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Come creare ologrammi per smartphone.
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University Report 2015 è uno studio sul “valore” delle università e dei livelli di istruzione effettuato a partire dal database di JobPricing.
Il Report contiene una serie di analisi mirate a verificare se esistono delle correlazioni fra livello di istruzione, università frequentata, stipendio e carriera lavorativa.
Le osservazioni effettuate possono fornire un valido contributo al dibattito in corso su alcuni interrogativi legati al mondo delle università, in particolare:
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Conviene o no conseguire una laurea?
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Guadagnano di più le persone cha hanno conseguito la laurea nelle università pubbliche o private?
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Vi sono differenze se si è studiato al Nord, al Centro o al Sud?
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Quanto tempo occorre per ripagare l’investimento fatto per studiare?
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Quale università scegliere per avere le migliori possibilità di carriera e stipendi più elevati? E quali sono gli sbocchi professionali principali per ciascuna Università?
La Bocconi svetta nell’indagine JobPricing come l’ateneo più “redditizio” per i suoi studenti.
I laureati di via Sarfatti, secondo il report, viaggiano già nei primi 10 anni di carriera (25-34 anni) su una media di 34.914 euro, sul del 20,9% rispetto a una media italiana di 28.869 euro.
E non è tutto, perché più si avanza e più si allarga la differenza tra gli stipendi percepiti a inizio e fine carriera: dai poco meno di 35mila euro nei primi anni di attività ai 66.270 euro percepiti nella fascia dai 45 ai 54 anni.
Un aumento del 90%.
Visti i numeri non stupisce che quasi un “bocconiano” su quattro (23%) occupi posizioni dirigenziali, a fianco di un ulteriore 34% con un contratto da quadro.
Certo: lo scoglio possono essere le tasse di iscrizione, che raggiungono picchi di 11mila euro annui per gli studenti nelle fasce di reddito più elevate.
Ma quanto si impiega a ripagare l’investimento?
Lo University Payback Index di JobPricing, somma di costi universitari e mancato introito nel quinquennio, stima un’attesa di 12,4 anni per gli studenti residenti a Milano e di 13,4 anni per i fuori-sede.
Per scaricare il report, clicca QUI
I PROFILI PROFESSIONALI PIU’ RICERCATI IN ITALIA E ALL’ESTERO. Scarica la ricerca pubblicata da Manpower
L’Italia è alla ricerca di lavoratori altamente specializzati, ma anche di medici e di chef.
È quanto emerge dal “Talent Shortage 2015”, l’indagine annuale condotta da ManpowerGroup che coinvolge, oltre 41.000 responsabili di Risorse Umane di 42 Paesi.
In Italia, nonostante un tasso di disoccupazione ancora alto, c’è ancora un 28% delle aziende che riscontra difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze.
Secondo l’indagine, arrivata alla sua decima edizione, è finita l’era in cui ad essere richiesti erano ingegneri, laureati in economia e commercio, architetti, avvocati e notai.
Quello che oggi le aziende italiane chiedono sono professionisti con competenze tecniche e specifiche di ogni settore.
New entry rispetto allo scorso anno, i macchinisti, che coordinano e regolano i processi produttivi, mentre slittano dal terzo al secondo posto le segretarie, gli assistenti di direzione, gli assistenti amministrativi e il personale di back office.
Ritroviamo sul podio anche i tecnici specializzati che operano per il corretto funzionamento delle attrezzature tecniche.
Nelle prime dieci posizioni compaiono inoltre i medici, tra le motivazioni ci sono il ricambio generazionale dei “medici-primi baby boomer” e il progressivo invecchiamento della popolazione.
Anche l’IT vede crescere i suoi addetti soprattutto per i programmatori delle start-up e per chi si occupa di sviluppare applicazioni per il mobile.
Il mondo aziendale, continua invece ad avere bisogno di professioni in ambito commerciale.
Il turismo è inoltre un settore in crescita che può offrire diverse opportunità d’impiego soprattutto in ambito alberghiero e nella ristorazione.
A livello globale, la maggiore difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze viene riscontrata in Giappone dove la quota di aziende che lamentano difficoltà è dell’83%.
Tendenza simile si riscontra anche in Perù, Hong Kong, Brasile e Romania dove si registra un tasso di difficoltà superiore al 60%.
Le posizioni più difficili da reperire a livello globale sono quelle degli addetti specializzati nelle lavorazioni, soprattutto chef, pasticceri, macellai, meccanici ed elettricisti.
Per scaricare la ricerca di Manpower, clicca QUI
293 PAGINE DI STATISTICHE SULL’ITALIA. Scarica senza indugio il Rapporto 2015 pubblicato dall’ISTAT
Oggi l’Istat ha presentato il Rapporto Annuale 2015 sulla situazione del paese.
Se il 2014 si conferma ancora difficile per la nostra economia, nei primi mesi di quest’anno si sono evidenziati i primi incoraggianti segnali di ripresa.
Tra i fenomeni in aumento la fuga all’estero dei laureati italiani e la lieve ripresa del mercato del lavoro, con l’occupazione che è tornata a crescere di 88mila unità (+0,4%).
Diverso il discorso per il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro, fronte sul quale «le differenze con l’Ue si accentuano».
Per raggiungere la percentuale di occupazione denunciata dall’Ue, l’Italia dovrebbe occupare 3,5 milioni di lavoratori in più.
Nel 2014, il tasso di occupazione Ue è salito al 64,9% mentre in Italia si è fermato al 55,7 per cento.
Nel 2014 aumentano le persone interessate a lavorare, pur con un diverso grado di disponibilità e di intensità nella ricerca del lavoro.
I disoccupati sono 3,2 milioni (+5,5% rispetto al 2013) e le forze di lavoro potenziali sfiorano i tre milioni e mezzo (+8,9%)».
Nel complesso quindi lo scorso anno si registravano quasi sette milioni di persone senza lavoro.
Sfogliando le pagine del Rapporto, trova ennesima conferma la vera e propria emergenza che caratterizza il lavoro giovanile, messo sotto pressione da sei anni di crisi.
Tra il 2008 e il 2014 sono spariti quasi 2 milioni di lavoratori under 35 (-27,7%) a fronte di un calo della popolazione nella stessa fascia di età di 947mila (-6,8%).
In crescita secondo il Rapporto il fenomeno della “fuga dei cervelli”, che l’Istat preferisce definire “mobilità intellettuale”.
Tremila dottori di ricerca del 2008 e 2010 (il 12,9%) vivono abitualmente all’estero.
Per scaricare il rapporto dell’Istat, clicca QUI
IL CAPITALE UMANO NEL MONDO. Scarica gratis il report pubblicato dal World Economic Forum
Il World Economic Forum ha pubblicato ieri “The Human Capital Report 2015”.
Il primo rapporto interamente dedicato alla capacità di un paese di crescere i talenti tramite l’istruzione, lo sviluppo e l’utilizzo delle competenze
L’Italia fatica ad avere un capitale umano all’altezza dei suoi competitor.
Siamo 35esimi su 135 paesi ma il dato più allarmante forse è un altro.
E cioè il 118esimo posto per disoccupazione giovanile.
Il rapporto del Wef valuta la capacità di fare leva sul capitale umano.
In testa si posiziona la Finlandia, davanti alla Norvegia e alla Svizzera.
A seguire si trovano il Canada, il Giappone, la Svezia, la Danimarca, l’Olanda, la Nuova Zelanda e il Belgio.
Per trovare l’Italia nel ranking bisogna scendere fino al 35esimo posto.
Una posizione che la colloca prima della Spagna (41esima), ma dietro agli Stati Uniti (17esimi), alla Francia (14esima), al Regno Unito (19esimo) e alla Germania (22esima).
Degno di nota è poi il fatto che tute le economie emergenti figurano abbastanza indietro nella classifica nonostante trainino da anni la locomotiva della crescita.
La Cina infatti è solo 64esima, il Brasile 78esimo e l’India 100esima.
A proposito del nostro paese il rapporto sottolinea come sia sostenuto dai passati investimenti in capitale umano, ma anche frenato «da posizioni relativamente basse nella qualità dell’istruzione, nella formazione e nell’andamento del mercato del lavoro».
Una circostanza che balza agli occhi analizzando il “country profile” dedicato all’Italia.
Le “zavorre” principali sono soprattutto il tasso di disoccupazione dei 15-24enni (116esimo posto) e la loro elevata disoccupazione (118esimo).
Mancanza di lavoro che è drammatica anche tra gli over 65 dove ci posizioniamo al 114esimo posto.
Anche il nostro fronte scolastico lascia a desiderare: per la qualità del sistema di istruzione secondaria e terziaria ci posizioniamo al 57esimo posto. sia pure associato a un 15esimo posto nel conseguimento del diploma.
E – altra nota dolente – siamo ancora più indietro tanto per il numero di laureati (62esimo posto per i 25-54enni) quanto per la qualità dei servizi di formazione dei dipendenti (116esimo posto).
Tutto questo le imprese sembrano saperlo già da tempo. Sulla percezione dello sviluppo del capitale umano che le imprese hanno l’Italia si colloca ben sotto la sufficienza per la capacità di attirare talenti (voto 2,3 in una scala 1-7) e di mantenerli (2,6).
Promozione piena invece per la qualità delle business schools (5,08) e dell’istruzione in matematica e scienze (4,47).
Per scaricare il rapporto, clicca QUI
LA POVERTA’ IN ITALIA E NEL MONDO. Scarica il rapporto pubblicato dalla Fondazione David Hume
La Fondazione David Hume ha pubblicato il Rapporto sulla Diguaglianza in Italia e nel mondo.
La cosiddetta Terza società è composta da nove milioni di italiani (spiccano i giovani e le donne) “esclusi“, che non lavorano o lo fanno in nero, senza alcuna garanzia.
Tutti insieme rappresentano il 29,7% delle forze di lavoro e in più della metà dei casi vivono nel Mezzogiorno.
Nel 2006 gli outsider senza diritti acquisiti e senza un’occupazione stabile erano poco più di 7 milioni, il 24,7% delle forze di lavoro.
Nel 2009 erano saliti a 7,6 e nel 2012 hanno superato quota 8 milioni.
Poi l’ulteriore boom, che ha portato il numero complessivo a 8,99 milioni di cui 3,2 milioni di occupati in nero, 2,9 milioni che non cercano attivamente lavoro e 2,8 milioni di disoccupati in cerca di un posto.
Il rapporto paragona il loro peso percentuale con quello degli altri Paesi Ocse, arrivando alla conclusione che è il quinto più alto dopo quelli di Grecia,Croazia, Spagna e Bulgaria.
La media Ocse si ferma al 17,2%, quella dell’Unione europea è al 20,2.
Per scaricare il rapporto della Fondazione David Hume, clicca QUI
LA FORMAZIONE DEGLI ADULTI IN ITALIA E IN EUROPA. Scarica gratis il rapporto pubblicato dalla Cisl
In questi giorni la Cisl ha pubblicato il Rapporto sulla Formazione degli adulti in Italia e in Europa.
I dati purtroppo non sono incoraggianti.






























