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Category Archives: Economia&Finanza

I FABBISOGNI PROFESSIONALI E FORMATIVI DELLE IMPRESE ITALIANE. Scarica gratis i 13 volumi pubblicati da UnionCamere

Il Sistema informativo Excelsior fornisce annualmente i dati di previsione sull’andamento del mercato del lavoro e sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese italiane.

Sono stati pubblicati i 13 volumi per l’anno 2014.

Per scaricarli, clicca QUI

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Il Sistema informativo Excelsior fornisce annualmente i dati di previsione sull’andamento del mercato del lavoro e sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese italiane.

Sono stati pubblicati i 13 volumi per l’anno 2014.

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LA CRISI DELLA COPPIA ITALIANA. leggi lo studio dell’Istat

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Nel 2013, per la prima volta il numero dei matrimoni scende sotto quota duecentomila.

 

Sono stati celebrati in Italia 194.057 matrimoni (13.081 in meno rispetto al 2012).

 

Ancora un forte calo, dunque, in linea con l’accentuarsi della tendenza alla diminuzione in atto dal 2008: circa 53 mila nozze in meno negli ultimi 5 anni (pari a oltre un quinto delle celebrazioni del 2008).

 

A diminuire sono soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 145.571 celebrazioni nel 2013, oltre 40 mila in meno negli ultimi cinque anni.

 

Questa differenza spiega da sola il 77% della diminuzione osservata per il totale dei matrimoni nel 2008-2013.

 

I matrimoni misti, cioè quelli in cui un coniuge è italiano e l’altro straniero, ammontano a 18.273 nel 2013.

 

La tipologia prevalente è quella in cui è la sposa ad essere di cittadinanza straniera: 14.383 nozze (il 78% di tutti i matrimoni misti). Una sposa straniera su due è cittadina di un paese dell’Est Europa (Ue e non-Ue).

Diminuiscono anche i matrimoni successivi al primo, scendendo da 34.137 del 2008 a 30.691 del 2013, ma il ritmo della flessione è più contenuto di quello delle prime nozze.

 

Pertanto, la loro quota sul totale continua ad aumentare, dal 13,8% del 2008 al 15,8% del 2013.

 

Per scaricare lo studio dell’ISTAT, clicca QUI

L’ECONOMIA SOSTENIBILE PRODUCE MOLTISSIMI POSTI DI LAVORO. Scarica gratis il rapporto pubblicato oggi da Symbola (281 pagine)

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Unioncamere e Fondazione Symbola  hanno pubblicato oggi  GreenItaly 2014.

Questo rapporto annuale da 5 anni ricostruisce la forza e racconta le eccellenze della green economy nazionale.

Più di un’impresa su cinque dall’inizio della crisi ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza, sulla green economy.

Sono infatti 341.500 le aziende italiane che dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2.

Un orientamento che si rivela strategico, tanto che proprio alla nostra green economy si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale.

 

Il 78% dei consumatori è disposto a spendere di più per prodotti e servizi eco-sostenibili.

 

 

LA GREEN ECONOMY PRODUCE ANCHE LAVORO.

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Già oggi in Italia ci sono 3 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’.

Dalle realtà della green Italy arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni legate a  competenze green: ben il 61% della domanda di lavoro.

Con i green jobs che diventano protagonisti dell’innovazione e determinano addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende. 

 

 

Quindi la green economy sta contribuendo in modo determinante a rilanciare la competitività del made in Italy.

Per questo, nonostante le difficoltà, dall’inizio della crisi  più di un’azienda su cinque ha scommesso sul green.

Una propensione che abbraccia tutti i settori della nostra economia – da quelli più tradizionali a quelli high tech, dall’agroalimentare all’edilizia, dalla manifattura alla chimica, dall’energia ai rifiuti – e che sale nettamente nel manifatturiero, comparto in cui quasi un’impresa su tre punta sull’economia verde.

Una scelta che paga: nella manifattura il 25,8% delle imprese eco-investitrici ha visto crescere il proprio fatturato nel 2013, mentre tra le non investitrici è successo solo per il 17,5% dei casi.

Le imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti sono anche più forti all’estero: il 44% esporta stabilmente, contro il 24% di quelle che non investono.

Green economy significa anche innovazione: lo scorso anno il 30% delle aziende che puntano sul verde ha sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% di quelle che non hanno imboccato la via della green economy.

Innovazione, export e maggiore redditività si traducono anche in occupazione e maggiori assunzioni.

Ad oggi nell’intera economia italiana sono presenti quasi 3 milioni di green jobs, che corrispondono al 13,3% del totale nazionale.

Il ‘fattore green’ è determinante anche nello stimolare nuove assunzioni, il 26,6% delle imprese eco-investitrici prevedono di assumere nel 2014 contro il 12,1% delle non investitrici.

La green economy appare inoltre una scommessa ragionevole anche per le nuove imprese.

Nel primo semestre del 2014 si contano quasi 33.500 start-up green che hanno investito in prodotti e tecnologie verdi già nei primi mesi di vita o prevedono di farlo nei prossimi 12 mesi: ben il 37,1% del totale di tutte le aziende nate nei primi sei mesi di quest’anno.

Grazie anche alle realtà che puntano sull’efficienza, l’Italia vanta importanti primati sul fronte dell’ambiente a livello europeo.

La green economy è stato uno dei driver di questa evoluzione, permettendo a molte imprese del nostro made in Italy di tornare ad essere competitive e di riposizionarsi su nicchie ad alto valore aggiunto e di competere efficacemente con i paesi emergenti.

Per il 74% dell’opinione pubblica, la green economy è un reale nuovo modo di fare impresa, economia e società.

Se vogliamo rilanciare il sistema Paese è da qui che dobbiamo ripartire.

Da questa green Italy che rappresenta una delle punte più avanzate del Paese. Un’Italia innovativa, competitiva e sostenibile da incoraggiare.

Per scaricare il rapporto di Symbola, clicca QUI.

IL SUD A RISCHIO DESERTIFICAZIONE. Scarica il rapporto SVIMEZ 2014

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“…Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013) e a non fare figli.

Sono alcuni dati che emergono dal Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2014 presentato oggi al Tempio di Adriano a Roma.

Nel 2013 al Sud i decessi hanno superato le nascite, confermando il trend già in atto dall’anno precedente.

Un fenomeno così grave si era verificato solo nel 1867 e nel 1918 cioè alla fine di due guerre, la terza guerra d’Indipendenza e la prima Guerra Mondiale:

“Nel 2013 il numero dei nati ha toccato il suo minimo storico, 177mila, il valore più basso mai registrato dal 1861”.

La Calabria si conferma la Regione più povera d’Italia con un Pil pro capite che nel 2013 si è fermato a 15.989 euro, meno della metà delle Regioni più ricche.

Nel 2013 il Pil è crollato nel Mezzogiorno del 3,5%, peggiorando la flessione dell’anno precedente (-3,2%), con un calo superiore di quasi due punti percentuali rispetto al Centro-Nord (-1,4%).

Al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila (il 5,8% del totale) a 1 milione 14mila (il 12,5% del totale), cioè il 40% in più solo nell’ultimo anno.

Per scaricare il rapporto SVIMEZ, clicca QUI.

TANTISSIME STATISTICHE SULL’ITALIA. Scarica il rapporto 2014 pubblicato dall’Istat.

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Attraverso 16 sezioni tematiche, Italia in cifre offre un profilo sintetico dei principali aspetti economici, demografici, sociali e territoriali dell’Italia, nonché di alcuni fondamentali comportamenti e stili di vita della popolazione.

Approfondimenti, glossari e brevi note metodologiche consentono una migliore fruibilità delle informazioni statistiche anche a un pubblico di non addetti ai lavori.

Quest’anno il testo è arricchito da un’infografica dedicata ai giovani e da una sezione sugli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile.

Per scaricare il rapporto, clicca QUI.

HAI BISOGNO DI UN FINANZIAMENTO PER LA TUA IMPRESA ? La Regione Puglia ti aiuta anche se non hai garanzie

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Il Microcredito d’Impresa è lo strumento con cui la Regione Puglia offre alle microimprese pugliesi già operative e non bancabili un finanziamento per realizzare nuovi investimenti.

L’iniziativa è attuata da Puglia Sviluppo SpA.

CHI PUÒ RICHIEDERE UN FINANZIAMENTO?
L’impresa deve:

  • aver emesso la prima fattura almeno 6 mesi primadella domanda preliminare
  • avere meno di 10 addettie non essere partecipata per la maggioranza da altre imprese
  • avere una delle seguenti forme giuridiche: ditta individuale, soc. coop., s.n.c., s.a.s., associazione tra professionisti, s.r.l. semplificata
  • essere non bancabile, avendo rispettato negli ultimi 12 mesi tutti i seguenti requisiti:
    • non avere avuto liquidità per più di € 50.000
    • non essere stata proprietaria di immobili e macchinari per un valore superiore a € 200.000
    • non avere fatturato più di € 120.000
    • non aver beneficiato di finanziamenti superiori a € 30.000

QUALI ATTIVITÀ NON SI POSSONO FINANZIARE?
Il Fondo non finanzia i settori seguenti:

  • pesca, agricoltura e zootecnia
  • energia, acqua e fogne
  • attività finanziarie, assicurative e immobiliari
  • noleggio e leasing operativo
  • lotterie, scommesse, case da gioco
  • organizzazioni associative
  • commercio e intermediazione

COME FUNZIONA IL FINANZIAMENTO?
Importo: da € 5.000 a € 25.000
Durata massima: 60 mesi (più preammortamento di 6 mesi)
Tasso di interesse: fisso, 70% del tasso di riferimento UE (al 1 gennaio 2014 il tasso sarebbe stato 0,37%)
Rimborso: in rate mensili costanti posticipate. È possibile, in qualsiasi momento, estinguere il finanziamento
Modalità di rimborso: RID con addebito sul conto corrente.

Alle imprese che avranno rispettato tutte le scadenze del finanziamento sarà riconosciuta una premialità di importo pari a tutti gli interessi pagati.

SONO RICHIESTE GARANZIE?
Fatta eccezione per le soc. coop., per le s.r.l. semplificate e per le associazioni professionali, non sono richieste garanzie patrimoniali e finanziarie.

L’impresa dovrà individuare un garante morale.

La garanzia morale – che non potrà essere rilasciata dietro compenso – non costituisce responsabilità patrimoniale del garante.

Potranno rilasciare garanzie morali persone che operano con un ruolo di riferimento in organizzazioni, associazioni, comunità o gruppi sociali purché radicati sul territorio.

QUALI SPESE SI POSSONO FINANZIARE?
Spese di investimento (almeno il 30% del totale):

  • opere murarie e assimilate
  • macchinari, impianti, attrezzature, automezzi di tipo commerciale
  • programmi informatici, brevetti e licenze

Altre spese:

  • materie prime, semilavorati, materiali di consumo
  • locazione di immobili, affitto apparecchiature di produzione
  • utenze
  • polizze assicurative

 

COME RICHIEDERE UN FINANZIAMENTO
Si compila su Internet una domanda preliminare sintetica.

Non è previsto l’invio di documenti cartacei.

Sono a disposizione sul territorio sportelli gratuiti informativi e di assistenza.

L’istanza di finanziamento vera e propria sarà redatta durante un colloquio di tutoraggio presso Puglia Sviluppo S.p.A.

Per maggiori dettagli, clicca QUI.

SCARICA LA CLASSIFICA DELLE ECONOMIE PIU’ COMPETITIVE AL MONDO

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“….La Svizzera ha come punti di forza la trasparenza delle istituzioni, la capacità di innovazione e ricerca, la buona cooperazione fra il settore pubblico e quello privato, afferma il Wef.

 

Punti di forza elvetici sono anche l’efficacia del mercato del lavoro, il sistema educativo e l’infrastruttura.

 

Guardando ancora alla classifica, si osserva la risalita del Giappone al sesto posto (era al nono l’anno passato).

 

La top ten è completata da Hong Kong e Olanda (stabili rispettivamente al settimo e ottavo posto) Gran Bretagna (è nona ed era decima) e Svezia (è decima ed era sesta).

 

In Europa la situazione è ricca di luci ed ombre. Progrediscono Irlanda (25esima), Portogallo (36esimo) e Grecia (81esima), mentre ristagnano Francia (23esima), Spagna (35esima) e Italia (49esima)…”

 

 

classifica

 

Questa immagine si trova a pagina 13.

 

 

Per scaricare il rapporto del World Economic Forum, clicca QUI.

 

 

Sblocca Export: il Piano per il Made in Italy. Dal Decreto Sblocca Italia 270 mln per promuovere Export e Made in Italy, ed attrarre investimenti esteri.

MadeinItaly

 

Nel Decreto Sblocca Italia  (scarica la bozza)  approdato in Consiglio dei Ministri trova spazio il Made In Italy, anche in vista di Expo 2015: il pacchetto include il lancio di un “Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia”. Per l’iniziativa vengono stanziati in totale oltre 270 milioni di euro nel triennio 2015-2017 per la realizzazione di interventi mirati all’Export e alla promozione delle produzioni italiane in campo industriale e agro-alimentare.

 

La promozione del Made in Italy passerà attraverso l’innovazione delle imprese coinvolte, che verranno incentivate a migliorarsi anche attraverso l’assunzione di figure professionali specializzate nei processi di internazionalizzazione (export manager).

 

Tra gli obiettivi prefissati, realizzare un segno distintivo unico per le produzioni agroalimentari Made in Italy e un potenziamento degli strumenti di contrasto al cosiddetto Italian sounding nel mondo, ovvero la distribuzione all’estero di copie di un prodotto tipicamente italiano con caratteristiche diverse rispetto all’originale che vanno ad ingannare i consumatori. Verranno inoltre create delle piattaforme logistico-distributive all’estero, rafforzati gli accordi con le reti di distribuzione, valorizzate e tutelate le certificazioni di qualità e di origine dei prodotti.

 

Per quanto riguarda il piano di attrazione degli investimenti esteri, ad occuparsene sarò l’ICE promuovendo le diverse opportunità presenti in Italia e fornendo assistenza tecnica agli operatori esteri per agevolare l’investimento da parte degli stessi nel territorio nazionale.

I BENEFICI FISCALI DELLE POLIZZE VITA

Michele

 

 

 

 

a cura di Michele Annicchiarico

 

 

Nel primo trimestre del 2014, secondo i dati riportati da
Ania e analizzati da Milano Finanza, le polizze vita tradizionali
hanno avuto un incremento del 48,7% dei premi raccolti rispetto allo
stesso periodo del 2013.

polizze

Un boom simile si è registrato solo nel 2009 quando, a seguito del

fallimento della Lehman – Brothers, la ricerca di prodotti di
investimento GARANTITI si fece spasmodica.

Tale incremento è dovuto al fatto che la polizza vita si presta sempre di più a soddisfare le esigenze di risparmio-investimento dei consumatori, soprattutto da un
punto di vista fiscale. 

Come?

Te lo spiego IN 4 brevi punti:

1. La polizze vita sono esenti dall’imposta di bollo, che da
quest’anno è pari allo 0,2% del capitale investito.

2. Le polizze vita rivalutabili, oltre alla GARANZIA DEL CAPITALE
INVESTITO A SCADENZA, offrono un rendimento MINIMO in media del 1,5%
(alcune polizze garantiscono il 2% )

3. Gli investimenti in strumenti finanziari, a partire da quest’anno,

sono soggetti ad una tassazione del 26% (prima era pari al 20%).
Per le polizze vita, per la gestione relativa all’investimento in
Titoli di Stato, è prevista una tassazione con aliquota del 12,5%

4. Detraibilità dei premi versati in sede di dichiarazione dei redditi.

Il risparmio assume dunque connotati sempre più completi e vantaggiosi
per l’individuo, che oggi come non mai ha la responsabilità del
proprio futuro e della scelta di investimento più appropriata a tal
fine.

Articolo a cura di Michele Annicchiarico

E-mail: m_annicchiarico@virgilio.it

I NUMERI NON MENTONO. Scarica il Rapporto Svimez sul Mezzogiorno

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Lo Svimez ha presentato il Rapporto 2013 sull’Economia del Mezzogiorno.

 

Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento.

 

Nel 2013 il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di dieci anni fa.

 

Negli anni di crisi 2008-2013 i consumi di delle famiglie sono crollati quasi del 13%, gli investimenti nell’industria addirittura del 53%, i tassi di iscrizione all’Università tornano ai primi anni Duemila e per la prima volta il numero di occupati ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 6 milioni, il livello più basso dal 1977.

 

Una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei.

 

E le previsioni 2014-2015 contenute nel Rapporto di previsione territoriale SVIMEZ 01/2014 confermano il trend negativo. 


Questa la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2014 presentate il 30 luglio 2014 alla Camera dei Deputati a Roma. 

 

Ecco il documento:

http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2014/2014_07_30_anticipazioni.pdf

 

 

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