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Cosa ci spinge ad entrare in un negozio? Il Neuromarketing risponde

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Perché dovrei essere attratto da un negozio rispetto ad un altro?

Ci entrano le persone che vorrei imitare o che sono come me:
Colpa dei neuroni specchio, neuroni che si attivano quando si osserva un’azione “finalizzata” compiuta da altri. Quando infatti vediamo qualcuno fare qualcosa, il nostro cervello reagisce come se stessimo compiendo noi stessi quelle attività.

Al suo interno mi sento bene e l’esperienza d’acquisto è stata fantastica:
Le decisioni d’acquisto molto spesso dipendono dalla Dopamina, una sostanza chimica che il nostro cervello rilascia quando facciamo shopping in un negozio che ci piace. Le cellule cerebrali che liberano dopamina secernono un’ondata di benessere e di euforia che crea dipendenza e voglia di ripetere l’acquisto nella stessa modalità.

Quel negozio è unico ed i suoi prodotti/servizi sono unici:
La contraddizione è che, per quanto siamo portati ad imitare gli altri e a voler far parte di una comunità, noi vogliamo sentirci unici! Il negozio dovrebbe differenziare la propria offerta ed offrire sempre un servizio “diverso” da quello dei concorrenti. Non bisogna far entrare i consumatori usando mega cartelli, ma incuriosirli, farli entrare e stregarli…

Tutto ciò sembra fantascienza?

Facciamo un’ipotesi…

Sono una donna che non ha intenzione di acquistare nulla, ho ancora le scarpe dell’anno scorso in perfette condizioni ed il clima sempre mite mi permette di acquistare prodotti “4 stagioni”. Non voglio comprare! Ci sono negozi ovunque che soddisfano qualsiasi target e poi magari potrei comprare online, comodamente da casa…quindi passeggio senza alcun desiderio.

Improvvisamente scorgo un negozio con una vetrina “diversa” dalle altre, anche meno bella, ma che osa, sento una musica “particolare” (non la solita stazione radio) e vedo il personale vestito con un camice bianco e con uno stetoscopio appeso al collo. “Che cosa strana, devo entrare anche solo per vedere…”

All’ingresso vengo accolta con un grosso sorriso dal proprietario che mi spiega il suo concetto di punto vendita e mi invita a far parte di una community online di appassionati di moda che creano eventi all’insegna del mondo della calzatura e del vino…che binomio!

All’interno del negozio si sente un gradevole odore di melograno e limone, i colori sono caldi ed avvolgenti e vengo seguita dal gentile personale che mi offre una bevanda rigenerante…

Nel punto vendita sono presenti libri e riviste sul mondo della moda, sul benessere, su tematiche green, new age, sulla spiritualità…e diversi oggettini carini: portachiavi a forma di scarpetta,orecchini, lacci personalizzabili, calzanti con stampe divertenti, borsette per la spesa…tutti rigorosamente con il marchio del negozio…

Ma le guest star del negozio sono le scarpe, valorizzate in cornici ed appese alle pareti, nascoste tra gli oggetti e poste su piedistalli…

Decido di comprare un semplice portachiavi, non sono venuta a comprare delle scarpe…

Mi registro come cliente del negozio, ottengo una tessera per usufruire dei codici per entrare agli eventi e per rimanere sempre aggiornata sulle offerte e sui consigli online…

Insomma, un’esperienza d’acquisto memorabile…

Esco con la mia busta fantastica che userei anche per uscire e dopo qualche isolato incontro un’altra donna con quella busta…la guardo e le porgo un sorriso, capendo di essere entrata in una community di persone come me, semplici e amanti delle calzature…

 

Ora vi pongo un quesito, la donna della storia comprerebbe online o vorrebbe rivivere la stessa emozione d’acquisto da voi?

L’IMPATTO DI FACEBOOK SULL’ECONOMIA MONDIALE. Scarica gratis il rapporto completo pubblicato da Deloitte

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Facebook nel 2014 avrebbe generato 227 miliardi di dollari di attività economiche reali e creato (direttamente o indirettamente) 4,5 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo.
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In Italia l’impatto del social network più popolare del mondo è quantificabile in 6 miliardi di euro e 70mila posti di lavoro.

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E’ quanto scritto in un rapporto Deloitte commissionato da Fb.
Come ha fatto l’istituto di ricerca ad arrivare a queste cifre?
Come viene scritto nel rapporto commissionato a Deloitte Facebook nel 2014 ha connesso 1,4 miliardi di persone che almeno una volta al mese si sono “loggate” al social network.
Più di 30 milioni di piccole aziende si sono create una pagina Facebook.
1,5 milioni usano gli strumenti di advertising per promuovere i propri post e gli inserzionisti sono arrivati a giungo 2014 a quota 500mila.
Questi i fondamentali da cui parte lo studio che usa modelli econometrici per calcolare gli effetti di Facebook sul  business di chi utilizza la  piattaforma.
Deloitte distingue tre tipi di effetti:
– quelli sul marketing relativi alla capacità del social network di valorizzare il brand e connettere i clienti,
– quelli relativi alla piattaforma e quindi il business degli sviluppatori che utilizzano Fb
– quello di connettività legato alla vendita di cellulari e di abbonamenti internet.
Per scaricare il report di Deloitte, clicca QUI

NASCE OGGI L’EDICOLA ITALIANA. ecco come funziona

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Sarà attiva da oggi EDICOLA ITALIANA, la piattaforma per comprare, leggere e abbonarsi a quotidiani e magazine su Tablet, PC e smartphone.

L’iniziativa vede collaborare i più importanti editori, riuniti nel Consorzio Edicola Italiana.

Su www.edicolaitaliana.it sono in vendita oltre 60 fra quotidiani (nazionali e locali) e periodici in versione digitale.

Gli utenti possono leggere gratuitamente la copia digitale del proprio quotidiano con la promozione PROVA PER 7 GIORNI e accedere in maniera illimitata ai mensili e ai settimanali attraverso gli abbonamenti ALL YOU CAN READ.

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Grazie all’esclusiva ricerca full text di EDICOLA ITALIANA si possono cercare argomenti o nomi in tutti gli articoli all’interno della piattaforma

EDICOLA ITALIANA nasce per volontà del Consorzio Edicola Italiana, costituito da Caltagirone EditoreGruppo 24 OREGruppo Editoriale L’Espresso, La Stampa – ITEDI, Gruppo Mondadori e RCS MediaGroup.

Per lo sviluppo e la gestione commerciale di EDICOLA ITALIANA, il Consorzio ha scelto in esclusiva la startup innovativaPremium Store, controllata dall’incubatore Digital Magics (che nel maggio scorso ha finanziato l’iniziativa con 1 milione di Euro) e da importanti imprenditori e investitori italiani.

Ecco il link di EDICOLA ITALIANA

GLI ITALIANI AL CINEMA. Scarica i dati completi

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L’associazione Cinetel ha pubblicato i dati sul mercato cinematografico italiano per il 2014.
E’ stato un anno difficile per il nostro box office.
Nelle sale monitorate da Cinetel, una sorta di Auditel del cinema, che controlla giornalmente il 93% dell’intero mercato, si sono staccati 91,4 milioni di biglietti, 6 in meno dell’anno precedente.
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Un risultato determinato dalla mancanza di un film fenomeno come “Sole a catinelle” con Zalone, che nel 2013, richiamò in sala oltre 8 milioni di spettatori, ma anche da una demenziale politica distributiva per ciò che riguarda in particolare la produzione italiana.
Da aprile a settembre non è arrivato in sala nessun titolo di un certo rilievo.
In compenso fra ottobre e novembre sono state distribuite una decina di commedie popolari, molto simili, spesso con gli stessi attori, che si sono cannibalizzate fra loro, impedendo ad ogni titolo di essere sfruttato come avrebbe potuto.
Per la prima volta nella storia del cinema italiano il film più visto dell’anno è un’uscita estiva, a dimostrazione che se il prodotto è valido si possono realizzare exploit sorprendenti anche nei mesi caldi, come del resto avviene in tutto il mondo.

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Un altro elemento che merita attenzione, soprattutto in relazione al calo di interesse sia nei confronti dei film italiani, sia di quelli Usa, è la grande crescita della produzione europea.
Lo scorso anno i film prodotti nel vecchio continente totalizzarono complessivamente 10 milioni di spettatori, quest’anno sono diventati 15 milioni, con un aumento percentuale di oltre il 50%.

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Sono numeri che segnalano un desiderio di novità.
Continua a calare il prezzo medio del biglietto.

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Nel 2014 è stato pari a 6,02 euro, in diminuzione dell’1,1% rispetto al 2013 e del 3%
rispetto al 2012.
Per scaricare il report completo di Cinetel, clicca QUI

IN ITALIA QUANTI LIBRI SI LEGGONO ? Scarica l’indagine pubblicata dall’Istat

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L’Istat ha pubblicato il rapporto “LA PRODUZIONE E LA LETTURA DI LIBRI IN ITALIA”.
Ecco i principali indicatori.
Nel 2014, oltre 23 milioni 750 mila persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali.
Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%.

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La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età.
Complessivamente il 48% delle femmine e solo il 34,5% dei maschi hanno letto almeno un libro nel corso dell’anno.
La quota di lettori è superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 ed i 19 anni mentre la fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (53,5%).
Quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa; il 63,5% ne ha al massimo 100.

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I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 14,3% dei lettori, una categoria sostanzialmente stabile nel tempo.
Per scaricare il rapporto dell’Istat, clicca QUI

QUANTO SPENDONO GLI ITALIANI PER LA CULTURA ? Scarica il rapporto della SIAE

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La SIAE ha pubblicato il 1° rapporto semestrale  2014 su “L’attività dello spettacolo”.

Ecco i principali indicatori.

Gli italiani hanno scoperto il piacere di visitare le mostre.

A fronte di un leggero aumento del prezzo dei biglietti di ingresso (6,16 per cento) rispetto a un anno fa la spesa al botteghino per le mostre e le esposizioni è aumentata di quasi il 31 per cento, per 81 milioni, 390 mila e 420 euro di incasso.

In sei mesi il numero degli spettatori è aumentato del 23,14 per cento e ha superato i 12 milioni.

Il resto del mondo dello spettacolo regge alla crisi, anche se vanno particolarmente male la lirica e la rivista: la prima perde quasi il 17 per cento di incassi, la seconda il 18 per cento.

Soffre la crisi anche il teatro, un settore in cui scendono la spesa del pubblico (4,74 per cento) e il volume d’affari (5,06 per cento).

Tra gennaio e giugno 2014 è andata bene per le manifestazioni sportive (più 16,35 per cento di spesa al botteghino) e per il settore di ballo e concertini, più 3,03 per cento.

Il cinema sostanzialmente tiene, con lo 0,30 in meno per cento, ma solo se ci limitiamo al confronto con lo stesso periodo dello scorso anno.

Perché se lo sguardo si allunga invece agli anni precedenti, si ha l’esatta misura della crisi che attanaglia il settore: nel primo semestre del 2010, il cinema aveva fatto registrare 410 milioni circa di spesa al botteghino, il che vuol dire quasi 100 milioni in più rispetto al dato 2014, che è di quasi 311 milioni di euro.

Ecco il report della SIAE

LA DURA REALTA’ DIETRO LE LUCI DELLA RIBALTA. Scarica la ricerca pubblicata dall’Associazione Bruno Trentin

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La dura precarietà nelle radio e tv italiane.

Per scaricare la ricerca, clicca QUI

LE RELAZIONI ISTITUZIONALI IN ITALIA. Ecco il rapporto pubblicato da Transparency International

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Transparency International ha pubblicato il rapporto Lobbying e democrazia: la rappresentanza degli interessi in Italia.

In Italia il lobbying è un fenomeno estremamente diffuso ma al tempo stesso difficile da conoscere.

Tutti sanno che esiste, eppure continua ad essere impossibile, o quantomeno molto difficile, affermare con precisione chi svolge tali attività, nei confronti di chi, con quali mezzi ed obiettivi.

La mancanza di trasparenza sul processo decisionale e su chi lo influenza, ha portato alla sovrapposizione nell’immaginario collettivo dei concetti di lobbying e di corruzione, quasi fossero sinonimi.

La professione del lobbista viene dipinta come il mero tentativo di alcuni soggetti più influenti e ricchi (case farmaceutiche e banche, solo per citarne alcuni) di aumentare la propria influenza politica.

media non hanno contribuito a promuovere un’immagine più neutra del lobbisti, associandoli spesso a faccendieri o massoni, o trattando il lobbying sempre in relazione a scandali di corruzione.

Il report  mira a esaminare il fenomeno del lobbying in Italia per valutare il livello di accesso da parte dei cittadini alle informazioni sui gruppi di pressione (trasparenza), l’adeguatezza degli standard e comportamenti etici dei lobbisti e dei decisori pubblici (integrità) e l’eguaglianza di rappresentanza e partecipazione nel processo decisionale (parità di accesso).

I risultati confermano l’assoluta debolezza del settore del lobbying in Italia.

Il livello di trasparenza si attesta ad uno scarso 11%; un po’ più elevata, ma comunque troppo bassa, è la percentuale di integrità, che raggiunge il 27%.

Infine la parità nelle opportunità di accesso ai processi decisionali pubblici riceve un punteggio di 22 su 100.

Il voto complessivo assegnato al nostro paese è pari a 20 su 100.

Per scaricare il report, clicca QUI.

219 PAGINE DI STATISTICHE SUL MERCATO DELLE TELECOMUNICAZIONI IN ITALIA. Scarica il documento

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Una panoramica sulle principali dinamiche in atto nella filiera italiana delle Telecomunicazioni, inquadrate nel contesto macroeconomico italiano, in relazione a ciò che accade a livello internazionale e valutate anche all’interno del più ampio comparto dei servizi e contenuti digitali (Digital Economy), con un focus sulle dinamiche del mercato del lavoro nella filiera italiana.

Per scaricare il rapporto bisogna iscriversi gratuitamente al sito di Osservatori.net ed accedere ai report gratuiti.

Ecco il link.

LE VENDITE IN EDICOLA E IN DIGITALE DEI GIORNALI ITALIANI. Scarica i dati completi

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Il «Corriere della Sera» si conferma anche ad agosto il quotidiano più diffuso in Italia, con una media di 411 mila copie giornaliere e una crescita dell’1,4% su luglio (+4% per le vendite).

Lo raccontano gli ultimi dati Ads, pubblicati ieri e basati sulle statistiche degli editori: la somma delle copie cartacee e digitali.

Al secondo posto c’è la «Repubblica» a quota 393 mila copie, quindi il «Sole 24 Ore» con 362 mila copie.

Seguono la «Gazzetta dello Sport» (285 mila copie il lunedì, 287 mila copie gli altri giorni), la «Stampa» (222 mila copie), il «Messaggero» (170 mila copie), il «Corriere dello Sport-Stadio» (159 mila copie il lunedì, 163 mila gli altri giorni) e «Qn-Il Resto del Carlino» (125 mila copie).

I numeri valgono come diffusione totale, includendo per esempio la distribuzione in edicola, gli abbonamenti, le vendite dirette e le copie digitali, con dati per singolo canale diversi a seconda della testata.

Per quanto riguarda le vendite di copie digitali, in testa c’è il «Sole 24 Ore» (190 mila), quindi seguono il «Corriere» (76 mila) e la «Repubblica» (65 mila).

Per i completi pubblicati da Prima Comunicazione, clicca QUI.