

Ismea/GFK-Eurisko nei primi cinque mesi del 2014, portano il segno positivo, grazie ad una spesa di

prodotti confezionati a marchio bio nel canale della GDO ancora in espansione con addirittura un

+ 17,3% in valore rispetto allo stesso periodo del 2013.

 

Da sempre il consumatore di prodotti biologici ha un profilo socio-culturale medio alto.

La sfida è farlo diventare un mercato alla portata di tutti.

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Per scaricare il report di Sana Nomisma, clicca QUI.

 

LO SCENARIO AGRICOLO E AGROALIMENTARE IN ITALIA – Scarica il Rapporto Ismea –

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Il secondo trimestre 2014 conferma la fase di debolezza che sta caratterizzando la congiuntura agricola nazionale.

 

I due principali fattori di freno rimangono gli stessi dei mesi precedenti: costi di produzione elevati e scarsa ricettività della domanda interna che non permette di spuntare prezzi remunerativi.

 

In tale contesto si sono anche inseriti i danni causati dal maltempo, che anche nel secondo quarto dell’anno hanno colpito duramente il settore primario italiano.

 

Segnali positivi giungono invece dai Istat sul valore aggiunto in agricoltura nel primo trimestre 2014, dall’andamento dell’export agroalimentare, e dalla favorevole evoluzione del credito in agricoltura.

 

Più deludenti le ultime cifre disponibili su: occupazione, nati-mortalità imprese, e consumi agroalimentari delle famiglie.

 

Per scaricare il rapporto Ismea, clicca QUI.

 

IN ITALIA IL BIOLOGICO VA ALLA GRANDE. Scarica il rapporto pubblicato da ISMEA

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Sulla base delle elaborazioni Ismea dei dati del Panel famiglie Gfk-Eurisko, nei primi cinque mesi del 2014 gli acquisti domestici di biologico confezionato nella gdo sono aumentati del 17,3% in valore, mentre nello stesso periodo la spesa agroalimentare è risultata in flessione (-1,4%).

 

Parliamo di un settore che vale 3 miliardi di euro nel nostro Paese e che riguarda oltre il 10% della superficie agricola nazionale.

 

Ecco il rapporto:

http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F4%252F1%252FD.5fc952753bcc77e43195/P/BLOB%3AID%3D4279

 

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