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Category Archives: Lavoro

TROVARE LAVORO CON I SOCIAL NETWORK. Scarica l’ultima indagine pubblicata da Adecco Group

copertina sociarecruiting

Adecco ha appena pubblicato la quarta edizione della ricerca #SocialRecruiting.

E’ un’indagine internazionale.

Sono stati intervistati nel mondo 1.500 recruiter da 24 Paesi e 17mila candidati.

I social media diventano sempre più importanti nella ricerca del lavoro e nella selezione dei candidati.

Il recruiting avviene ormai su internet.

Nel 2013 si è trattato del 53% delle attività di selezione.

Quest’anno si toccherà il 61%.

Per l’Italia la ricerca ha coinvolto oltre 7.500 candidati e 269 selezionatori.

Il 67% dei primi ha confermato come sia ormai prassi usare i social nella ricerca di un impiego, con un +14% rispetto all’anno passato.

Il 56% ha d’altronde diffuso il suo curriculum vitae tramite queste piattaforme.

Ovviamente in questo caso è LinkedIn a primeggiare col 41% delle preferenze.

Segue Facebook al 23%.

Un altro dato importante della ricerca.

I selezionatori controllano sui social network il profilo dei candidati.

 

Il 25,5%  di loro ammette di aver bocciato un candidato per foto, contenuti, commenti postati sulla propria pagina.

E chi cerca ancora sottovaluta pesantemente questi aspetti.

Quali social media

uso recruiters

selfie no

Per  scaricare le 2 ricerche di Adecco dedicate a candidati e selezionatori clicca QUI.

MANDA I TUOI FIGLI IN GIRO PER L’EUROPA. Leggi il rapporto

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La Commissione Europea ha realizzato uno studio sull’impatto dell’Erasmus ai fini lavorativi.

I giovani in movimento hanno un tasso di disoccupazione del 23 %, circa la metà dei loro coetanei che non hanno messo mai piede fuori dal proprio paese per formarsi.

Gli studenti Erasmus sono i più occupati a lungo periodo, hanno maggiori capacità di problem solving, sono più curiosi, hanno sviluppato maggiori capacità di adattamento rispetto a giovani che non hanno mai fatto un’esperienza di formazione all’estero.

Il 92% dei datori di lavoro ricerca, nei futuri dipendenti, proprio queste competenze trasversali che il programma di studio all’estero è in grado di potenziare.

Mentre il 64% di chi è a capo delle risorse umane ritiene importante l’esperienza internazionale ai fini delle assunzioni e in genere attribuisce maggiori responsabilità professionali ai laureati con esperienza internazionale velocizzando quindi i normali tempi di avanzamento di carriera.

Si può beneficiare di un finanziamento Erasmus a fini di studio ma anche per svolgere un tirocinio: un tirocinante su tre alla fine del periodo di stage riceve un’offerta lavorativa dall’azienda ospitante.

Nel periodo trascorso all’estero i giovani tendono a sviluppare anche capacità imprenditoriali e circa uno su dieci ha avviato poi una sua azienda e tre su quattro prevedono o non escludono di farlo.

Ma l’Erasmus non influisce solo sugli studi e le opportunità lavorative, anche le relazioni sociali e sentimentali si aprono a nuovi orizzonti : il 33% degli studenti in movimento ha una relazione stabile con un partner di altra nazionalità , il 27% ha incontrato la propria dolce metà durante l’esperienza in un altro paese.

Dal 1987 in poi, secondo i dati, sono nati circa un milione di bambini figli di coppie Erasmus.

Per scaricare il documento, clicca QUI

STAI PENSANDO ANCHE TU DI ANDARE ALL’ESTERO ? Non sei il solo. Scarica il rapporto del Centro Studi CNA

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Molti adulti italiani stanno lasciando l’Italia alla ricerca di nuove opportunità all’estero.

 

E’ il dato che emerge dalla ricerca «Nuove emigrazioni» pubblicata dal Centro Studi CNA.

 

Negli anni della crisi, tra il 2007 e il 2013, dall’Italia sono emigrate circa 620mila persone.

 

Solo nel 2013 hanno lasciato il Paese oltre 125mila adulti.

 

In termini assoluti continuano a essere i giovani, ovviamente, a emigrare in maniera più massiccia.

 

Nel 2013 il 36,3% del totale aveva tra i 30 e i 39 anni, il 27,8% tra i 15 e i 29 anni.

 

Nel frattempo, è salita però al 21,9% la fascia 40-49 anni e al 14% quella tra i 50-64 anni.

Qual è il profilo di chi emigra dopo il giro di boa dei quarant’anni?

 

In mancanza di dati più precisi si può ipotizzare che siano fasce sociali colpite dalla crisi. Persone che la mancanza di occupazioni qualificate non permette di valorizzare.

 

Probabilmente, anche imprenditori, che puntano a «vendere» la propria esperienza all’estero, in mercati emergenti e non riflessivi come quello italiano.

 

Ecco il rapporto del Centro Studi della CNA:

http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2014/08/Studio-Emigrazion-CNA.pdf

 

SEI UN COMMERCIALISTA ? Scarica il nuovo Codice di Autoregolamentazione degli scioperi

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La Commissione di garanzia per lo sciopero ha approvato il codice di autoregolamentazione per il diritto allo sciopero proposto dalle sigle sindacali: Adc, Aidc, Andoc, Anc, Unagraco, Unione giovani dottori commercialisti, Unico.

 

I commercialisti potranno esercitare il diritto di sciopero, anche in coincidenza con le scadenze fiscali o con le udienze in commissione tributaria.

 

La proclamazione dell’astensione compete alle associazioni sindacali, che devono darne comunicazione almeno 15 giorni prima alle istituzioni interessate alla protesta: dall’Inail all’agenzia delle Entrate, dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria al ministero dell’Economia.

 

In caso di sciopero esteso su tutto il territorio l’avviso dovrà essere indirizzato alle istituzioni nazionali.

 

Dell’iniziativa deve essere informato anche il Consiglio nazionale: questo punto costituisce una delle differenze principali rispetto al codice di autoregolamentazione dei consulenti del lavoro, il cui vertice istituzionale, insieme con le componenti sindacali, può prendere l’iniziativa di indire lo sciopero.

 

I commercialisti, invece, hanno ritenuto di sottolineare la differenza tra il ruolo del sindacato, che rappresenta gli interessi dei professionisti, e quello del Consiglio nazionale, che dovrebbe tutelare l’interesse dei terzi o, con un’espressione un po’ pomposa, la «fede pubblica».

 
Ogni comunicazione vale per un solo periodo di astensione, che non può superare otto giorni lavorativi consecutivi.

 

I sindacati hanno superato le perplessità della Commissione di garanzia sulla compatibilità dello sciopero nei giorni delle scadenze fiscali rispetto ai diritti e alla tutela dei contribuenti.

 

La procedura da seguire fa perno sull’informazione del contribuente, che può attivarsi per pagare le deleghe o inviare i modelli in modo autonomo.

 

Il professionista non può rifiutarsi di elaborare e consegnare al suo cliente i documenti per ottemperare in modo corretto agli obblighi tributari.

 

Se il cliente non si attiva, il mancato rispetto dei termini sarà collegato con l’esercizio dello sciopero da parte del professionista e non verrà sanzionato.

 

Come per gli avvocati, il commercialista può non presenziare alle udienze del processo tributario e l’assenza sarà considera «legittimo impedimento».

 

Ecco il link per scaricare il nuovo codice di autoregolamentazione:

http://www.quotidianofisco.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_FISCO/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2014/08/01/Codice%20Autoregolamentazione%20Commercialisti.pdf

 

I NUMERI NON MENTONO. Scarica il Rapporto Svimez sul Mezzogiorno

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Lo Svimez ha presentato il Rapporto 2013 sull’Economia del Mezzogiorno.

 

Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento.

 

Nel 2013 il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di dieci anni fa.

 

Negli anni di crisi 2008-2013 i consumi di delle famiglie sono crollati quasi del 13%, gli investimenti nell’industria addirittura del 53%, i tassi di iscrizione all’Università tornano ai primi anni Duemila e per la prima volta il numero di occupati ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 6 milioni, il livello più basso dal 1977.

 

Una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei.

 

E le previsioni 2014-2015 contenute nel Rapporto di previsione territoriale SVIMEZ 01/2014 confermano il trend negativo. 


Questa la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2014 presentate il 30 luglio 2014 alla Camera dei Deputati a Roma. 

 

Ecco il documento:

http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2014/2014_07_30_anticipazioni.pdf

 

 

I TANTI LAVORI CHE GLI ITALIANI NON SONO + DISPOSTI A FARE. Scarica il rapporto del Ministero del Lavoro

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E’ stata presentata ieri la quarta edizione del Rapporto “Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia” a cura della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzato in collaborazione con la Direzione Generale per le Politiche per i Servizi per il Lavoro, l’INPS, l’lNAIL, Unioncamere, e il coordinamento di Italia Lavoro.

 

Ecco i principali indicatori:

Nel 2013 i lavoratori stranieri occupati sono stati 2.355.923 in aumento di circa 22 mila unità rispetto all’anno precedente (+14.378 UE e +7.497 Extra UE) a fronte di una forte riduzione dell’occupazione italiana (-500 mila unità).

 

Il tasso di occupazione della componente rimane più alto rispetto a quello della popolazione italiana (58,1% vs. 55,3%) a differenza di quanto accade in Francia (55,3% vs.64,8%), nel Regno Unito (67,2% vs. 71,1%) in Germania (60,7% vs. 74,8%) e in Spagna (53,2% vs. 55,2%).

 

Dal 2007 al 2013, a fronte di un calo superiore a 1,6 milioni di italiani, l’occupazione degli stranieri è aumentata di 853 mila unità e nello stesso periodo l’incidenza degli stranieri nel mercato del lavoro italiano è cresciuta, raggiungendo nel 2013 il 10,5% del totale degli occupati, con punte del 19,7% nelle Costruzioni e del 13,6% in Agricoltura.

 

Aumenta in modo rilevante nelle aree del lavoro esecutive e manuale e nelle classi di età più giovani dato che il lavoro non qualificato continua a costituire la forma principale di inquadramento della forza lavoro straniera .

 

Da sottolineare il crescente peso dalla componente straniera nei Servizi di cura, settore in cui l’80% del totale della forza lavoro occupata è immigrata.

 

Ecco il rapporto:  (173 pagine):

http://www.lavoro.gov.it/Notizie/Documents/IV%20Rapporto%20annuale%20MdL%20immigrati%202014.pdf

UN DOCUMENTO IMPORTANTE PER CHI SI OCCUPA DI LAVORO, FORMAZIONE E ORIENTAMENTO.

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Esistono soluzioni concrete per i 5 milioni di giovani disoccupati dell’UE.

 

Questo è il risultato di uno studio compiuto dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) e presentato alla sua 500a sessione plenaria (studio dal titolo “Attuazione delle politiche dell’UE per l’occupazione giovanile: la prospettiva della società civile”).

Ecco il link per scaricare il report:

Fai clic per accedere a lmo-study_youth-employment_general-report_it.pdf

 

 

 

 

IN ITALIA VANNO MALE TUTTI I CONTRATTI DI LAVORO….tranne i voucher dell’Inps per il Lavoro Accessorio. Leggi i dati aggiornati

voucher

 

 

Ecco i dati aggiornati dell’Inps:

http://www.sistema.puglia.it/portal/pls/portal/sispuglia.ges_blob.p_retrieve?p_tname=sispuglia.documenti&p_cname=testo&p_cname_mime=mime_type_testo&p_rowid=AAAh67AARAAP2MaAAD&p_esito=0

 

 

LA CRISI DEL LAVORO IN ITALIA. Scarica l’11° Rapporto Cisl

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La Cisl ha pubblicato l’XI Rapporto Industria, mercato del lavoro e contrattazione.

 

 

I numeri.

 

Nel corso del 2014 i lavoratori a rischio di perdita di lavoro è di 136.616 unità, in aumento di 13.486 unità rispetto alle previsioni del 2013.

 

In costante crescita il numero di interventi per le persone che hanno perso il lavoro.

 

Fra il 2010 e il 2013, aumenta del 66,5% fino a 2.186.358 di interventi di sostegno nel 2013.

 

L’incremento maggiore riguarda i lavoratori in mobilità (+81,8%), che sono 217.597 nel 2013.

Nei primi mesi di quest’anno i dati sulla produzione industriale hanno deluso le aspettative, seppur modeste di crescita.

 

Ciò dopo sei anni di crisi che hanno provocato una caduta drammatica dell’attività produttiva: rispetto alla fase più alta del ciclo precedente (2007-2008), la produzione industriale si è contratta di un quarto, la capacità produttiva intorno al 15%, i consumi delle famiglie di circa l’8%, gli investimenti del 26%.

La crisi ha colpito soprattutto l’industria manifatturiera e le costruzioni, che hanno subito complessivamente (2008-2013) circa l’89% della diminuzione totale degli occupati, rispettivamente con 482 mila e 396 mila occupati in meno.
Solo le esportazioni, tornate nell’ultimo trimestre del 2013 quasi ai livelli della fine del 2007, hanno impedito una caduta catastrofica dei livelli produttivi.

Nel 2013 nel Mezzogiorno il PIL si è ridotto del 4% e le Unità di Lavoro del 4,5%; al polo opposto, nel Nord-ovest, il PIL è sceso dello 0,6% e le Unità di Lavoro dello 0,3%.

Nei settori industriali c’è un mix di ripresa e recessione.

 

 

 

 

Nel Rapporto sono espresse, inoltre, le proposte di dettaglio su cui la CISL intende avviare un ampio confronto in particolare sui temi:

  1. dell’Unione Europea, che deve porre al centro delle proprie politiche il perseguimento di una crescita sostenibile;
  2. della Politica Industriale, con la costruzione di un’Agenda per l’ “Italia 2020”;
  3. dell’ efficienza ed efficacia nell’impiego dei Fondi Europei;
  4. delle Politiche dell’energia e delle Infrastrutture, quest’ultime attraverso il Fondo di Sviluppo e Coesione e la Cassa Depositi e Presititi
  5. delle Politiche per il lavoro.

 

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.cisl.it/sito.nsf/Documenti/65B1ED9B40AFEFD4C1257D19003D1041/$File/XI-Rapporto-industria-Cisl.pdf

Silicon Valley: le strategie che hanno portato alla creazione della “valle dell’innovazione”

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Sino alla metà del ventesimo secolo, la parte meridionale della baia di San Francisco che si estende dalla contea di Oakland fino a Santa Cruz (California), era nota come la valle delle delizie americane per via della produzione fruttifera. In seguito le cose cambiarono. A partire dagli anni 70 nacquero infatti attorno all’Università di Berkeley numerose aziende high-tech: Apple, Netscape, Hewlett-Packard, Sun Microsystems etc., che ben presto divennero il motore dell’economia americana. Questo territorio, denominato “ Silicon Valley” per l’elevata concentrazione d’industrie produttrici di semiconduttori e computer basati sul silicio, ospita 20 delle prime 100 imprese ad alta tecnologia del mondo che producono da sole il 40% dell’export della California.
Per comprendere la strategia territoriale che ha comportato la valorizzazione e l’attrattività del territorio della Silicon Valley, è opportuno analizzare la sinergia di fattori da cui è composta:

– Il governo californiano ha creduto prima di tutti nello sviluppo dell’high-tech finanziando i progetti dei giovani imprenditori con ingenti fondi, servendosi intensamente del venture capital e creando forti incentivi fiscali per permettere l’investimento nel settore. Si è venuta a creare così sul territorio una stretta interazione fra business e mondo accademico;
– L’università di Stanford, una vera e propria cittadina con negozi, pronto soccorso e stazione dei pompieri, ha ospitato studenti del calibro dei fondatori di Google e You Tube. Quando un aspirante imprenditore appena uscito dall’università proponeva un’idea convincente, spesso veniva affiancato da un network di venture capitalist, avvocati e consulenti che lo assistevano nella creazione della propria azienda. La creatività e le buone idee sono inutili senza gli investimenti: non a caso proprio nella valle si è installata nel 1972 la Oleine Perkins, una delle più grandi firme del venture capital;
– Le imprese californiane storicamente sono propense alla cooperazione e al rischio. Ciò si può rilevare soprattutto in attività di supporto nei confronti delle aziende in fase start-up, da parte delle aziende più esperte. Queste aziende hanno inoltre la capacità di reinventarsi e di interpretare il fallimento come un arricchimento del curriculum;
– Gli imprenditori possiedono una spiccata creatività ed una flessibilità mentale che li porta a credere nella realizzazione di visioni economicamente rischiose. Per di più hanno promosso una serie di eventi sociali, come degli incontri informali al bar in cui avvengono conversazioni professionali (community of practice), ed uno stile di vita invidiato in tutto il mondo;
– Sul territorio è presente un’elevata concentrazione di banche d’affari e di studi legali, che vengono coinvolti in prima persona nella costruzione e gestione del business;
– L’idea dell’integrazione verticale è stata sostituita in nome del network, ovvero una costruzione di aziende legate tra loro nella duplice relazione di collaborazione e competizione che consente di abbattere i confini aziendali creando nonostante ciò uno spirito d’indipendenza;
– I network sociali garantiscono uno scambio d’informazioni tale da equiparare le conoscenze e acquisire competenze;
– Nonostante il costo della vita in California fosse elevato, il territorio non solo ha attratto investitori da tutto il mondo, ma anche una moltitudine d’immigrazione qualificata, assistendo alla creazione di un vero e proprio patrimonio costituito da persone altamente istruite, specializzate e multilingue impegnate nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie e conoscenze avanzate.

Questi fattori hanno permesso di creare un vero e proprio vantaggio competitivo territoriale in grado di produrre valore e di rendere la Silicon Valley competitiva a livello internazionale. Lo sviluppo di tali capacità è stato ottenuto attraverso la valorizzazione e lo sfruttamento delle risorse da parte di attori dotati di capacità innovative ed organizzative. Ciò ha permesso la creazione di competenze distintive utili ad assicurarsi vantaggi competitivi sostenibili.
Per mantenere tali vantaggi occorre però talento umano, idee creative e un sistema finanziario flessibile. Tutto questo è stato reso possibile da un apprendimento costante nato sia dai buoni risultati, che dalla conoscenza fornita dagli insuccessi. Nella valle del silicio infatti, le esperienze maturate dalle sconfitte vengono messe a disposizione dalle aziende del territorio, che pur rivaleggiando, cooperano.
Recentemente anche la California è stata investita dalla crisi economica. Dal 2008 al 2009, la sola Valle del Silicio ha perso 90.000 posti di lavoro e si rileva una scarsa propensione a investire da parte dei capitalisti di ventura. A pesare sul territorio è stato principalmente il calo massiccio delle esportazioni, ma anche la riduzione dell’afflusso dei nuovi laureati dall’estero, che non sono più sicuri di voler investire il loro avvenire negli Stati Uniti. In questa situazione, le imprese della Silicon Valley, mediante la propria capacità di reinventarsi, cercano di reagire tentando di dar vita ad un nuovo vantaggio competitivo attraverso il settore delle biotech e cleantech.

Ci si chiede se sia possibile replicare il successo della Silicon Valley nel nostro paese.

L’Italia possiede una spiccata capacità creativa, in grado di produrre idee geniali foriere di innovazione. Quello che manca però per ottenere un vantaggio competitivo, è l’opportunità di relazionarsi con degli imprenditori in grado di tramutare la creatività in qualcosa di concreto.
La vocazione alla specializzazione industriale della Silicon Valley, ha permesso di concentrarsi sull’innovazione, fondamentale in quanto necessaria per porsi in relazione al futuro proiettandosi verso gli spazi strategicamente più interessanti.