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Come creare ologrammi per smartphone. 

Nel link che segue potrete trovare un tutorial su come creare un ologramma da visualizzare sul vostro smartphone … Tutto in modo casereccio e poco tecnologico 😉

 http://www.lastampa.it/2015/08/04/multimedia/tecnologia/gli-ologrammi-fai-da-te-sullo-smartphone-zUSVfGZ3TGfsIR2UyYSyEM/pagina.html

SCOPRI QUANTI SOLDI PUOI FARE CON LA TUA PERGAMENA

copertina univ

University Report 2015 è uno studio sul “valore” delle università e dei livelli di istruzione effettuato a partire dal database di JobPricing.

Il Report contiene una serie di analisi mirate a verificare se esistono delle correlazioni fra livello di istruzione, università frequentata, stipendio e carriera lavorativa.

Le osservazioni effettuate possono fornire un valido contributo al dibattito in corso su alcuni interrogativi legati al mondo delle università, in particolare:

  1. Conviene o no conseguire una laurea?

  2. Guadagnano di più le persone cha hanno conseguito la laurea nelle università pubbliche o private?

  3. Vi sono differenze se si è studiato al Nord, al Centro o al Sud?

  4. Quanto tempo occorre per ripagare l’investimento fatto per studiare?

  5. Quale università scegliere per avere le migliori possibilità di carriera e stipendi più elevati? E quali sono gli sbocchi professionali principali per ciascuna Università?

La Bocconi svetta nell’indagine JobPricing come l’ateneo più “redditizio” per i suoi studenti.

 bocconi

I laureati di via Sarfatti, secondo il report, viaggiano già nei primi 10 anni di carriera (25-34 anni) su una media di 34.914 euro, sul del 20,9% rispetto a una media italiana di 28.869 euro.

E non è tutto, perché più si avanza e più si allarga la differenza tra gli stipendi percepiti a inizio e fine carriera: dai poco meno di 35mila euro nei primi anni di attività ai 66.270 euro percepiti nella fascia dai 45 ai 54 anni.

Un aumento del 90%.

Visti i numeri non stupisce che quasi un “bocconiano” su quattro (23%) occupi posizioni dirigenziali, a fianco di un ulteriore 34% con un contratto da quadro.

Certo: lo scoglio possono essere le tasse di iscrizione, che raggiungono picchi di 11mila euro annui per gli studenti nelle fasce di reddito più elevate.

Ma quanto si impiega a ripagare l’investimento?

Lo University Payback Index di JobPricing, somma di costi universitari e mancato introito nel quinquennio, stima un’attesa di 12,4 anni per gli studenti residenti a Milano e di 13,4 anni per i fuori-sede.

Per scaricare il report, clicca QUI

I PROFILI PROFESSIONALI PIU’ RICERCATI IN ITALIA E ALL’ESTERO. Scarica la ricerca pubblicata da Manpower

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L’Italia è alla ricerca di lavoratori altamente specializzati, ma anche di medici e di chef.

È quanto emerge dal “Talent Shortage 2015”, l’indagine annuale condotta da ManpowerGroup che coinvolge, oltre 41.000 responsabili di Risorse Umane di 42 Paesi.

In Italia, nonostante un tasso di disoccupazione ancora alto, c’è ancora un 28% delle aziende che riscontra difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze.

Secondo l’indagine, arrivata alla sua decima edizione, è finita l’era in cui ad essere richiesti erano ingegneri, laureati in economia e commercio, architetti, avvocati e notai.

Quello che oggi le aziende italiane chiedono sono professionisti con competenze tecniche e specifiche di ogni settore.

New entry rispetto allo scorso anno, i macchinisti, che coordinano e regolano i processi produttivi, mentre slittano dal terzo al secondo posto le segretarie, gli assistenti di direzione, gli assistenti amministrativi e il personale di back office.

italia

Ritroviamo sul podio anche i tecnici specializzati che operano per il corretto funzionamento delle attrezzature tecniche.

Nelle prime dieci posizioni compaiono inoltre i medici, tra le motivazioni ci sono il ricambio generazionale dei “medici-primi baby boomer” e il progressivo invecchiamento della popolazione.

Anche l’IT vede crescere i suoi addetti soprattutto per i programmatori delle start-up e per chi si occupa di sviluppare applicazioni per il mobile.

Il mondo aziendale, continua invece ad avere bisogno di professioni in ambito commerciale.

Il turismo è inoltre un settore in crescita che può offrire diverse opportunità d’impiego soprattutto in ambito alberghiero e nella ristorazione.

A livello globale, la maggiore difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze viene riscontrata in Giappone dove la quota di aziende che lamentano difficoltà è dell’83%.

Tendenza simile si riscontra anche in Perù, Hong Kong, Brasile e Romania dove si registra un tasso di difficoltà superiore al 60%.

Le posizioni più difficili da reperire a livello globale sono quelle degli addetti specializzati nelle lavorazioni, soprattutto chef, pasticceri, macellai, meccanici ed elettricisti.

 mondo

Per scaricare la ricerca di Manpower, clicca QUI

293 PAGINE DI STATISTICHE SULL’ITALIA. Scarica senza indugio il Rapporto 2015 pubblicato dall’ISTAT

copetina istat

Oggi l’Istat ha presentato il Rapporto Annuale 2015 sulla situazione del paese.

Se il 2014 si conferma ancora difficile per la nostra economia, nei primi mesi di quest’anno si sono evidenziati i primi incoraggianti segnali di ripresa.

Tra i fenomeni in aumento la fuga all’estero dei laureati italiani e la lieve ripresa del mercato del lavoro, con l’occupazione che è tornata a crescere di 88mila unità (+0,4%).

Diverso il discorso per il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro, fronte sul quale «le differenze con l’Ue si accentuano».

Per raggiungere la percentuale di occupazione denunciata dall’Ue, l’Italia dovrebbe occupare 3,5 milioni di lavoratori in più.

Nel 2014, il tasso di occupazione Ue è salito al 64,9% mentre in Italia si è fermato al 55,7 per cento.

occupati 

Nel 2014 aumentano le persone interessate a lavorare, pur con un diverso grado di disponibilità e di intensità nella ricerca del lavoro.

I disoccupati sono 3,2 milioni (+5,5% rispetto al 2013) e le forze di lavoro potenziali sfiorano i tre milioni e mezzo (+8,9%)».

Nel complesso quindi lo scorso anno si registravano quasi sette milioni di persone senza lavoro.

Sfogliando le pagine del Rapporto, trova ennesima conferma la vera e propria emergenza che caratterizza il lavoro giovanile, messo sotto pressione da sei anni di crisi.

Tra il 2008 e il 2014 sono spariti quasi 2 milioni di lavoratori under 35 (-27,7%) a fronte di un calo della popolazione nella stessa fascia di età di 947mila (-6,8%).

In crescita secondo il Rapporto il fenomeno della “fuga dei cervelli”, che l’Istat preferisce definire “mobilità intellettuale”.

Tremila dottori di ricerca del 2008 e 2010 (il 12,9%) vivono abitualmente all’estero.

Per scaricare il rapporto dell’Istat, clicca QUI

IL CAPITALE UMANO NEL MONDO. Scarica gratis il report pubblicato dal World Economic Forum

copertina human

Il World Economic Forum ha pubblicato ieri “The Human Capital Report 2015”.

Il primo rapporto interamente dedicato alla capacità di un paese di crescere i talenti tramite l’istruzione, lo sviluppo e l’utilizzo delle competenze

 

L’Italia fatica ad avere un capitale umano all’altezza dei suoi competitor.

 

Siamo 35esimi su 135 paesi ma il dato più allarmante forse è un altro.

E cioè il 118esimo posto per disoccupazione giovanile.

 


Il rapporto del Wef valuta la capacità di fare leva sul capitale umano.

 

In testa si posiziona la Finlandia, davanti alla Norvegia e alla Svizzera.

 

A seguire si trovano il Canada, il Giappone, la Svezia, la Danimarca, l’Olanda, la Nuova Zelanda e il Belgio.

 

Per trovare l’Italia nel ranking bisogna scendere fino al 35esimo posto.

 classifica

Una posizione che la colloca prima della Spagna (41esima), ma dietro agli Stati Uniti (17esimi), alla Francia (14esima), al Regno Unito (19esimo) e alla Germania (22esima).

 

Degno di nota è poi il fatto che tute le economie emergenti figurano abbastanza indietro nella classifica nonostante trainino da anni la locomotiva della crescita.

 

La Cina infatti è solo 64esima, il Brasile 78esimo e l’India 100esima.

 


A proposito del nostro paese il rapporto sottolinea come sia sostenuto dai passati investimenti in capitale umano, ma anche frenato «da posizioni relativamente basse nella qualità dell’istruzione, nella formazione e nell’andamento del mercato del lavoro».

 

Una circostanza che balza agli occhi analizzando il “country profile” dedicato all’Italia.

 

Le “zavorre” principali sono soprattutto il tasso di disoccupazione dei 15-24enni (116esimo posto) e la loro elevata disoccupazione (118esimo).

 

Mancanza di lavoro che è drammatica anche tra gli over 65 dove ci posizioniamo al 114esimo posto.

 

Anche il nostro fronte scolastico lascia a desiderare: per la qualità del sistema di istruzione secondaria e terziaria ci posizioniamo al 57esimo posto. sia pure associato a un 15esimo posto nel conseguimento del diploma.

 

E – altra nota dolente – siamo ancora più indietro tanto per il numero di laureati (62esimo posto per i 25-54enni) quanto per la qualità dei servizi di formazione dei dipendenti (116esimo posto).

 


Tutto questo le imprese sembrano saperlo già da tempo.Sulla percezione dello sviluppo del capitale umano che le imprese hanno l’Italia si colloca ben sotto la sufficienza per la capacità di attirare talenti (voto 2,3 in una scala 1-7) e di mantenerli (2,6).

 

Promozione piena invece per la qualità delle business schools (5,08) e dell’istruzione in matematica e scienze (4,47).

 

Per scaricare il rapporto, clicca QUI

A LECCE UN APERITIVO PER GARANZIA GIOVANI

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LA POVERTA’ IN ITALIA E NEL MONDO. Scarica il rapporto pubblicato dalla Fondazione David Hume

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La Fondazione David Hume ha pubblicato il Rapporto sulla Diguaglianza in Italia e nel mondo.

 

La cosiddetta Terza società è composta da nove milioni di italiani (spiccano i giovani e le donne) “esclusi“, che non lavorano o lo fanno in nero, senza alcuna garanzia.

Composizione terza società

 

Tutti insieme rappresentano il 29,7% delle forze di lavoro e in più della metà dei casi vivono nel Mezzogiorno.

 Terza società al sud

Nel 2006 gli outsider senza diritti acquisiti e senza un’occupazione stabile erano poco più di 7 milioni, il 24,7% delle forze di lavoro.

 

Nel 2009 erano saliti a 7,6 e nel 2012 hanno superato quota 8 milioni.

 Crescita terza società al sud

Poi l’ulteriore boom, che ha portato il numero complessivo a 8,99 milioni di cui 3,2 milioni di occupati in nero, 2,9 milioni che non cercano attivamente lavoro e 2,8 milioni di disoccupati in cerca di un posto.

 

Il rapporto paragona il loro peso percentuale con quello degli altri Paesi Ocse, arrivando alla conclusione che è il quinto più alto dopo quelli di Grecia,Croazia, Spagna e Bulgaria.

 Terza società in europa

La media Ocse si ferma al 17,2%, quella dell’Unione europea è al 20,2.

 

Per scaricare il rapporto della Fondazione David Hume, clicca QUI

LA FORMAZIONE DEGLI ADULTI IN ITALIA E IN EUROPA. Scarica gratis il rapporto pubblicato dalla Cisl

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In questi giorni la Cisl ha pubblicato il Rapporto sulla Formazione degli adulti in Italia e in Europa.

I dati purtroppo non sono incoraggianti.

Solo una persona ogni tredici – tra i 25 e i 64 anni – partecipa nel nostro Paese ad attività di istruzione e formazione permanente.

La partecipazione ad attività formative in Europa

Una quota, pari al 7,6% degli aventi diritto, ancora molto lontana dall’obiettivo del 15% fissato da Europa 2020 (la strategia decennale per la crescita sviluppata dall’Unione europea).

Fra il 2008 – anno di inizio della crisi – e il 2014 si sono persi oltre 900mila posti di lavoro.

Occupati in Italia
Secondo le tabelle pubblicate dall’organizzazione sindacale, la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni che partecipa all’apprendimento permanente è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 6% dal 2007 al 2013 per poi segnare un balzo al 7,6% nel 2014, un dato comunque ancora lontano dal 10,7% della media europea (era all’8,1% nel 2007).

Attività fotmative in Europa negli ultimi 12 mesi

I dati italiani mostrano una distribuzione delle opportunità formative molto sperequata a danno degli addetti che hanno un basso titolo di studio, delle persone non più giovani, di coloro che lavorano nelle piccole imprese.

Si accentua così il dualismo del mercato del lavoro e la diseguaglianza nella società.

Ad essere penalizzato nella formazione è soprattutto il Sud, con tassi di partecipazione nel 2014 inferiori al 5 per cento.

Discrepanza formazione al sud

Per scaricare il rapporto della CISL, clicca QUI

LO SCENARIO DELL’E-Commerce in Italia – Scarica gratis il report pubblicato da Casaleggio e Associati

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Casaleggio e Associati ha pubblicato l’annuale indagine sullo scenario dell’E-Commerce in Italia.

Nel 2014 l’e-commerce si è profondamente trasformato mantenendo una crescita invidiabile per un Paese abituato a vedere il suo PIL decrescere.

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La crescita dell’8% è però ancora molto limitata se si considera che mercati come quello britannico che vale dieci volte tanto continuano ad avere crescite simili alle nostre o che il mercato mondiale dell’e-commerce galoppa con una crescita prevista per quest’anno del 20,9% che lo farà arrivare a 1600 miliardi di dollari entro la fine del 2015.

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I marketplace e gli attori stranieri si stanno posizionando sul nostro mercato e sono responsabili della trasformazione a cui stiamo assistendo, dove i rivenditori on line italiani, in particolare nei settori dell’elettronica di consumo e dell’editoria, stanno lasciando spazio a economie di scala che non riescono a contrastare.

Gli esercenti italiani dovranno quindi capire come sfruttare al meglio questa affermazione sempre più ingombrante dei marketplace, in particolare utilizzandoli per espandere le proprie vendite all’estero.


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Per quanto riguarda il mercato interno assisteremo probabilmente all’importazione di nuovi modelli logistici che ci permetteranno di ricevere i nostri acquisti sempre più velocemente, come le consegne entro un’ora dall’acquisto oggi offerte in alcune città statunitensi.

Alcune novità normative europee creeranno costi aggiuntivi per gli esercenti ma in generale dovrebbero migliorare l’esperienza di vendita del cliente e agevolare le vendite oltre confine.

Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 sarà probabilmente possibile contrattare al ribasso anche le commissioni bancarie per la gestione delle carte di credito.

Nel 2015 resteremo in attesa di altri attori stranieri (es. Netflix) che possano lanciare il mercato dei servizi di intrattenimento on line, che tuttavia è frenato dalla velocità della banda in Italia, ancora troppo legata all’ADSL fuori dai perimetri delle città metropolitane.

Il mondo della moda invece si affermerà come uno dei settori a maggiore crescita grazie all’ingresso di tutti i principali marchi e alla concorrenza lanciata dai retailer on line europei su questo mercato.

 
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Per scaricare il file del rapporto clicca QUI

I CONSUMI DIGITALI DEGLI ITALIANI. Scarica il rapporto pubblicato dal Censis

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Continua la crescita di internet e soprattutto la diffusione di smartphone e tablet.

La tv resta nel complesso la regina dei media, anche se i giovani preferiscono Facebook per informarsi.

E’ quanto emerge dal 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, promosso da Mediaset, Rai e Telecom Italia.

Prosegue la crisi della carta stampata e la lettura dei libri non dà segni di ripresa.

 i consumi di media

L’Italia appare comunque un paese spaccato, con un divario abissale tra giovani e anziani soprattutto sull’uso della rete, mezzo utilizzato in primo luogo per i servizi, ma sempre più anche per gli acquisti.

vecchi e giovani

Nel 2015 gli utenti di internet aumentano ancora (+7,4% rispetto al 2013) e arrivano alla quota record del 70,9% della popolazione italiana.

Ma solo il 5,2% si connette con banda ultralarga.

Continua la forte diffusione dei social network.

È iscritto a Facebook il 50,3% della popolazione, YouTube raggiunge il 42% di utenti, Twitter il 10,1%.

La televisione raggiunge la totalità della popolazione (il 96,7%), con un rafforzamento però delle nuove televisioni: la web tv è arrivata a una utenza del 23,7%, mentre le tv satellitari si attestano al 42,4% e il 10% usa la tv connessa.

Anche per la radio si conferma una larghissima diffusione (la ascoltano l’83,9% degli italiani).

L’uso degli smartphone continua ad aumentare (+12,9%) e ora vengono impiegati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), mentre i tablet raddoppiano la diffusione in un biennio e oggi si trovano tra le mani del 26,6% degli italiani.

 

Non si inverte il ciclo negativo per la carta stampata: -1,6% i lettori dei quotidiani rispetto al 2013, tengono i settimanali e i mensili, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web di informazione (+4,9%).

Dopo la grave flessione degli anni passati, non si segnala una ripresa dei libri (-0,7%): gli italiani che ne hanno letto almeno uno nell’ultimo anno sono solo il 51,4% del totale.

La funzione pratica di internet maggiormente sfruttata è la ricerca di strade e località (lo fa il 60,4% degli utenti del web).

 attività svolte sul web

Segue la ricerca di informazioni su aziende, prodotti, servizi (56%).

Poi viene l’home banking (46,2%) e l’ascolto della musica (43,9%, percentuale che sale al 69,9% nel caso dei più giovani).

Fa acquisti sul web ormai il 43,5% degli utenti, ovvero 15 milioni di italiani. Il 37,1% ritiene che, rispetto ai negozi tradizionali, fare la spesa sul web sia più economico. La comodità rappresenta un vantaggio per il 32,8%.

Il rischio che dietro allo scontrino virtuale si celino truffe è segnalato dal 28,7% degli italiani e solo il 10,3% si fida al cento per cento dei pagamenti online.

Sbrigare pratiche con uffici pubblici è invece un’attività ancora limitata al 17,1% degli internauti.

Per scaricare il rapporto Censis, clicca QUI (è necessaria l’iscrizione gratuita)