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ARRIVA UNA RIVOLUZIONE PER CONSUMATORI, FARMACIE E PARAFARMACIE. Ecco come funzionerà la vendita on-line di farmaci
Dal 1 luglio, l’Italia recepisce la direttiva europea che permette di comprare confezioni di automedicazione on line (senza obbligo di ricetta).
Il tutto in completa sicurezza.
Basta controllate se sul sito è presente il logo voluto dalla Ue: una croce bianca su uno sfondo a righe verdi.
Il logo sarà pienamente disponibile nel secondo semestre del 2015.
Questo è il logo da cercare sulla homepage di una farmacia online.
Il rettangolo nella metà sinistra deve recare la bandiera del paese in cui è sita la farmacia online e il testo dovrà essere tradotto nella lingua o nelle lingue ufficiali di tale paese.
Per la gestione “tecnica” del logo, ecco le informazioni di dettaglio dell’Unione Europea.
A vendere online saranno solo le farmacie e parafarmacie autorizzate, attraverso siti contrassegnati da questo ‘bollino di qualità’.
Il ‘marchio’ del ministero della Salute, conforme a quello previsto dalla direttiva Ue, renderà ogni prodotto identificabile e sicuro.
In questo modo,i cittadini potranno riconoscere i ‘negozi virtuali’ certificati ed evitare così le truffe.
Per tutelare ancora più i consumatori, l’Agenzia europea dei medicinali fornirà alle autorità competenti per ogni stato della Ue la lista ufficiale dei rivenditori autorizzati.
Su internet i prodotti avranno un costo simile a quello delle farmacie o parafarmacie.
Il prezzo potrà variare esattamente come avviene nei negozi ‘reali’.
Al costo della confezione andranno solo aggiunti pochi euro per le spese di spedizione.
Si aprono importanti scenari sulle abitudini di acquisto dei consumatori.
Per farmacie e parafarmacie si prevedono nuovi investimenti in strategie di marketing, comunicazione, web & social media.
Ecco il comunicato ufficiale dell’Agenzia del Farmaco.
HAI VOGLIA DI INVESTIRE IN UNA IMPRESA INNOVATIVA ? Leggi la guida sulle agevolazioni fiscali
Lo studio legale Legalitax ha pubblicato una interessante guida.
Quali sono gli incentivi fiscali per chi investe in startup e PMI innovative?
Le persone fisiche che investono in startup e PMI innovative possono detrarre ai fini Irpef un importo pari al 19% della somma investita direttamente o anche per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in startup innovative o PMI innovative.
Le persone giuridiche, invece, possono dedurre ai fini Ires un importo pari al 20% direttamente ovvero indirettamente per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in startup innovative o PMI innovative.
Gli incentivi fiscali sono validi per tutti gli investimenti in imprese innovative effettuati negli anni fiscali 2013, 2014, 2015 e 2016.
La Guida fa anche il punto sulle fonti normative da tenere d’occhio: dal Decreto Crescita 2.0, che ha introdotto le disposizioni riguardanti la nascita e lo sviluppo delle startup innovative, all’Investment Compact che ha introdotto la definizione di PMI innovativa, estendendo a tale tipologia di azienda la possibilità di avvantaggiarsi di alcuni degli incentivi previsti a favore delle startup innova.
Per scaricare la guida di Legalitax, clicca QUI.
SCARICA ORA IL NUOVO RAPPORTO SUL FRANCHISING IN ITALIA.
Il “Rapporto Assofranchising Italia – Strutture, Tendenze e Scenari” raccoglie, come tradizione, i principali indicatori sulle reti in franchising operanti in Italia.
Fornisce ad operatori, ricercatori e istituzioni i principali trend statistici del settore.
Gli indicatori elaborati rappresentano l’unica fonte ufficiale italiana anche a livello internazionale, sia per il rigore scientifico sia per quello metodologico con cui sono condotte le rilevazioni e le successive elaborazioni.
Il censimento delle reti italiane in franchising, condotto in collaborazione tra Assofranchising e l’Osservatorio Permanente sul Franchising dell’Università La Sapienza di Roma, a partire dall’anno 2008, ha consentito di costruire un set di serie storiche omogenee e confrontabili dei diversi indicatori strutturali per un arco temporale sufficiente per studiare anche i trend futuri.
Si tratta certamente di un patrimonio di dati e informazioni che possono essere utilizzati per meglio studiare il fenomeno del franchising in Italia.
Il Rapporto racchiude tutti i dati di chiusura d’anno, elaborati in forma aggregata, dei quasi 1.000 franchisor presenti in Italia.
La rilevazione è svolta dall’Ufficio Studi dell’Associazione tra gennaio e maggio e i risultati dell’indagine relativa all’anno 2014 sono stati presentati alla stampa e agli operatori del settore durante l’ Assemblea Pubblica Assofranchising svoltasi lo scorso 24 giugno 2015 a Bologna.
Per scaricare il rapporto di Assofranchising in Italia, clicca QUI
TUTTI I NUMERI DELL’INDUSTRIA CULTURALE IN ITALIA. Scarica gratis il rapporto pubblicato da Symbola/Unioncamere (238 pagine)
Dalla bellezza, alla cultura alla green economy le imprese italiane più illuminate hanno già colto i segnali che ci parlano del futuro.
IO SONO CULTURA, arrivato alla quinta edizione e realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, racconta un pezzo di questa Italia.
Un’Italia che punta sulla cultura e la creatività per rafforzare le manifatture, come già fanno Germania, Gran Bretagna, Giappone e Corea.
Che punta sul suo soft-power e che dimostra, bilanci alla mano, che con la cultura si mangia, eccome.
E si costruisce il futuro.
Infatti, alle imprese del sistema produttivo culturale italiano (industrie culturali, industrie creative, performing arts e arti visive, attività legate alla gestione del patrimonio storico artistico e produzioni di beni e servizi a driver creativo) si devono oggi 78,6 miliardi di euro (5,4% della ricchezza prodotta in Italia).
Che arrivano a 84 circa (il 5,8% dell’economia nazionale) se includiamo istituzioni pubbliche e non profit.
Ma il valore trainante della cultura non si ‘limita’ a questo.
Contamina, invece, il resto dell’economia, con un effetto moltiplicatore pari a 1,7: per ogni euro prodotto dalla cultura, cioè, se ne attivano 1,7 in altri settori.
Gli 84 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 143, per arrivare a 226,9 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano.
Le sole imprese del sistema produttivo culturale (443.208, il 7,3% del totale delle imprese italiane) danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati in Italia (1,5 milioni, il 6,3%, se includiamo pubblico e non profit).
Per non parlare delle ricadute occupazionali – difficilmente misurabili ma indiscutibili – su altri settori, come il turismo.
La cultura e la creatività, poi, mettono il turbo alle nostre imprese: infatti chi ha investito in creatività(impiegando professionalità creative o stimolando la creatività del personale aziendale) ha visto il proprio fatturato salire del 3,2% tra il 2013 e il 2014; mentre tra chi non lo ha fatto il fatturato è sceso dello 0,9%. Tendenza ancor più spiccata per l’export, cresciuto lo scorso anno del 4,3% per i primi e solo dello 0,6% per i secondi.
E si tratta di un differenziale competitivo che riguarda non solo le imprese di più grandi dimensioni, ma anche le più piccole, incluse quelle operanti nei settori del made in Italy.
In “Io sono cultura” – una sorta di annuario, per numeri e storie, realizzato anche grazie al contributo prezioso di circa 40 personalità di punta nei diversi settori analizzati – scandagliamo questa realtà: musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, ma anche industrie creative e made in Italy, cioè tutte quelle attività produttive che non rappresentano in sé un bene culturale, ma che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività.
Quindi il design, l’architettura e la comunicazione: industrie creative che sviluppano servizi per altre filiere e veicolano contenuti nel resto dell’economia, dando vita ad una ‘zona ibrida’ in cui si colloca la produzione creative-driven, fatta, ad esempio, di manifattura evoluta.
Per scaricare il rapporto di Symbola/Unioncamere, clicca QUI
IL NUOVO RESTYLING DI GOOGLE TRENDS. Ecco le novità
Google Trends fornisce informazioni sui 100 miliardi di interrogazioni mensili effettuate dagli utenti di Google.
Cliccando in alto a sinistra troveremo il cruscotto di ricerca.
E’ possibile anche filtrare la lista per categoria e nazione
Cliccando su GOOGLE TRENDS DATA STORE possiamo scaricare in formato CSV intere ricerche relative agli argomenti di tendenza.
Con Google Trends le aziende, i giornalisti e i social media manager possono progettare operazioni di Real Time Marketing su quelli che sono gli argomenti del momento.
Ecco il link a Google Trends.
TUTTI I NUMERI DELLA COSMETICA ITALIANA. Scarica il rapporto con gli ultimi dati
L’Associazione Nazionale delle Imprese Cosmetiche ha presentato il Beauty Report 2015.
Il documento studia i comportamenti delle imprese e dei consumatori attraverso lo studio dei fenomeni di filiera che caratterizzano un settore ormai ritenuto un’eccellenza dell’industria italiana.
I 3 indicatori fondamentali:
– il settore cosmetico ha attraversato meglio degli altri la crisi, grazie ad una migliore tenuta dei consumi e alla crescita del flusso delle esportazioni.
– il ruolo dei consumatori mette in evidenza i segnali di un’incorporazione ormai “compiuta” della crisi, al di là degli stessi dati strutturali.
– le aziende cosmetiche mostrano un consolidamento dei comportamenti come pure del pensiero imprenditoriale, a conferma di un fenomeno di incorporazione delle difficoltà e delle trasformazioni avvenute
Ecco i principali canali di vendita:
Per scaricare il report, clicca QUI
LE FONTI DI INFORMAZIONI PIU’ CONSULTATE DAGLI ITALIANI. Scarica il rapporto pubblicato dalla Reuters
La Reuters ha pubblicato il Digital News Report 2015.
In Italia le fonti di informazione più consultate on line sono Repubblica, Google News e Ansa.
Lo studio della Reuters ha l’obiettivo di monitorare attività e cambiamenti dell’informazione nello ‘spazio digitale’ e nei mass media “classici” (tv, stampa, radio).
Impietoso il confronto per l’Italia: il rapporto tra fruitori di notizie da mezzi tradizionali e quelli digitali è di quasi 4:1 (altrove è di 2:1 o anche meno).
Se la televisione rimane la principale fonte di notizie e la vendita di giornali di carta è in costante declino, l’offerta online è sempre più varia, anche se il modello di business sostenibile è ancora claudicante.
Gli italiani sembrano ancora preferire l’informazione free – anche non verificata – invece di quella verificata a pagamento.
Nella mole enorme di informazioni disponibili, evidenzia lo studio, molti siti italiani – si legge – hanno perduto in popolarità, mentre sempre più sono le persone che utilizzano i social media e le app per l’accesso e la condivisione di notizie.
Il lettore preferisce il vedere al leggere, e così Facebook e YouTube sono i social network maggiormente utilizzati per accedere alle notizie.
In coda, Twitter.
Da notare, infine, che la penetrazione di Internet è tra le più basse rispetto agli altri Paesi presi in esame: 59% contro il 75% della Spagna, l’83 per non parlare di Finlandia (97%)
Scarsa anche la fiducia in quanto si legge.
In Italia si ferma al 59% mentre in Spagna è al 75%, in Francia.
Ecco il report completo della Reuters
Ecco la sintesi per il mercato italiano
ECCO COME FUNZIONANO LE NUOVE ANALYTICS PER LE APP CHE PUBBLICHIAMO SU FACEBOOK
Da pochi mesi Facebook ha introdotto le nuove Analytics per le App.
Cosa possiamo conoscere della nostra APP pubblicata attraverso Facebook Developer?
Tante cose:
– il traffico con i vari device (smartphone, tablet, desktop, notebook, smart tv)
– come visitano l’app
– il numero di download
– su quali pagine gli utenti rimangono più tempo
– come sono arrivati alla nostra app
– i dati socio-demografici di chi ha scaricato l’app
– il paese di residenza
– in quale momento della navigazione abbandonano l’app
Le statistiche possono aiutare gli sviluppatori a migliorare la progettazione della APP oltre a programmare pubblicità più performanti.
Ecco la demo per capire meglio le varie funzionalità dello strumento Analytics.
SEI INDECISO SE APRIRE UNA STARTUP INNOVATIVA O PMI INNOVATIVA ? Leggi la nuova guida pubblicata da Infocamere
Infocamere ha pubblicato un nuovo kit di strumenti informativi predisposti ad hoc per favorire le imprese che vogliono candidarsi al riconoscimento dello status di “PMI innovativa” previsto dal DL 3/2015.
Per accedere al regime di agevolazioni e incentivi fiscali stabiliti dalla norma, è infatti indispensabile che le imprese interessate siano inserite nell’apposita sezione del Registro delle imprese delle Camere di commercio.
Il kit informativo comprende:
-
la Guida degli adempimenti al Registro delle imprese,
-
un tutorial sull’utilizzo del software per l’iscrizione alla nuova sezione,
-
il modello di dichiarazione del possesso dei requisiti,
-
una check-list online per scoprire rapidamente se la propria impresa ha i requisiti richiesti,
-
le statistiche e l’elenco delle PMI innovative già registrate.
Secondo la norma, possono aspirare allo status di “PMI innovativa” le società di capitali, anche in forma cooperativa, già iscritte nel registro delle imprese che posseggono almeno 2 su 3 dei seguenti requisiti:
-
l’attività di ricerca e sviluppo riguarda almeno il 3% della maggiore tra le seguenti voci di bilancio: costi e valore totale della produzione;
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il team è formato per 1/3 da personale in possesso di laurea magistrale; oppure per 1/5 da dottorandi, dottori di ricerca o laureati con 3 anni di esperienza in attività di ricerca certificata;
-
l’impresa è depositaria o licenziataria di privativa industriale, oppure titolare di software registrato.




















