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Category Archives: Pubblica Amministrazione

INNOLABS: SOSTEGNO A PROGETTI DI INNOVAZIONE SOCIALE

|Autore: Giorgio Caracciolo|

Il 13 marzo si aprirà lo sportello per la presentazione delle Domande di agevolazione previste da INNOLABS, il nuovo strumento della Regione Puglia a sostegno di Progetti pilota per la sperimentazione di soluzioni innovative di specifiche problematiche di carattere sociale. La metodologia di approccio prevede la partecipazione di 4 gruppi di Attori: la Pubblica Amministrazione, le Imprese, il sistema della Ricerca ed i Cittadini o loro Associazioni in qualità di co-sviluppatori di innovazione. Una quadrupla elica di soggetti in grado di dialogare tra loro per la sperimentazione di nuovi prodotti o nuovi servizi.

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I progetti pilota, di importo pari almeno a € 150.000,00 e durata massima di 18 mesi, devono essere riferiti ad un dominio tematico (Ambiente, Sicurezza e Tutela Territoriale; Cultura e Turismo; Energia Rinnovabile e Competitiva; Governo elettronico per la PA; Salute, Benessere e Dinamiche Socio-Culturali; Istruzione ed Educazione; Economia Creativa e Digitale; Trasporti e Mobilità Sostenibile) e collegati ad una Tipologia di aggregazione: 1) Smart City & Community; 2) Knowledge Community; 3) Business Community.

Le agevolazioni consistono in un Contributo in conto impianti fino ad un importo massimo di € 150.000,00 per singola impresa.

Per maggiori informazioni scarica la scheda innolabs

CON LA NUOVA APP DI POSTE ITALIANE PUOI PRENOTARE IL TICKET ELIMINACODE OVUNQUE SEI E FARE TANTE ALTRE COSE

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Pochi giorni fa ha debuttato la nuova applicazione di Poste Italiane.

 

Si chiama Ufficio Postale e servirà ai cittadini stanchi di perdere tempo davanti agli sportelli.

Lutente può prenotare da smartphone il ticket elettronico e questo gli consentirà di arrivare nell’ufficio a ridosso del proprio turno. 

 

 

L’effetto dell’applicazione sarà quello di ridurre i tempi di attesa, in quanto il cliente può programmare per tempo la visita e presentarsi in ufficio poco prima del suo appuntamento.

Al momento questa funzione è disponibile solo per alcuni uffici postali sul territorio.

L’applicazione è dotata anche di altre funzionalità.

Consente  di accedere al servizio per il monitoraggio dello stato di una spedizione tracciata e di ricercare e localizzare su mappa gli uffici postali, le cassette postali, gli Atm Postamat.

Tramite l’app si possono pagare i bollettini bianchi e premarcati e inviare telegrammi, raccomandate e  posta prioritaria.

È rivolta a tutti i cittadini, anche a coloro che non sono in possesso di strumenti finanziari BancoPosta.

Ecco i link per scaricare l’applicazione da IOS e da Android.

SCOPRI QUANTI SOLDI PUOI FARE CON LA TUA PERGAMENA

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University Report 2015 è uno studio sul “valore” delle università e dei livelli di istruzione effettuato a partire dal database di JobPricing.

Il Report contiene una serie di analisi mirate a verificare se esistono delle correlazioni fra livello di istruzione, università frequentata, stipendio e carriera lavorativa.

Le osservazioni effettuate possono fornire un valido contributo al dibattito in corso su alcuni interrogativi legati al mondo delle università, in particolare:

  1. Conviene o no conseguire una laurea?

  2. Guadagnano di più le persone cha hanno conseguito la laurea nelle università pubbliche o private?

  3. Vi sono differenze se si è studiato al Nord, al Centro o al Sud?

  4. Quanto tempo occorre per ripagare l’investimento fatto per studiare?

  5. Quale università scegliere per avere le migliori possibilità di carriera e stipendi più elevati? E quali sono gli sbocchi professionali principali per ciascuna Università?

La Bocconi svetta nell’indagine JobPricing come l’ateneo più “redditizio” per i suoi studenti.

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I laureati di via Sarfatti, secondo il report, viaggiano già nei primi 10 anni di carriera (25-34 anni) su una media di 34.914 euro, sul del 20,9% rispetto a una media italiana di 28.869 euro.

E non è tutto, perché più si avanza e più si allarga la differenza tra gli stipendi percepiti a inizio e fine carriera: dai poco meno di 35mila euro nei primi anni di attività ai 66.270 euro percepiti nella fascia dai 45 ai 54 anni.

Un aumento del 90%.

Visti i numeri non stupisce che quasi un “bocconiano” su quattro (23%) occupi posizioni dirigenziali, a fianco di un ulteriore 34% con un contratto da quadro.

Certo: lo scoglio possono essere le tasse di iscrizione, che raggiungono picchi di 11mila euro annui per gli studenti nelle fasce di reddito più elevate.

Ma quanto si impiega a ripagare l’investimento?

Lo University Payback Index di JobPricing, somma di costi universitari e mancato introito nel quinquennio, stima un’attesa di 12,4 anni per gli studenti residenti a Milano e di 13,4 anni per i fuori-sede.

Per scaricare il report, clicca QUI

I COMUNI ITALIANI AMANO GLI ANIMALI? Scarica il rapporto pubblicato da Legambiente

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Legambiente presenta “Animali in città“ IV Rapporto nazionale sui servizi e le attività dei Comuni capoluogo di provincia e delle Aziende sanitarie locali per gli amici a quattro .

 

Di razza o meticci, piccolissimi o enormi, domestici o vaganti, sono tantissimi i cani e i gatti che vivono nel nostro Paese.

Moltissimi in famiglia, tanti nelle colonie controllate, decisamente troppi per strada, nei canili o nei rifugi d’emergenza.

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E se cani e gatti sono le specie animali più diffuse nelle nostre case, sono moltissimi anche i conigli nani e i piccoli roditori, pesci, rettili più o meno innocui, uccelli autoctoni o tropicali.

Le nostre città, inoltre, risultano essere sempre più popolate da animali selvatici come il gabbiano reale, storni, cornacchie ma anche volpi e cinghiali, attratti dal cibo disponibile e dalla minore presenza di predatori.

Per conoscere la situazione delle politiche per la gestione e il benessere degli animali in Italia, Legambiente, per il quarto anno consecutivo, ha sottoposto uno specifico questionario a tutte le Amministrazioni dei comuni capoluogo di provincia e alle Aziende sanitarie locali italiane.

Per scaricare il rapporto completo, clicca QUI

LA POVERTA’ IN ITALIA ED EUROPA. Scarica il rapporto in lingua italiana pubblicato dalla Caritas

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Caritas Europa e Caritas Italiana hanno presentato il “Terzo Rapporto sull‘impatto della crisi economica in Europa”.
Uno studio approfondito sull‘impatto della crisi e delle misure di austerità sulla popolazione europea, con un focus sulla situazione di Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania e Spagna.
In Italia oltre una persona su quattro (il 28,4% della popolazione) è a rischio povertà.
Lo sottolinea il rapporto di Caritas Europa sull’impatto della crisi.
A fronte di un rischio di povertà o esclusione sociale del 24,5% nella Ue a 28, nei 7 Paesi ‘deboli’ della Ue (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro) il rischio povertà riguarda una persona su tre (il 31% della popolazione).
Caritas: in Italia a rischio povertà oltre 1 su 4
In tema di povertà e di esclusione sociale, Caritas evidenzia un’Europa «a due velocità».
Alla fine del 2013 il 24,5% della popolazione europea (122,6 milioni di persone, un quarto del totale) era a rischio di povertà o esclusione sociale, 1,8 milioni in meno rispetto al 2012. Nei sette Paesi considerati più vulnerabili a seguito della crisi, lo stesso fenomeno coinvolge il 31% della popolazione.
Nonostante alcuni segnali di ripresa, «gli effetti della crisi appaiono ancora molto forti e persistenti», secondo Caritas Europa.
Nell’Unione a 28 sono più di 25 milioni i cittadini privi di lavoro (8,4 milioni in più rispetto al dato pre-crisi del 2008).
«Le persone più colpite – ricorda Caritas – sono quelle con bassi livelli di istruzione e i giovani. Aumenta la disoccupazione di lungo periodo».
Il numero di persone che vive in famiglie quasi totalmente prive di lavoro è aumentato in tutti i sette Paesi europei considerati dal Rapporto di Caritas: erano il 12,3% nel 2012 e sono diventate il 13,5% nel 2013.
Per l’Italia «triste primato» dei Neet, giovani che non studiano e non lavorano.
In 5 anni raddoppiato intervento Caritas in Italia.
La crisi economica ha fatto aumentare l’attività di assistenza.
In Italia l’azione Caritas si esplica attraverso 1.148 iniziative anticrisi.
Dal 2010 ad oggi le iniziative diocesane risultano raddoppiate (+99%). Rispetto ai contributi erogati con il «fondo straordinario anticrisi» attivato nel 2013 da Caritas, il 39,6% delle risorse sono state utilizzate per integrare il reddito delle famiglie; il 32% è invece impiegato per l’acquisto di beni di prima necessità.

Ecco il link per scaricare il rapporto della Caritas

LE REGIONI PIU’ GENEROSE NEI CONFRONTI DELLE IMPRESE. Ecco la classifica

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Tra trasferimenti correnti e contributi in conto capitale ogni anno le Regioni italiane trasferiscono al sistema delle imprese circa 6 miliardi di euro, suddivisi tra contributi erogati ad aziende private e trasferimenti concessi ad aziende pubbliche.

Una cifra consistente, pari allo 0,36% del Pil nazionale.

Lo rivela una ricerca del Centro studi “ImpresaLavoro”, che ha elaborato i dati più recenti contenuti in SIOPE, il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici del Ministero delle Finanze.

Gli ultimi dati disponibili certificano infatti che nel 2013 le Regioni italiane hanno trasferito complessivamente 3,3 miliardi di euro a imprese private (1 miliardo in trasferimenti correnti e 2,3 miliardi in contributi in conto capitale) e 2,5 miliardi di euro a imprese pubbliche (1,1 miliardi in trasferimenti correnti e 1,4 miliardi in conto capitale) .

Dal punto di vista regionale, a fare la parte del leone è il Trentino Alto Adige, che trasferisce annualmente al suo sistema delle imprese circa 762 milioni di euro. Seguono la Sicilia con 683 milioni e la Puglia con 591 milioni.

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Elaborazione ImpresaLavoro su dati Siope e Istat

Il dato assunto in mero valore assoluto rischia però di essere fuorviante, considerato che si paragonano regioni molto diverse sia per popolazione che per Prodotto interno lordo.

Dal punto di vista dei contributi che ogni regione eroga rapportati alla popolazione, il Trentino Alto Adige risulta ancora di gran lunga il territorio più generoso: con 736 euro di contributo per ogni cittadino residente quasi doppia la Valle d’Aosta che si classifica al secondo posto.

Terza la Basilicata con 200 euro a cittadino e quarta un’altra Regione autonoma, il Friuli Venezia Giulia, che trasferisce ogni anno alle sue imprese 186 euro per cittadino residente.

Molto meno generose sono la Toscana (37 euro), la Lombardia (41 euro) e il Lazio (42 euro).

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Elaborazione ImpresaLavoro su dati Siope e Istat

Anche con riferimento al Pil Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Basilicata si confermano le regioni in cui vengono erogati più contributi alle imprese: nelle province di Trento e Bolzano, infatti, la contribuzione regionale ad aziende pubbliche e private raggiunge i 2 punti di Pil: il doppio di quanto avviene in Valle d’Aosta e Basilicata e 20 volte l’impatto che queste misure hanno in regioni importanti come Lombardia, Toscana, Lazio e Veneto.

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Elaborazione ImpresaLavoro su dati Siope e Istat

Le singole Regioni si differenziano non solo in termini quantitativi: particolarmente curioso è analizzare la composizione dei contributi al sistema delle imprese diviso tra quanto finisce in tasca ad aziende private e quanto invece va a foraggiare il sistema delle imprese pubbliche. Liguria ed Emilia Romagna, ad esempio, scelgono di erogare larghissima parte dei loro contributi ad aziende di proprietà dello Stato, delle Regioni o degli Enti Locali.

In Liguria quasi il 93% dei contributi erogati finisce al pubblico mentre in Emilia-Romagna le aziende di stato si portano a casa l’82% del totale stanziato a favore dell’economia reale.

Terza in questa speciale classifica di attenzione alle società pubbliche è la Puglia con il 64% dei contributi erogati, seguita dalla Campania cn il 63,5% e dalla Sardegna con il 54,1%.

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Elaborazione ImpresaLavoro su dati Siope e Istat

Al contrario, si dimostrano particolarmente attente al sistema delle aziende private Molise, Campania e Sicilia che stanziano a loro favore rispettivamente il 94,4%, il 90,7% e l’86% delle risorse disponibili per contributi alle imprese.

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Elaborazione ImpresaLavoro su dati Siope e Istat
 

LE CITTA’ PIU’ SICURE AL MONDO. Scarica il rapporto completo pubblicato dall’Economist

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L’Economist Intelligence Unit ha pubblicato il report The Safe Cities Index 2015.
Il documento misura il livello di sicurezza di 50 città del mondo, scelte in base alla loro rilevanza e alla quantità di dati che rendono disponibili.
Pertanto, specifica l’Economist, la lista non è esaustiva e l’ultima città in classifica non è necessariamente la più pericolosa del mondo.
Il concetto di sicurezza urbana, che è leva di sviluppo e di crescita per le destinazioni, si declina non soltanto sull’integrità fisica delle persone, ma anche sul tema della sicurezza delle infrastrutture cittadine, delle infrastrutture digitali, del sistema sanitario.
La maggior parte della popolazione mondiale è oggi concentrata nelle città e il livello di urbanizzazione crescerà nei prossimi 30 anni in tutti i continenti.
Quali città prospereranno sarà determinato anche dal livello di sicurezza che sapranno garantire a cittadini, investitori, visitatori e turisti.
L’analisi dell’Economist ha considerato 40 indicatori in 4 ambiti:

1) La sicurezza personale, legata ai tradizionali parametri di misurazione del crimine, delle attività illegali, dei reati violenti e del grado di efficienza della polizia.

2) La sicurezza delle infrastrutture, che riguarda per esempio la qualità di strade ed edifici e monitora il numero di incidenti automobilistici e di decessi per disastri naturali.
3) La sicurezza digitale, cioè il livello di reati informatici, furto di identità, presenza di forze specializzate nella prevenzione del “cybercrimine”, consapevolezza generale dei cittadini sul tema, corretto funzionamento delle infrastrutture digitali.
4) La sicurezza sanitaria, che si esprime soprattutto con l’aspettativa di vita, la capacità di contenere le epidemie e le emergenze per la salute pubblica, il numero di posti letto ospedalieri disponibili in proporzione alla popolazione.
Il report indica che la città più sicura del mondo è Tokyo: è al primo posto per sicurezza digitale e, nonostante sia la città più popolosa del pianeta (38 milioni di abitanti) e sia spesso colpita da terremoti, risulta nei primi 5 posti anche per sicurezza delle infrastrutture e delle persone e all’8° per sicurezza sanitaria.
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Seconda nel ranking è Singapore, che attualmente registra la più bassa incidenza del crimine tradizionale degli ultimi 10 anni e si sta dimostrando efficace nel contrastare i crescenti reati informatici.

Per scaricare il report completo, clicca QUI

SCARICA IL TESTO DELLA GAZZETTA UFFICIALE

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Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, uscito nella Gazzetta datata 12 gennaio 2014 , si intitola “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonchè di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni“.


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Stabilisce quindi tutte le modalità, uguali per l’intero Paese sia per la Pa che per i privati, con cui ‘scrivere’, e non solo, un file, che ha valore legale, di certificato o di qualsiasi altro atto amministrativo.

L’obbligo di adottare per tutte le amministrazioni pubbliche il documento elettronico nasce dal Codice per l’amministrazione digitale (Cad).

Il Cad stabilisce come “gli atti formati dalle pubbliche amministrazioni con strumenti informatici, nonchè i dati e i documenti informatici detenuti dalle stesse, costituiscono informazione primaria ed originale da cui è possibile effettuare, su diversi o identici tipi di supporto, duplicazioni e copie per gli usi consentiti dalla legge”.
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Nelle disposizioni finali del Dpcm, che entra in vigore tra 30 giorni, è stabilito che “le pubbliche amministrazioni adeguano i propri sistemi di gestione informatica dei documenti entro e non oltre diciotto mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.
Fino al completamento di tale processo possono essere applicate le previgenti regole tecniche.

A questo punto ci sono tutti gli strumenti affinchè la Pa, ma anche i privati, possano superare l’utilizzo della carta e la diffusione del documento digitale diventi una realtà per il Paese.

Per scaricare la Gazzetta Ufficiale con il decreto, clicca QUI

LA MOBILITA’ SOSTENIBILE IN ITALIA. Leggi il rapporto pubblicato da Euromobility

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Bologna si scopre la città più “ecomobile d’Italia” nel 2014 migliorando così rispetto al secondo posto dell’anno scorso.
Lo dice l’VIII rapporto di Euromobility, che analizza le cinquanta principali città italiane (tutti i capoluoghi di regione e i centri con più di 100mila abitanti).

Per stilare la pagella si analizzano il numero di utenti di car sharing e bike sharing, le emissioni prodotte dalle auto, l’offerta del trasporto pubblico, le zone a traffico limitato e quelle riservate ai pedoni, i parcheggi di scambio e a pagamento, le flotte di veicoli comunali, nonché delle iniziative di promozione e comunicazione a favore della mobilità sostenibile.

Bologna è prima in assoluto, seguita da Parma e da Milano: sul podio anche quest’anno tutte città del Nord.
Poco sotto Venezia al quarto posto e Brescia al quinto.
Nella “top ten” si confermano anche Bergamo al sesto posto e Firenze al settimo, mentre Roma è soltanto al ventiquattresimo posto.

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Chiudono la “top ten” Padova all’ottavo posto, Torino al nono e Genova al decimo. In fondo alla classifica della mobilità sostenibile Siracusa, Reggio Calabria e Potenza.
Per scaricare il report di Euromobility, clicca QUI 

I MOSTRUOSI AUMENTI DELLE TARIFFE PUBBLICHE IN ITALIA. Scarica l’indagine della CGIA di Mestre

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Nell’ultimo anno boom dei rifiuti: con l’introduzione della Tari abbiamo pagato il 12,2 per cento in più.

 
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Luce, gas e trasporti sono le voci di spesa che gravano maggiormente sui bilanci delle famiglie e delle piccole imprese italiane

Tra il 2010 e il 2014 solo in Spagna le tariffe pubbliche sono rincarate più delle nostre.

Se a Madrid l’aumento medio è stato del 23,7 per cento, in Italia, come del resto è successo in Irlanda, l’incremento è stato del 19,1 per cento.

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Tra i grandi Paesi d’Europa, invece, la Francia ha registrato un rincaro medio del 12,9 per cento, mentre la Germania ha segnato un ritocco all’insù dei prezzi solo del 4,2 per cento.

L’area dell’euro ha subito un incremento dei prezzi amministrati dell’11,8 per cento: oltre 7 punti percentuali in meno che da noi.

I calcoli sono stati effettuati dall’Ufficio studi della CGIA che oltre a eseguire una comparazione tra l’andamento delle tariffe amministrate nei principali paesi d’Europa ha analizzato anche il trend registrato tra il 2004 e i primi 11 mesi del 2014 delle tariffe dei principali servizi pubblici presenti nel nostro Paese.

Negli ultimi 10 anni, a fronte di un incremento dell’inflazione che in Italia è stato del 20,5 per cento, l’acqua è aumentata del 79,5 per cento, i rifiuti del 70,8 per cento, l’energia elettrica del 48,2 per cento, i pedaggi autostradali del 46,5 per cento, i trasporti ferroviari del 46,3 per cento, il gas del 42,9 per cento, i trasporti urbani del 41,6 per cento, il servizio taxi del 31,6 per cento e i servizi postali del 27,9 per cento.

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Tra tutte le voci analizzate, solo i servizi telefonici hanno subito un decremento: -15,8 per cento.

In linea di massima, oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi resi non ha subito sensibili miglioramenti.

 

Per scaricare l’indagine della CGIA di Mestre, clicca QUI

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