Il Management.it

Home » Economia&Finanza (Pagina 5)

Category Archives: Economia&Finanza

LA CRISI DEL LAVORO IN ITALIA. Scarica l’11° Rapporto Cisl

cisl
La Cisl ha pubblicato l’XI Rapporto Industria, mercato del lavoro e contrattazione.

 

 

I numeri.

 

Nel corso del 2014 i lavoratori a rischio di perdita di lavoro è di 136.616 unità, in aumento di 13.486 unità rispetto alle previsioni del 2013.

 

In costante crescita il numero di interventi per le persone che hanno perso il lavoro.

 

Fra il 2010 e il 2013, aumenta del 66,5% fino a 2.186.358 di interventi di sostegno nel 2013.

 

L’incremento maggiore riguarda i lavoratori in mobilità (+81,8%), che sono 217.597 nel 2013.

Nei primi mesi di quest’anno i dati sulla produzione industriale hanno deluso le aspettative, seppur modeste di crescita.

 

Ciò dopo sei anni di crisi che hanno provocato una caduta drammatica dell’attività produttiva: rispetto alla fase più alta del ciclo precedente (2007-2008), la produzione industriale si è contratta di un quarto, la capacità produttiva intorno al 15%, i consumi delle famiglie di circa l’8%, gli investimenti del 26%.

La crisi ha colpito soprattutto l’industria manifatturiera e le costruzioni, che hanno subito complessivamente (2008-2013) circa l’89% della diminuzione totale degli occupati, rispettivamente con 482 mila e 396 mila occupati in meno.
Solo le esportazioni, tornate nell’ultimo trimestre del 2013 quasi ai livelli della fine del 2007, hanno impedito una caduta catastrofica dei livelli produttivi.

Nel 2013 nel Mezzogiorno il PIL si è ridotto del 4% e le Unità di Lavoro del 4,5%; al polo opposto, nel Nord-ovest, il PIL è sceso dello 0,6% e le Unità di Lavoro dello 0,3%.

Nei settori industriali c’è un mix di ripresa e recessione.

 

 

 

 

Nel Rapporto sono espresse, inoltre, le proposte di dettaglio su cui la CISL intende avviare un ampio confronto in particolare sui temi:

  1. dell’Unione Europea, che deve porre al centro delle proprie politiche il perseguimento di una crescita sostenibile;
  2. della Politica Industriale, con la costruzione di un’Agenda per l’ “Italia 2020”;
  3. dell’ efficienza ed efficacia nell’impiego dei Fondi Europei;
  4. delle Politiche dell’energia e delle Infrastrutture, quest’ultime attraverso il Fondo di Sviluppo e Coesione e la Cassa Depositi e Presititi
  5. delle Politiche per il lavoro.

 

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.cisl.it/sito.nsf/Documenti/65B1ED9B40AFEFD4C1257D19003D1041/$File/XI-Rapporto-industria-Cisl.pdf

IN 4 REPORT, LO SCENARIO ITALIANO DEL VENTURE CAPITAL & PRIVATE EQUITY

Ecco i 4 report:

 

 

00

 

http://www.aifi.it/?wpdmact=process&did=MTAzOS5ob3RsaW5r

 

 

01

 

Fai clic per accedere a rapporto_pem_2013_090614_031955.pdf

 

 

 

02

 

http://bebeez.it/wp-content/blogs.dir/5825/files/2014/07/Rapporto-VeM_2013.pdf

 

 

 

03

 

 

http://www.aifi.it/?wpdmact=process&did=MjcwLmhvdGxpbms=

LE PERFORMANCE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ITALIANE NEGLI ULTIMI 5 ANNI. Scarica il rapporto pubblicato dalla SDA Bocconi

sda

 

 

La Sda Bocconi ha pubblicato il 1°  rapporto della sull’attività delle nostre piccole e medie imprese dal 2007 a fine 2013.

Si tratta di un campione di 1.165 imprese localizzate soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria, con dimensioni superiori alla media.

 

L’analisi riguardava l’intero universo delle imprese italiane con fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro) e con una storia più lunga alle spalle.

 

Quanto al settore merceologico di appartenenza la gran parte rientra nel comparto del commercio all’ingrosso, degli alimentari e delle bevande (oltre alla meccanica e chimica-farmaceutica).

 

Il loro tasso di crescita medio nel periodo analizzato – si legge nel rapporto – è stato pari al 12,4% (circa due volte e mezzo quello degli altri) e la redditività operativa sempre doppia rispetto al resto delle pmi. Il segreto del loro successo?

 

Ecco il link del report pubblicato dall’Oservatorio SDA Bocconi:

http://www.sdabocconi.it/sites/default/files/upload/pdf/report_PMI_10_luglio_2014.pdf

 

 

NON DIMENTICHIAMO CHE IN ITALIA CI SONO 10 MILIONI DI POVERI. Per i numeri completi, scarica il rapporto dell’Istat

povertà

 

In Italia ci sono 10.048.000 persone che vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione.

 

Tra questi 6.020.000 sono poveri assoluti, cioè non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa (9,9%).

 

È quanto rileva l’Istat nel report sulla Povertà in Italia.

 

Più povero chi ha titolo di studio medio-basso
L’incidenza della povertà assoluta cresce tra le famiglie con persona di riferimento con titolo di studio medio-basso (dal 9,3 all’11,1% se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1% se con al massimo la licenza elementare), operaia (dal 9,4 all’11,8%) o in cerca di occupazione (dal 23,6 al 28%); aumenta anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%): i poveri assoluti tra gli ultrasessantacinquenni sono 888 mila (erano 728 mila nel 2012).

 

 

Ecco il rapporto dell’ISTAT:

http://www.istat.it/it/archivio/128371

La Fattura con la E … maiuscola

Articolo a cura di Lilli De Liddo

Fattura elettronicaL’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della pubblica amministrazione è stato introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano dalla legge del 24 dicembre 2007 n. 244, interpretativa del decreto 3 aprile 2013, n. 55 del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto col Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione.

Tuttavia sono stati necessari gli intervenuti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare n.1/2014  del 31 marzo 2014 e dell’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/E del 24 giugno 2014 per chiarire alcuni punti sugli adempimenti correlati alla fatturazione elettronica nei confronti delle PA.

Inoltre è stato messo a disposizione degli operatori economici il sito fatturapa.gov.it/che rappresenta un valido supporto con informazioni sul Sistema di Interscambio, strumenti per controllare e inviare la fattura elettronica,  simulazioni norme e regole.

(altro…)

I BENEFICI DELL’ECONOMIA CONDIVISA. Scarica la ricerca pubblicata da Ipsos

sharing

 

L’Italia in questi ultimi anni mostra una maggiore consapevolezza sui benefici dell’ECONOMIA CONDIVISA.

 

 

Ipsos ha realizzato una ricerca su questo tema in collaborazione con Airbnb (condivisione di case vacanza) e BlaBlaCar (condivisione di auto per viaggiare insieme e dividere le spese),
L’immagine della sharing economy è positiva presso la maggior parte degli intervistati, con il 31% interessato a utilizzarla, un 11% che si dichiara già utilizzatore.

 

 

La crisi economica ha spinto l’86% degli italiani a modificare le proprie abitudini di consumo.

 

Nell’ambito di questa stragrande maggioranza, due intervistati su tre hanno ridimensionato le spese.

 

Le forme di consumo condiviso che si sono via via imposte all’attenzione non sembrano destinate ad essere confinate a una nicchia di “patiti” del settore.

 

I 57% degli intervistati prevede infatti una forte diffusione della condivisione delle bici, il 47% ritiene che la casa in comune crescerà nel prossimo futuro, mentre i settori che sembrano avere maggiori potenzialità sono il co-working (spazi di lavoro aperti e condivisi) e il car sharing, citati rispettivamente dal 61% e dal 53% degli intervistati.

Ecco il link per scaricare la ricerca pubblicata da IPSOS:

http://www.slideshare.net/nandopagnoncelli/ipsos-la-sharing-economy-in-italia?ref=http://www.ipsos.it/node/360

PERCHÈ DOVREMMO ADERIRE AD UNA FORMA DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE ?

michele

 

Articolo a cura di Michele Annicchiarico.

Secondo la relazione pubblicata dalla COVIP pochi giorni fa, soltanto il 25,1% dei lavoratori italiani è iscritto ad una F.P.C.
Ciò deriva da una fatiscente educazione finanziaria e spiega dunque lo scarso sviluppo del mercato dei fondi pensione in Italia.

Ma lasciare il proprio TFR in azienda è sempre la soluzione migliore? Vediamo…

Innanzitutto voglio sottlineare che “lasciare il Tfr in azienda” è un espressone usata spesso impropriamente. Il TFR infatti è effettivamente accantonato nelle casse aziendali solo se l’azienda ha meno di 50 dipendenti e si applicano in tal cse le disposizioni previste dal codice civile in materia.
Se invece l’azienda h più di 50 dipendenti, il TFR viene versato al fondo di tesoreria dell’ INPS, se non è stata effettuata scelta di destinazione diversa o se il contratto collettivo non prevede diversamente.
In entrambe le due casistiche, al momento della cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento), il TFR viene erogato al lavoratore in un’unica soluzione ed è soggetto in sede di dichiarazione dei redditi all’applicazione dell’aliquota IRPEF corrispondente al proprio scaglione di reddito. In media tale tassazione è pari al 27%

L’impoverimento sempre più ingente delle casse dell’ INPS, che non consentirà alla popolazione attiva attuale e alle generazioni future una vita pensionistica dignitosa (con una pensione pari al 50% circa del reddito percepito in età lavorativa), ha portato, con la Riforma del 2007 all’istituzione della PREVIDENZA COMPLEMENTARE.
L’obiettivo dello Stato con tale Riforma è stato quello di mettere in guardia il lavoratore e responsabilizzarlo nel colmare le carenze del Sistema Pensionistico Italiano e la riduzione delle coperture promesse, attraverso un forte incentivo al risparmio in età lavorativa.

L’elemento cardine della Previdenza Complementare è stato individuato proprio nel TFR e nella possibilità di trasferirlo dalle casse aziendali o dal Fondo di Tesoreria dell’ INPS ad altre forme di gestione con il riconoscimento di alcune agevolazioni fiscali.

Facciamo una breve analisi di cosa accade nel caso in cui si decida di lasciare il TFR in azienda (o al Fondo gestito dell’ INPS) o se decido di trasferirlo ad una F.P.C.

Nel primo caso:
1) le quote annuali del TFR sono rivalutate ad un tasso fisso dell’1,5% a cui si aggiunge il 75% del tasso di variazione del costo della vita accertato dall’ ISTAT. In media, tale rivalutazione si attesta al 2,3%

2) come già detto, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il TFR erogato (la vecchia liquidazione) verrà erogato in un’unica soluzione e sarà soggetta a tassazione Irpef. Lasceremo pertanto irrisolto il problema principale: l’enorme gap tra il reddito percepito in età lavorativa e quello che percepiremo al termine della stessa.

Nel secondo caso:

1) La rivalutazione del TFR è sicuramente maggiore. Secondo i dati pubblicati da IVASS e COVIP, a partire dal 2007, il rendimento medio annuo dei fondi Pensione è stato del 4% circa.

2) La tassazione massima del capitale erogato al lavoratore è del 15%. Dopo il 15° anno di adesione al fondo tale percentuale si riduce dello 0,3% annuo, fino a raggiungere la soglia massima di 6 punti percentuali, riducendo l’ aliquota di tassazione sino al 9%.

3) Gli eventuali contributi versati volontariamente, in aggiunta alla quota di TFR, sono deducibili dal reddito complessivo in misura massima di 5.164,57 euro. Ciò è previsto anche se la contribuzione viene effettuata a favore di soggetti fiscalmente a carico.

4) I rendimenti di gestione del fondo sono tassati all’ 11% anzichè al 12,5% come avviene per qualsiasi forma di risparmio finanziario.

5) il capitale accumulato verrà erogato al lavoratore per almeno il 50% sottoforma di rendita vitalizia, ad integerazione di quanto sarà erogato invece dall’ INPS. la restante parte potrà essere erogata o in unica soluzione. Si potrà anche decidere di tramutare tutto in rendita vitalizia.

Conti alla mano dunque, la risposta a mio avviso corretta alla domanda ” lasciare il TFR in azienda è la soluzione migliore?” è NO!!!

Vorrei avvalorare questa affermazione rispondendo ad alcune domande che spesso mi vengono rivolte, sfatando così alcuni falsi miti.

D: Ma se fallisce la Compagnia Assicurativa a cui affido il mio TFR, cosa succede ai miei soldi?

R: Nulla. La gestione dei fondi pensione è una gestione SEPARATA dalla gestione ordinaria dell’ intermediario. Per cui il nostro capitale è al sicuro. Stiamo infatti parlando di una copertura o prodotto assicurativo con obbligo di rendicontazione semestrale alla COVIP ( Autorità di vigilanza sui Fondi Pensione), non di un prodotto finanziario di investimento, magari emesso dalle Banche per fini di raccolta di liquidità tra il pubblico.

D: Quanto costa aderire ad una F.P.C?
R: Assolutamente nulla!!! il TFR è un accantonamento effettuato dal datore di lavoro che sarà disponibile nelle tasche del lavoratore solo al termine dell’attività lavorativa (salvo richieste di anticipo secondo le disposizioni previste). Pertanto è sufficiente solo fare richiesta esplicita al datore di lavoro attraverso apposito modulo. E’ un costo sostenuto dal datore di lavoro, che dunque da quel momento verserà il TFR alla F.P.C. scelta, senza alcun tipo di detrazione ulteriore dallo stipendio percepito.

D: A quali vincoli sono soggetto?
R: A nessuno. Ribadisco che l’adesione ad una F.P.C. è una scelta. Dopo due anni di adesione al Fondo Pensione scelto, la posizione previdenziale costruita sino a quel momento può essere trasferita ad altro Fondo.

In breve abbiamo nelle nostre mani uno strumento che.

– Non ha rischi
– Non ha costi
– Non ha vincoli ( se non quelli comuni a tutti i fondi pensione previsti dalla normativa vigente)

Abbiamo un’ opportunità concreta di costruire un futuro pensionistico solido e una fonte di ingente risparmio nel presente. Ciò per cui in fin dei conti si lavora una vita, ma che rischiamo di veder svanire.

Vuoi ancora aspettare?

 

LA COLLABORAZIONE PREMIA LE IMPRESE. Scarica il rapporto UnionCamere

coesione

 

 

“….C’è un’Italia che, nonostante la crisi, resiste e sa essere innovativa, creativa, unita, vocata alla qualità e alla bellezza.

 

In una parola competitiva.

 

È l’Italia della coesione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini, valorizzare e sostenere i lavoratori.
 

Proprio le imprese “coesive” – quelle fortemente legate a comunità di appartenenza e territorio in cui operano, che investono nel benessere economico e sociale, nelle competenze e cura dei propri lavoratori, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza, radicate nella filiera territoriale e tese a soddisfare le esigenze di fornitori, clienti e stakeholder in generale, che hanno relazioni con il non profit e le istituzioni territoriali – hanno una marcia in più che permette loro di andare lontano.

 
Tanto che le nostre imprese “coesive” hanno registrato nel 2013 aumenti del fatturato, rispetto al 2012, nel 39% dei casi, mentre fra le imprese “non coesive” tale quota si ferma ben al di sotto, al 31%.

E’ quanto emerge dal rapporto “Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia”realizzato da Consorzio Aaster, Fondazione Symbola e Unioncamere.

 

“La buona riuscita di un’iniziativa economica – ha detto il Segretario Generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi – non si gioca più soltanto sul prezzo di un prodotto o servizio ma soprattutto su aspetti qualitativi di ciò che viene offerto.

 

La coesione tra impresa, lavoratori, territorio, istituzioni, mondo del non profit sta sempre più diventando un elemento vincente della competizione economica nei Paesi evoluti.

 

A differenza di altri Paesi, la forza dell’Italia non è nella standardizzazione dei grandi numeri, ma nella qualità di un’offerta altamente specializzata di filiere e distretti che ci fanno grandi nel mondo.

 

Alla base c’è un tessuto di piccole imprese su cui il Paese deve continuare a puntare.

 

La piccola dimensione di per sé non è un ostacolo, perché si traduce in una maggiore capacità di adattamento al mercato.

 

Lo diventa se l’impresa opera isolata dal contesto, se non ha strutture di riferimento, come le Camere di commercio, che l’aiutino a crescere per esempio con la formula dei contratti di rete e sostenendo il rafforzamento delle filiere produttive a maggior radicamento territoriale”.

 

Ecco il link per scaricare lo studio promosso da UnionCamere:

http://www.unioncamere.gov.it/download/3487.html

Dai 30 in su ora è POS…SIBILE

POSArticolo a cura di Lilli De Liddo

Dal 30 giugno, col decreto del Ministero dell’Economia e Finanze numero 51 del 14 febbraio 2014, tutte le imprese e i professionisti che esercitano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, a prescindere dal fatturato, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso Pos (Point of Sale) utilizzando bancomat, carte di credito, di debito e prepagate. L’obbligo è previsto dal Decreto Ministeriale 24/01/2014 (Disposizioni sui pagamenti elettronici) e riguarda le transazioni aventi come oggetto la vendita di beni, servizi e prestazioni professionali con costo di acquisto a partire da 30 euro(altro…)

E’ POSSIBILE ESSERE FELICI IN ITALIA ? Scarica l’e-book pubblicato da Istat Cnel (273 pagine)

bes

 

 

“…Il secondo rapporto sul Benessere equo e sostenibile, realizzato da un’iniziativa congiunta del Cnel e dell’Istat, si pone l’obiettivo di rappresentare una guida utile per policy maker, arti sociali e mondo della ricerca per identificare le priorità da affrontare nel breve e nel lungo periodo al fine di garantire un benessere equo e sostenibile alle generazioni presenti e future….”

 

 

Ecco il link per scaricare il rapporto:

 

http://www.istat.it/it/files/2014/06/Rapporto_Bes_2014.pdf