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Quanti sono i NEET in Italia ? Te lo dice il nuovo rapporto dell’Istat.

istat

L’Istat ha pubblicato un interessante report sui NEET in Italia.

Scarica qui il report

LA LAUREA SERVE ANCORA A TROVARE LAVORO IN ITALIA? Scarica tutte le statistiche sul nostro sistema universitario.

 

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Rino Scoppio con microfono

Rino Scoppio

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01 - copertina

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L’Anvur ha pubblicato la nuova edizione 2018 del “RAPPORTO SULLO STATO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E DELLA RICERCA”.

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I numeri purtroppo non sono confortanti.

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Siamo al penultimo posto nell’U.E. come numero di laureati; ci precede solo la Romania.

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07 I- Italia al penultmo posto come numero di laureati

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Molto bassa anche la spesa annuale per studente.

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02 - spesa annuale per studente

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I finanziamenti del MIUR continuano a calare negli ultimi anni; il trend sembra inarrestabile.

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03 - il calo dei finanziamenti dello stato all'Università

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Non c’è stato turnover nella platea dei dipendenti universitari; è il comparto della Pubblica Amministrazione che ha sofferto di più.

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04 - continua a calare il numero dei dipendenti unversitari.png

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Questo ha comportato un evidente innalzamento dell’età media con scarso innesto di giovani leve.

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Unica nota positiva:

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negli ultimi anni ha ripreso a crescere il numero degli immatricolati.

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Ha superato quota 290.000.

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05 - ha ripreso a crescere il numero dei laureati in Itallia

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E infine, la domanda che abbiamo posto nel titolo di questo articolo:

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Con la laurea si trova lavoro?”

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I numeri dimostrano in maniera inconfutabile che si hanno maggiori opportunità di trovare lavoro.

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La differenza con i diplomati però non è molto alta.

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Questo probabilmente spinge molti giovani a cercare una via più agevole per trovare il primo stipendio.

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06 - con la laurea o il diploma si trova lavoro?

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Per scaricare il report dell’Istat, clicca QUI

 

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I DIPLOMATI ITALIANI? Incredibile ma vero sono soddisfatti della loro scuola, dei docenti e anche dei progetti di alternanza. Scarica il nuovo report pubblicato da AlmaDiploma.

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Rino Scoppio

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AlmaDiploma ha pubblicato la 15^ edizione del Rapporto sul profilo dei diplomati italiani.
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I risultati ci danno molte indicazioni sui luoghi comuni relativi alla scuola italiana.
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Mediamente i nostri ragazzi sono soddisfatti del rapporto che hanno instaurato con i loro docenti.
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Meno lusinghiero il giudizio sulle infrastrutture.

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02 - giudizio su docenti e infrastrtture

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Molti ragazzi cambierebbero il percorso di studi scelto.

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02 - perchè cambierebbero

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Le ore di studio settimanali sono mediamente più alte nei licei.
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Colpisce il dato generale sulle ore di studio delle ragazze rispetto ai loro colleghi.

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03 - ore di studio alla settimana

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Gli istituti professionali sono i protagonisti nei progetti di alternanza Scuola-Lavoro.

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04 - Quali indirizzi di studio fanno progetti di alternanza

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Contrariamente a quello che si può pensare dalle notizie di cronaca quotidiana, i ragazzi guardano con interesse ai progetti di alternanza.

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Va migliorato sicuramente l’aspetto organizzativo.

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05 - soddisfazione sui progetti di altrrnanza

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Per scaricare il report  di AlmaLaurea, clicca QUI

TUTTI I NUMERI DELLA SCUOLA ITALIANA. Scarica l’ultimo rapporto pubblicato dal MIUR

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Rino Scoppio 

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Il MIUR ha pubblicato le ultime statistiche sulla scuola italiana.

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Le sedi scolastiche statali in Italia sono 41.060

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41mila sedi scoladtiche

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Gli alunni che nell’anno scolastico 2017/2018 frequenteranno le scuole statali sono 7.757.849, per un totale di 370.697 classi.

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totale 7 milioni di salunni

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Relativamente alla scuola secondaria di II grado, ecco la distribuzione degli studenti per percorso di studi.

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ripartizione scuolla superire per indirizzo di studio

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La ripartizione fra Licei, Tecnici e Professionali.

 

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tripartizione fra tipo di scuola

 

Per scaricare il rapporto del MIUR, clicca QUI

 

 

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Nella Tab.6 con maggiore dettaglio è presentata la distribuzione degli studenti per indirizzo di studio ed anno di corso

SE PRENDO LA LAUREA, COSA SUCCEDE ALLA MIA CARRIERA? Ecco i risultati della nuova ricerca pubblicata da Jobpricing

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Rino Scoppio 

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JobPricing ha pubblicato l’University Report 2017.
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E’ un’indagine sui livelli di retribuzione dei diplomati e laureati italiani.

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Il titolo di studio (sul lungo periodo) offre sicuramente buone possibilità di stipendi e carriera.

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03 - quanto vale livello di istruzione

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Un dilemma per molte famiglie: meglio l’università pubblica o privata?

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07 - guadagna di più

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I numeri sono abbastanza eloquenti.

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.04 meglio private o pubbliche

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La Bocconi mostra le migliori performance in tal senso.

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05 Classifica atenei bocconi

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Per scaricare il report completo di Jobpricing, clicca QUI

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“…IN ITALIA CI SONO TROPPI LAUREATI…”. Si, come no. Siamo al penultimo posto nell’U.E. Scarica il nuovo rapporto pubblicato da Eurostat

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Rino Scoppio 

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Eurostat ha pubblicato un interessante studio sui laureati all’interno dell’U.E.

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Nel 2016, la percentuale di laureati tra le persone tra i 30 e i 34 anni è cresciuta in tutti i paesi membri dell’Ue rispetto al 2002 ma l’Italia è tra gli Stati con la percentuale più bassa (26,2%).

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Una quota inferiore a quella dei laureati italiani si registra solo in Romania (25,6%).

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italia

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Per quanto riguarda la distinzione tra maschi e femmine, la maggioranza dei laureati è donna in tutte la nazioni dell’Unione, fatta eccezione per la Germania.

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Uomini donne otale

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L’Italia da questo punto di vista è in linea con tutti gli altri Stati: il 32,5% dei laureati è donna contro il 19,9% di uomini.

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donne
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Lo studio di Eurostat prende in considerazione anche i tassi di abbandono scolastico (early school leavers).

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L’Italia è la quinta peggiore dietro solo, oltre a Malta e Spagna,  a Portogallo e Romania.

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abbandono

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Per scaricare lo studio Eurostat, clicca QUI

 

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INNOLABS: SOSTEGNO A PROGETTI DI INNOVAZIONE SOCIALE

|Autore: Giorgio Caracciolo|

Il 13 marzo si aprirà lo sportello per la presentazione delle Domande di agevolazione previste da INNOLABS, il nuovo strumento della Regione Puglia a sostegno di Progetti pilota per la sperimentazione di soluzioni innovative di specifiche problematiche di carattere sociale. La metodologia di approccio prevede la partecipazione di 4 gruppi di Attori: la Pubblica Amministrazione, le Imprese, il sistema della Ricerca ed i Cittadini o loro Associazioni in qualità di co-sviluppatori di innovazione. Una quadrupla elica di soggetti in grado di dialogare tra loro per la sperimentazione di nuovi prodotti o nuovi servizi.

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I progetti pilota, di importo pari almeno a € 150.000,00 e durata massima di 18 mesi, devono essere riferiti ad un dominio tematico (Ambiente, Sicurezza e Tutela Territoriale; Cultura e Turismo; Energia Rinnovabile e Competitiva; Governo elettronico per la PA; Salute, Benessere e Dinamiche Socio-Culturali; Istruzione ed Educazione; Economia Creativa e Digitale; Trasporti e Mobilità Sostenibile) e collegati ad una Tipologia di aggregazione: 1) Smart City & Community; 2) Knowledge Community; 3) Business Community.

Le agevolazioni consistono in un Contributo in conto impianti fino ad un importo massimo di € 150.000,00 per singola impresa.

Per maggiori informazioni scarica la scheda innolabs

I NUMERI DI SCUOLA E UNIVERSITÀ IN ITALIA E NEI PAESI OCSE. Scarica il nuovo rapporto pubblicato dall’OCSE

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|Autore: Rino Scoppio|

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L’OCSE ha pubblicato l’edizione 2016 del rapporto «Education at glance».

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Il documento analizza i sistemi educativi di 35 paesi nel mondo.

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Si tratta di dati del 2014 e, dunque, per quel che riguarda il livello di spesa, i numeri non considerano gli investimenti messi in campo con la «Buona scuola».

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Secondo i dati, tra il 2008 e il 2013 l’Italia ha tagliato la spesa pubblica per le istituzioni scolastiche del 14%.

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Nel 2013 il nostro Paese ha stanziato solo il 7% della spesa pubblica complessiva per l’insieme dei cicli d’istruzione – contro l’11% della media Ocse.

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La spesa annua dell’Italia per l’istruzione dalla scuola primaria all’istruzione universitaria nel 2013 è stata in media di 9.238 dollari per studente, inferiore di oltre 1.200 dollari alla media Ocse.

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In ogni caso, spiega il rapporto, la gran parte della spesa per l’istruzione in Italia resta finanziata da fonti pubbliche (il 96%, 5 punti più della media Ocse).

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Il corpo insegnante italiano è il più anziano rispetto a quello di tutti i Paesi Ocse e registra una delle quote più basse di docenti di sesso maschile.

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Sei/sette prof su dieci sono ultracinquantenni (58% nella scuola primaria, 59% nelle medie e 69% nelle superiori).

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Otto su dieci sono di sesso femminile.

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Nel rapporto Ocse si dà tuttavia atto al governo italiano di aver varato un piano di assunzioni che potrebbe “ringiovanire” il corpo insegnante del Paese.

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Lo squilibrio di genere è molto meno spiccato a livello dirigenziale.

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Sul fronte delle retribuzioni, l’Ocse indica poi che dal 2010 al 2014 i salari degli insegnanti sono diminuiti del 7% in termini reali sia nella scuola primaria che in quella secondaria.

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Nel 2014 un insegnante italiano poteva contare su un salario di 32.995 dollari.

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I prof più “ricchi” sono quelli del Lussemburgo con 108mila dollari, ma ben sopra la media risultano anche i quasi 64mila dollari dei tedeschi.

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Il tasso di ingresso dei giovani italiani nei corsi di laurea triennale, dice il rapporto, non supera il 37%, contro una media Ocse del 59 per cento.

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Sugli studi universitari pesa anche il nodo del diritto allo studio, che secondo l’Ocse è lungi dal garantire l’equità.

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Infatti circa l’80% degli iscritti a corsi di primo e secondo livello non riceve alcun aiuto finanziario per le tasse d’iscrizione.

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I dati Ocse dicono che in Italia oltre un terzo dei giovani tra i 20 e i 24 anni di età non lavora e non studia e tra il 2005 e il 2015 la loro percentuale è aumentata di 10 punti, molto più che negli altri paesi.

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Unica nota positiva sul fronte dell’occupazione è quella di chi ha frequentato un istituto tecnico o professionale.

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In Italia i giovani con questo titolo di studio vantano un tasso di disoccupazione inferiore rispetto agli altri paesi.

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Per scaricare il rapporto completo dell’OCSE, clicca QUI

 

Per scaricare il capitolo del rapporto dedicato all’Italia, clicca QUI

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TUTTI I NUMERI DELL’UNIVERSITÀ ITALIANA. Scarica il nuovo rapporto pubblicato dall’Anvur

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In questi giorni l’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario,  ha presentato il “Rapporto 2016 sullo stato del sistema universitario e della ricerca”.

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Il fenomeno di maggior rilievo rispetto al precedente rapporto è dato dalla ripresa delle immatricolazioni, soprattutto nella fascia di età più giovane”, dopo stagioni di continue riduzioni.

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Negli ultimi due anni il calo si è arrestato e negli ultimi dodici mesi si è registrata “una decisa inversione di tendenza, con un incremento dell’1,6 per cento del numero di immatricolati.

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Il sistema universitario italiano è basato sulle università statali (61 atenei), che accolgono nove iscritti su dieci.

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Nelle lauree triennali,  solo il 58 per cento arriva in fondo al percorso, a fronte di un 39 per cento di abbandoni.

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Una quota alta rispetto ai paesi industrializzati.

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Il 55 per cento delle matricole è donna.

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Nonostante una costante crescita osservata negli ultimi anni, siamo tra gli ultimi in Europa per quota di popolazione in possesso di un titolo di istruzione terziaria.

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numero di laureati

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Crolla il numero docenti in cattedra: erano 62.753 nel 2008, sono diventati 50.369 nel 2015.

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numero docenti

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Negli ultimi ventisette anni il processo di innalzamento dell’età dei docenti è stato continuo: dal 1988 al 2015 l’età media è aumentata di quasi 7 anni, arrivando a sfiorare i 53.

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I professori ordinari e associati  insegnano mediamente per 111 ore l’anno.

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Per scaricare il report dell’Anvur, clicca QUI

 

Firma tua il management

TUTTE LE STATISTICHE SUI LAUREATI ITALIANI E SUI LORO SBOCCHI PROFESSIONALI. Scarica i 2 report pubblicati da Almalaurea

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AlmaLaurea ha presentato in questi giorni 2 interessanti documenti:

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– Il Rapporto 2016 sul Profilo dei laureati

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Il Rapporto 2016 sulla Condizione Occupazionale dei Laureati 

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Il Rapporto 2016 AlmaLaurea sul Profilo dei laureati, usciti nel 2015 da 71 Università delle 73 aderenti, offre una documentazione ampia e aggiornata per valutare l’offerta formativa del sistema universitario italiano e gli esiti che ne conseguono.

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Il Rapporto indaga le caratteristiche dei laureati dal loro ingresso all’università alla riuscita negli studi, dai tirocini formativi alle esperienze di studio all’estero, dal lavoro durante gli studi alla frequenza alle lezioni, dai giudizi sull’esperienza universitaria ai servizi per il diritto allo studio, fino alle prospettive di studio e lavoro per il futuro post-laurea.

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Dal XVIII Rapporto emerge che:

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1) cresce la percentuale di laureati stranieri;

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2) aumenta la quota di giovani che terminano gli studi nei tempi previsti;

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3) si mantiene costante la quota di chi svolge periodi di studio all’estero;

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4) resta stabile la quota di laureati che sceglie di svolgere esperienze di tirocinio durante gli studi;

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5) diminuisce la quota di laureati che svolgono attività lavorative durante gli studi

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Il Rapporto 2016 sulla Condizione Occupazionale dei Laureati è lo strumento che approfondisce la condizione formativa ed occupazionale dei laureati dopo uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

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Indaga le prospettive del mercato del lavoro e le relazioni fra studi universitari e sbocchi occupazionali.

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Restituisce un’ampia e dettagliata fotografia sulla tipologia dell’attività lavorativa svolta, sulla professione, sulla retribuzione degli occupati e sulla loro soddisfazione per il lavoro svolto, sul ramo e settore in cui lavorano, sull’utilizzo nel lavoro svolto delle competenze acquisite all’università.

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Per scaricare il Rapporto 2016 sul Profilo dei laureati, clicca QUI

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Per scaricare il Rapporto 2016 sulla Condizione Occupazionale dei Laureati, clicca QUI

 

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biglietto

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