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BOCCIARE GLI ALUNNI SERVE A QUALCOSA ? Scarica il rapporto dell’OCSE

ocse

“… In teoria la bocciatura dovrebbe servire a permettere a uno studente che è rimasto indietro nel programma di “mettersi in pari” per riuscire poi a proseguire gli studi con profitto.

Tuttavia lo studio OCSE PISA che confronta i dati sulle bocciature e sulle competenze scolastiche degli studenti 15-enni in più di 65 paesi nel mondo mostra che far ripetere anni scolastici non è di aiuto per gli studenti che ripetono un anno, comporta costi elevati per il sistema paese e non solo non aiuta a promuovere maggiore equità nel sistema, ma rinforza le differenze tra studenti con un diverso background socio-economico.

In Italia ci sono ancora troppi bocciati: il 17% degli studenti quindicenni ha dichiarato di aver ripetuto almeno un anno scolastico, rispetto a una media OCSE del 12%.

 

Lo studio PISA mostra che purtroppo in Italia, come in molti altri paesi, tra gli studenti che ottengono gli stessi risultati in matematica, comprensione di testi e scienze, gli studenti socialmente svantaggiati hanno più probabilità di ripetere un anno rispetto agli studenti più favoriti.

Gli studenti socio-economicamente svantaggiati hanno meno possibilità di ricevere aiuto durante l’anno scolastico grazie a corsi di recupero e lezioni private.

Gli studenti svantaggiati spesso hanno maggiori problemi comportamentali, arrivano in ritardo e saltano lezioni o giorni di scuola.

Invece che intervenire sui problemi che determinano un allontanamento progressivo di troppi ragazzi dalle classi, il mondo scuola in Italia si basa ancora sull’uso della bocciatura come strumento per punire.

Uno dei possibili risultati e’ la scarsa motivazione dei ragazzi e gli alti livelli di dispersione scolastica.

L’esigenza di fare ripetere una classe implica costi elevati: alla spesa di un anno aggiuntivo d’istruzione bisogna infatti aggiungere il mancato introito per la società quando si differisce di almeno un anno l’ingresso dello studente bocciato sul mercato del lavoro.

In Italia, il costo delle bocciature rappresenta il 6,7% della spesa annua nazionale per l’istruzione primaria e secondaria – ovvero 47.174 dollari (circa 36 mila euro) per studente che ripete l’anno.

Prevenire è meglio che curare.

Vale nel mondo della sanità pubblica, ma vale anche, e soprattutto, nel mondo della scuola.

Prevenire è meglio che curare e le bocciature sono costose e non curano il problema dello scarso profitto e motivazione degli studenti italiani.

Ridurre le bocciature potrebbe aiutare a risparmiare risorse da investire nella prevenzione: per aiutare i ragazzi in modo personalizzato durante l’anno affinché’ non si creino lacune nel processo di apprendimento e per affiancare ragazzi demotivati e con scarso attaccamento alla scuola.

Per scaricare il link, clicca QUI.

LE SCUOLE ITALIANE SONO SICURE ? Leggi il rapporto di CittadinanzAttiva

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Cittadinanzattiva ha presentato il XII Rapporto su sicurezza, qualità e accessibilità delle scuole.

 

I risultati sono sconfortanti.

 

Le Scuole italiane sempre più insicure:

 

– Quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente.

– Oltre il 70 per cento presenta lesioni strutturali

 

– In un caso su tre gli interventi strutturali non vengono effettuati

 

– Più della metà delle scuole si trova in zona a rischio sismico

 

– Una su quattro in zona a rischio idrogeologico.

A dimostrare che la situazione è davvero grave sono i tanti incidenti – 36 nell’ultimo anno – che solo per puro caso non si trasformano in tragedia.

 

Per mettere in sicurezza tutte le scuole italiane occorrono, secondo gli esperti dell’organizzazione senza fine di lucro, altri finanziamenti provenienti anche dal settore privato.

 

I tre miliardi “promessi” dal Renzi rappresentano soltanto una parte del fabbisogno, stimati dalla Protezione civile nel 2009 in 13 miliardi.

 

Cittadinanzattiva non manca di sottolineare che il nostro Paese attende da ben 18 anni l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, mai completata.

 

Il Rapporto si basa sulle osservazioni di 213 edifici in 14 regioni.

 

Per scaricare il rapporto e le slide, clicca QUI.

LA PIU’ VASTA INDAGINE SUI LIVELLI DI ISTRUZIONE NEL MONDO. Scarica il rapporto OCSE

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È allarme rosso poi sui «Neet»: nel 2012 quasi un giovane su tre (31,5%) di 20-24 anni non studia e non lavora (+ 10 punti rispetto al 2008).

 

In Austria e Germania ci si ferma all’11%. Segnali di miglioramento arrivano invece sulle differenze di genere: da noi il divario tra laureati maschi e femmine è inferiore rispetto ad altri paesi.

 

Per esempio, il 40% delle nuove lauree in ingegneria è stato conseguito dalle donne (in Germania la quota è solo del 22%).

 

È aumentata poi la percentuale di 15enni che ottengono risultati elevati in matematica.

 

Ma i giovani laureati (25-34 anni) raggiungono appena il livello di competenze di lettura e matematica dei loro coetanei senza titolo di studio terziario in Finlandia, Giappone o Paesi Bassi.

Formazione e imprese
Un ragionamento più approfondito merita il capitolo investimenti.

 

L’Italia dedica a scuola e università una spesa totale pari al 5% del Pil (dati 2011), e ciò ci colloca al quint’ultimo posto della classifica stilata dall’Ocse (la spesa pubblica è diminuita, quella privata è aumentata).

 

Ma si è ridotto il numero di docenti (per via dei tagli agli organici): e ciò dimostra «come la qualità dell’istruzione non dipenda dal numero di insegnanti, ma dalla loro preparazione, dal loro impegno, e da una gestione del personale che motiva i migliori docenti», ha detto Francesco Avvisati, ricercatore Ocse, autore della nota sull’Italia.

 

Gli fa eco Attilio Oliva, presidente dell’Associazione Treellle, spiegando che «è ben noto che le risorse da sole non modificano sostanzialmente l’apprendimento e che non c’è quindi correlazione tra numero di insegnanti e performance degli studenti».

 

Per  scaricare il report dell’OCSE, clicca QUI.

 

 

 

LA RIFORMA DELLA SCUOLA PROPOSTA DAL GOVERNO RENZI. Scarica il documento (136 pagine)

scuola

 

Ecco la riforma della scuola proposta dal Governo Renzi.

 

Sono 136 pagine articolate  in sei capitoli:

 

1) Piano straordinario per l’assunzione degli insegnanti,

 2) Formazione e carriera dei docenti,

3) «Vera» autonomia (trasparenza, valutazione, burocrazia zero),

 4) Ripensamento dell’offerta didattica,

 5) Rapporto scuola-lavoro

 6) Le risorse pubbliche e private da mettere in campo.

 

Per assumere circa 148mila nuovi docenti – tutti i precari storici e tutti i vincitori e gli idonei dell’ultimo concorso – saranno necessari 3 miliardi di euro.

 

Sarà bandito un nuovo concorso per permettere ad altri 40mila abilitati di entrare in ruolo, sostituendo via via, tra il 2016 e il 2019, i colleghi che andranno in pensione.

 

Dopo la fase transitoria del 2015-2016, tutte le assunzioni torneranno – almeno nelle intenzioni dell’esecutivo – ad avvenire solo per concorso, riservato ai soli abilitati.

 

Per scaricare il documento, clicca QUI.

 

PER LA PRIMA VOLTA L’UNIVERSITÀ DI BARI PUBBLICA LE VALUTAZIONI DEGLI STUDENTI SUI DOCENTI. Leggi i risultati

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Le pagelle sono sul web, accessibili a tutti.

 

Il report relativo al 2012/2013 riguarda 24 dipartimenti per 121 corsi di laurea e 2.466 insegnamenti.

 

In tutto 1.463 docenti valutati da 71.844 questionari.

 

Sotto la lente di ingrandimento sono finiti programmi e testi, docenti e lezioni, spazi e tempi.

 

La valutazione è misurata dal grado di soddisfazione degli studenti.

 

Ecco alcuni indicatori.

 

 

Un sesto dei docenti universitari baresi non risponde alle email

 

Il 20% invece è restio a utilizzare in cattedra lucidi, diapositive, computer e video.

 

 

La prima criticità, che riguarda il 14% dei casi, è l’assenza di chiarezza su programmi, obiettivi didattici, esami e ricevimenti che raggiunge picchi del 42% di insoddisfazione per l’insegnamento di Chimica dei plasmi di Mario Capitelli.

 

Stessa percentuale di insoddisfazione, 14%, per il materiale didattico (libri e dispense) da supporto allo studio e per la reperibilità di docenti per chiarimenti e spiegazioni.

 

Bocciati molti prof per la capacità di stimolare la partecipazione con lezioni interessanti e di utilizzare strumenti didattici alternativi.

 

 

Per scaricare l’indagine, clicca qui.

 

 

 

E’ STATA PUBBLICATA LA CLASSIFICA DEI PRIMI 500 ATENEI AL MONDO. Scopri la posizione delle università italiane

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Ranking Shangai è la consueta indagine sui migliori atenei del mondo.

 

Ha pubblicato la classifica per il 2014.

 

Nessun ateneo italiano rientra tra i 150 migliori al mondo.

 

Bologna, Milano, Padova, Pisa, Roma La Sapienza, Torino occupano la posizione “più alta” nella top 500, si piazzano tra la 151/ma e la 200/ma posizione.

 

In tutto, nella classifica generale mondiale si contano solo 21 atenei italiani, cifra ben lontana dalle 146 presenze statunitensi.

 

A confezionare la graduatoria delle 500 migliori università del mondo è l’ateneo Jao Tong di Shangai, che ogni anno a metà agosto pubblica l’Academic ranking of world universities (Arwu).

Il nostro paese è 18/mo nella classifica generale.

 

Tra gli indicatori presi ad esame per la valutazione, ci sono la qualità dell’insegnamento, delle facoltà e della ricerca e le performance di ciascun istituto rispetto al numero degli iscritti.

 

 

Dominano la classifica Harvard, Stanford e Massachusetts Institute of Technology – Mit.

 

Ecco la classifica completa:

http://www.shanghairanking.com/ARWU2014.html