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Silicon Valley: le strategie che hanno portato alla creazione della “valle dell’innovazione”

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Sino alla metà del ventesimo secolo, la parte meridionale della baia di San Francisco che si estende dalla contea di Oakland fino a Santa Cruz (California), era nota come la valle delle delizie americane per via della produzione fruttifera. In seguito le cose cambiarono. A partire dagli anni 70 nacquero infatti attorno all’Università di Berkeley numerose aziende high-tech: Apple, Netscape, Hewlett-Packard, Sun Microsystems etc., che ben presto divennero il motore dell’economia americana. Questo territorio, denominato “ Silicon Valley” per l’elevata concentrazione d’industrie produttrici di semiconduttori e computer basati sul silicio, ospita 20 delle prime 100 imprese ad alta tecnologia del mondo che producono da sole il 40% dell’export della California.
Per comprendere la strategia territoriale che ha comportato la valorizzazione e l’attrattività del territorio della Silicon Valley, è opportuno analizzare la sinergia di fattori da cui è composta:

– Il governo californiano ha creduto prima di tutti nello sviluppo dell’high-tech finanziando i progetti dei giovani imprenditori con ingenti fondi, servendosi intensamente del venture capital e creando forti incentivi fiscali per permettere l’investimento nel settore. Si è venuta a creare così sul territorio una stretta interazione fra business e mondo accademico;
– L’università di Stanford, una vera e propria cittadina con negozi, pronto soccorso e stazione dei pompieri, ha ospitato studenti del calibro dei fondatori di Google e You Tube. Quando un aspirante imprenditore appena uscito dall’università proponeva un’idea convincente, spesso veniva affiancato da un network di venture capitalist, avvocati e consulenti che lo assistevano nella creazione della propria azienda. La creatività e le buone idee sono inutili senza gli investimenti: non a caso proprio nella valle si è installata nel 1972 la Oleine Perkins, una delle più grandi firme del venture capital;
– Le imprese californiane storicamente sono propense alla cooperazione e al rischio. Ciò si può rilevare soprattutto in attività di supporto nei confronti delle aziende in fase start-up, da parte delle aziende più esperte. Queste aziende hanno inoltre la capacità di reinventarsi e di interpretare il fallimento come un arricchimento del curriculum;
– Gli imprenditori possiedono una spiccata creatività ed una flessibilità mentale che li porta a credere nella realizzazione di visioni economicamente rischiose. Per di più hanno promosso una serie di eventi sociali, come degli incontri informali al bar in cui avvengono conversazioni professionali (community of practice), ed uno stile di vita invidiato in tutto il mondo;
– Sul territorio è presente un’elevata concentrazione di banche d’affari e di studi legali, che vengono coinvolti in prima persona nella costruzione e gestione del business;
– L’idea dell’integrazione verticale è stata sostituita in nome del network, ovvero una costruzione di aziende legate tra loro nella duplice relazione di collaborazione e competizione che consente di abbattere i confini aziendali creando nonostante ciò uno spirito d’indipendenza;
– I network sociali garantiscono uno scambio d’informazioni tale da equiparare le conoscenze e acquisire competenze;
– Nonostante il costo della vita in California fosse elevato, il territorio non solo ha attratto investitori da tutto il mondo, ma anche una moltitudine d’immigrazione qualificata, assistendo alla creazione di un vero e proprio patrimonio costituito da persone altamente istruite, specializzate e multilingue impegnate nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie e conoscenze avanzate.

Questi fattori hanno permesso di creare un vero e proprio vantaggio competitivo territoriale in grado di produrre valore e di rendere la Silicon Valley competitiva a livello internazionale. Lo sviluppo di tali capacità è stato ottenuto attraverso la valorizzazione e lo sfruttamento delle risorse da parte di attori dotati di capacità innovative ed organizzative. Ciò ha permesso la creazione di competenze distintive utili ad assicurarsi vantaggi competitivi sostenibili.
Per mantenere tali vantaggi occorre però talento umano, idee creative e un sistema finanziario flessibile. Tutto questo è stato reso possibile da un apprendimento costante nato sia dai buoni risultati, che dalla conoscenza fornita dagli insuccessi. Nella valle del silicio infatti, le esperienze maturate dalle sconfitte vengono messe a disposizione dalle aziende del territorio, che pur rivaleggiando, cooperano.
Recentemente anche la California è stata investita dalla crisi economica. Dal 2008 al 2009, la sola Valle del Silicio ha perso 90.000 posti di lavoro e si rileva una scarsa propensione a investire da parte dei capitalisti di ventura. A pesare sul territorio è stato principalmente il calo massiccio delle esportazioni, ma anche la riduzione dell’afflusso dei nuovi laureati dall’estero, che non sono più sicuri di voler investire il loro avvenire negli Stati Uniti. In questa situazione, le imprese della Silicon Valley, mediante la propria capacità di reinventarsi, cercano di reagire tentando di dar vita ad un nuovo vantaggio competitivo attraverso il settore delle biotech e cleantech.

Ci si chiede se sia possibile replicare il successo della Silicon Valley nel nostro paese.

L’Italia possiede una spiccata capacità creativa, in grado di produrre idee geniali foriere di innovazione. Quello che manca però per ottenere un vantaggio competitivo, è l’opportunità di relazionarsi con degli imprenditori in grado di tramutare la creatività in qualcosa di concreto.
La vocazione alla specializzazione industriale della Silicon Valley, ha permesso di concentrarsi sull’innovazione, fondamentale in quanto necessaria per porsi in relazione al futuro proiettandosi verso gli spazi strategicamente più interessanti.

MAI CHIAMARLI ANZIANI. I SENIOR VIAGGIANO ALLA GRANDE E SI DIVERTONO PURE. Leggi la ricerca Doxa

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Il mondo è dei senior.

 

 

L’Osservatorio Europcar-Doxa, ha pubblicato la decima indagine dell’Osservatorio Europcar sulle vacanze degli italiani.

 

Quest’anno analizza gli stili di vacanza della popolazione d’età compresa tra i 60 e i 79 anni.

 

Una fascia molto consistente che riguarda qualcosa come 12,5 milioni di italiani, ma anche molto differenziata: ci sono quelli ancora in attività, i pensionati con la minima (50%) e quanti (30%) possono contare su un reddito più alto e di conseguenza permettersi vacanze molto più articolate.

 

I senior possono  muoversi, viaggiare e fare vacanze sempre più lunghe, differenziate e lussuose.

Secondo le stime più prudenti il popolo dei viaggiatori italiani con un’età compresa tra i 60 e i 79 anni vale 19,5 miliardi di euro.

 

Considerando l’indotto, si arriva a quota 35 miliardi di euro, pari al 2,25% del Pil”. 

 

Un dato di tutto rispetto, alla luce del fatto che tutto il comparto turismo in Italia “pesa” per il 6% del prodotto nazionale lordo.

Rispetto ai dati nazionali, il target dei senior risulta decisamente meno penalizzato dalla crisi.

 

Infatti,chi ha tra i 60 e i 79 anni tende a fare vacanze lunghe (per il 65% la vacanza estiva è di 1-2 settimane; per il 25% di tre settimane-2 mesi) e soprattutto a fare tante vacanze: il 68% dichiara la propensione a prendere altri giorni di vacanza durante l’anno.

 

Ma cosa fanno e dove vanno gli over 60 in vacanza?

 

Innanzitutto al mare, che ha ottenuto il 64% delle preferenze estive (67% per l’italiano medio) e in seconda battuta in montagna (scelta dal 21%, contro il 14% della media nazionale).

 

A fare la differenza sono però soprattutto le città d’arte, che raggiungono picchi significativi nel periodo gennaio – giugno (29%) e soprattutto tra ottobre e dicembre (35%).

La cultura, infatti, è per questo target il richiamo principale, visto che la visita a musei, chiese, siti archeologici e palazzi d’epoca occupano il 64% delle attività dei senior in vacanza.

 

Ecco il link per leggere la ricerca Europecar Doxa:

http://www.slideshare.net/doxa_italia/senior-in-viaggio-doxa-europcar-2014

TUTTI I NUMERI DEL SISTEMA SPORTIVO IN ITALIA. Scarica il rapporto pubblicato ieri dal CONI

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Il Centro Studi del CONI ha presentato ieri il documento “Lo sport in Italia. Numeri e contesto”.

 

L’approfondimento, in collaborazione con l’Istat, oltre al monitoraggio sui dati del 2013 relativi al sistema sportivo, ha analizzato anche i risultati della rilevazione censuaria sulle istituzioni no profit e sull’indagine multiscopo effettuata sulle famiglie.

 

Le istituzioni non profit sportive sono 92.838, pari al 30,8% delle istituzioni non profit censite.

 

Oltre sei istituzioni sportive su 10 sono nate nell’ultimo decennio (+ 61,5% rispetto al 2000), 6.800 quelle che hanno erogato i propri servizi a persone con i disagi.

 

Nel settore è attivo un milione di volontari (il 92,2% delle risorse umane impiegate), 13mila lavoratori dipendenti e 75mila lavoratori esterni, per lo più giovani: il 23,7% è under 30.

 

Sono 61mila gli atleti, allenatori, accompagnatori, istruttori.

 

Nel corso del 2011 le istituzioni sportive hanno registrato un flusso di entrate economiche di oltre 4,8 miliardi di euro di entrate (il 7,6% del totale relativo al non profit) e di uscite di oltre 4,7 miliardi di euro (8,2%).

 

Il settore è cresciuto del 5% nel totale no profit rispetto al 1999, mentre è cresciuta di oltre il 60% la quota di istituzioni sportive costituesi nell’ultimo decennio.

 

Nel settore è attivo un milione di volontari, 13 mila lavoratori dipendenti e 75 mila lavoratori esterni.

 

Dallo studio emerge che sono oltre 4 milioni e mezzo gli atleti italiani tesserati (il 31% in più rispetto al 2003) dagli organismi riconosciuti dal CONI, un milione invece gli operatori sportivi (dirigenti sportivi e federali, tecnici e ufficiali di gara) e 64.829 le società sportive.

 

 

Numeri che continuano a crescere: è pari al 3,6% la crescita decennale del numero di società sportive, 1,6% quella relativa al numero degli operatori sportivi.

 

A livello di pratica sportiva ammonta al 42% la percentuale dei sedentari, ma sono aumentati, fino a toccare il 30%, i praticanti assidui.

 

 

Ecco il link per scaricare il report del Coni:
http://www.coni.it/images/1-Primo-Piano/Numeri_dello_sport_2013.pdf

 

 

 

ASSINFORM: E-COMMERCE E CLOUD IN CRESCITA. Scarica la sintesi del rapporto ASSINFORM

Assinform ha reso noti i risultati del 45° Rapporto realizzato in collaborazione con NetConsulting sull’informatica, le telecomunicazioni e i contenuti multimediali, il quale rivela timidi segnali di ripresa per l’ICT italiano e un trend in crescita per Cloud ed e-Commerce.

 

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Assinform ha reso noti i risultati del 45° Rapporto realizzato in collaborazione con NetConsulting sull’informatica, le telecomunicazioni e i contenuti multimediali, il quale rivela timidi segnali di ripresa per l’ICT italiano e un trend in crescita per Cloud ed e-Commerce. Il presidente di Assinform, Agostino Santoni, ha spiegato:

«L’innovazione digitale sta contribuendo ad aprire nuovi scenari in Italia nonostante le difficoltà e le resistenze evidenti».

Quest’anno potrebbero tornare a crescere gli investimenti in ICT, secondo le previsioni Assinform del +0,6%, contro il -4.4% dello scorso anno. Santoni ha fatto notare:

«A fine 2013 le componenti più innovative del mercato legate ad un uso diffuso e avanzato del web, Cloud, servizi mobili, pagamenti elettronici, e-Commerce, sicurezza, Internet delle cose, soluzioni di integrazione estesa in rete, piattaforme di gestione avanzate, hanno raggiunto un volume di circa 13 miliardi di euro. Si tratta, è vero, di una fetta ancora minoritaria per un settore che totalizza oltre 65 miliardi di euro l’anno, ma va considerato che l’accelerazione verso il cambiamento che queste componenti inducono nell’economia è molto forte, con effetti moltiplicatori e risultati in tempi sorprendentemente rapidi.

Cloud computing

Interessanti i dati relativi al Cloud Computing: una crescita del +32,2% rispetto al 2013, quando i ricavi hanno superato i 750 milioni.

e-Commerce

Con la diffusione delle tecnologie e di internet, continua a crescere anche l’e-Commerce: +17% per 13,2 milioni, contro il +18% del 2013 per 11,3 milioni.

Internet delle cose

Trend positivo anche per l’Internet delle cose che già nel 2013 presentava un mercato di 1.430 milioni (+13%).

Opportunità per PMI

Per massimizzare le opportunità legate a questi trend, le PMI dovrebbero avere piena percezione delle potenzialità dello sviluppo e della diffusione del digitale mentre, sottolinea Santoni, le PMI italiane non sembrano averne ancora preso coscienza. A dimostrarlo il fatto che

«… oggi le piccole imprese contribuiscono a più della metà del PIL e al 65% dell’occupazione, ma sono soltanto al 24% della domanda business di ICT».

Per questo Assinform chiede al Governo di concretizzare il proprio impegno a mettere l’innovazione al centro del rilancio del Paese:

«Ci aspettiamo azioni conseguenti, a partire dall’attuazione dei progetti di digitalizzazione connessi all’Agenda Digitale, che hanno grande impatto nel Paese come l’identità digitale, l’anagrafe unica, il fascicolo sanitario elettronico, la scuola digitale, i pagamenti e la fatturazione elettronica».

 

Ecco il link per scaricare la sintesi del rapporto ASSINFORM:

Presentazione di Giancarlo Capitani – AD NetConsulting

 

LA PERCEZIONE TURISTICA DELLA SICILIA. Scarica la ricerca di marketing IZI Metodi

Sicilia

 

 

Gode di una buona immagine, la Sicilia, sia sul mercato nazionale, sia su quello internazionale.

 

È quanto emerge dalla ricerca di marketing ‘Attrattività, performance e potenzialità della Sicilia turistica’, finanziata dai fondi del Po-Fers 2007/13 e realizzata da Izi – Metodi, analisi e valutazioni economiche e da Simulation Intelligence.

Le interviste effettuate, basate su un campione di 9mila turisti effettivi e 16mila potenziali, fanno emergere un’immagine tutto sommato positiva della regione, con l’unico neo dei servizi troppo costosi.

La maggior parte degli intervistati (79,5 per cento del campione) si reca in Sicilia per vacanza, mentre sono pressoché assenti i turisti religiosi e i viaggi per motivi di lavoro rappresentano solo il 2 per cento del totale.

Gli italiani arrivano soprattutto da Campania (15,3 per cento), Lombardia (15 per cento) e Lazio (14,6); gli stranieri da Germania (24,4 per cento) e Francia (20,4).

 

Ad attrarre i turisti i templi, le architetture e il paesaggio, ma anche film come ‘Il Padrino’ e ‘Il Gattopardo’ e fiction come ‘Il Commissario Montalbano’.

Per quanto riguarda le attività svolte durante il soggiorno, al primo posto viene sempre il relax balneare, seguito dagli itinerari culturali e dallo shopping.

A parere dei tour operator, poi, la Sicilia ha molti punti di forza e anche qualche debolezza. Tra i primi il mare, il bagaglio artistico e culturale, l’offerta gastronomica di grande tradizione e qualità, una cultura dell’ospitalità e dell’accoglienza fortemente radicata e la ricchezza di luoghi poco conosciuti, da scoprire.

Tra i punti deboli, invece le carenze delle infrastrutture, come strade e trasporti, la disomogeneità tra le strutture ricettive e il rapporto qualità/prezzo che non sempre è favorevole.

 

 

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.lasicilia.it/media/attachment/Attrattivita_Sicilia.pdf

IN ITALIA IN SISTEMA SANITARIO NAZIONALE HA UN COSTO DI 113 MILIARDI DI EURO. Scarica il rapporto AIFA sul consumo dei farmaci (500 pagine)

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L’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il Rapporto 2013 sul Consumo di Farmaci in Italia.

Ecco i principali indicatori.

 

Complessivamente la spesa a bilancio per le risorse utilizzate dal sistema sanitario nazionale ammonta a 113,683 miliardi di euro, con un disavanzo di circa 1 miliardo di euro interamente a carico di Regioni e Province Autonome.

 

La maggior parte delle risorse vengono impiegate per gli oneri per il personale (35,6 miliardi) e per l’acquisto di beni e servizi (35,2 miliardi di euro).

 

Circa 9 miliardi di euro sono a carico del sistema sanitario per quel che concerne la spesa farmaceutica convenzionata.

 

Ecco il link per scaricare il report dell’AIFA:

http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/Rapporto_OsMED_2013.pdf

 

IN 4 REPORT, LO SCENARIO ITALIANO DEL VENTURE CAPITAL & PRIVATE EQUITY

Ecco i 4 report:

 

 

00

 

http://www.aifi.it/?wpdmact=process&did=MTAzOS5ob3RsaW5r

 

 

01

 

Fai clic per accedere a rapporto_pem_2013_090614_031955.pdf

 

 

 

02

 

http://bebeez.it/wp-content/blogs.dir/5825/files/2014/07/Rapporto-VeM_2013.pdf

 

 

 

03

 

 

http://www.aifi.it/?wpdmact=process&did=MjcwLmhvdGxpbms=

Fondi Ue 2014-2020: le novita’ per lo Sviluppo Locale di tipo partecipativo – CLLD

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Nell’ambito dei fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020, la Commissione Ue intende rafforzare lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), già promosso dal 1991 attraverso l’approccio LEADER del Programma di sviluppo rurale e dal 2007 nell’ambito del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Lo sviluppo locale di tipo partecipativo prevede:

  • che si concentri l’attenzione su aree subregionali specifiche;
  • il coinvolgimento di gruppi di azione locale costituiti da rappresentanti degli interessi socioeconomici pubblici e privati del territorio;
  • la previsione di strategie di sviluppo locale integrate e multi-settoriali, da implementare attraverso reti di cooperazione.

Nello specifico:

  • l’attenzione alle aree subregionali mira ad affrontare le sfide territoriali, promuovendo il senso di appartenenza comunitario, stimolando l’innovazione e coinvolgendo i vari livelli di governance;
  • i gruppi di azione locale devono includere soggetti quali imprese, autorità locali, associazioni di cittadini e organizzazioni collettive e di volontariato;
  • le strategie di sviluppo locale devono essere coerenti con i programmi dei fondi strutturali e di investimento europei (ESI), individuare obiettivi misurabili e includere un piano di azione che spieghi come realizzarli attraverso progetti concreti.

Per stimolare lo sviluppo locale di tipo partecipativo nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020 è prevista:

  • una singola metodologia per agevolare l’accesso dei territori al sostegno dell’Unione europea;
  • la possibilità di finanziare i costi di esercizio delle strategie locali plurifondo tramite un unico fondo, denominato Lead;
  • l’opportunità di incrementare il tasso massimo di cofinanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e/o del Fondo sociale europeo (FSE), a livello di ciascun asse prioritario, di dieci punti percentuali.

Gli Stati membri sono tenuti a specificare nell’Accordo di partenariato i programmi e le aree di intervento in cui prevedono il sostegno allo sviluppo locale di tipo partecipativo. Questo tipo di approccio è facoltativo per il FESR, il FSE e per il FEAMP, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, mentre è obbligatorio per il FEASR, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.

Inoltre, i paesi dell’Unione sono chiamati a definire i criteri per la selezione delle strategie di sviluppo locale, che dovranno essere approvate entro la fine del 2017. I gruppi di azione locale già esistenti in relazione alle programmazioni FEASR e FEP 2007-2013 dovranno presentare nuove strategie locali per il nuovo settennato, che potranno includere anche il ricorso agli altri fondi ESI.

Per approfondire:

PUBBLICITA’, MASS MEDIA, INTERNET E TELECOMUNICAZIONI. Lo scenario di mercato in Italia. Scarica il Rapporto Annuale AGCom (432 pagine)

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L’Autority per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha presentato la sua relazione annuale 2014.

 

Ecco i principali indicatori.

 

Ancora giù il fatturato del settore comunicazione in Italia nel 2013.

 

I ricavi del macrosettore che comprende tlc, radio, tv, poste, editoria e internet sono scesi a 56,1 miliardi, in calo del 9% sul 2012.

 

Oltre alla crisi, pesa il calo dei prezzi, in picchiata del 44% negli ultimi 15 anni.

 

In particolare l’editoria quotidiana e periodica ha perso nel 2013 quasi 700 mln di ricavi.

 

Il fatturato dei quotidiani è sceso del 7%, quello dei periodici il 17,2%.

 

I ricavi dei quotidiani passano da 2,5 miliardi del 2012 a 2,3 miliardi del 2013.

 

I periodici da 2,8 mld a 2,3 miliardi.

 

Anno nero, il 2013, anche per la pubblicità.

 

Il calo dei ricavi complessivi rispetto all’anno precedente è stato del 10,9%, da 8,3 miliardi a 7,4 miliardi.

 

Crollano periodici (-24,1%) e quotidiani (-13,2%), ma vanno male anche tv (-10,1%) e cinema (-7%).

 

La radio perde il 6,4%.

 

Scende per il primo anno anche Internet (-2,5%).

 

Per quanto riguarda l’incidenza sul mercato complessivo – secondo il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell’Agcom al Parlamento – la tv è largamente in vetta con il 43,7% (i ricavi sono 3 miliardi 257 milioni).

 

Aumenta il peso di Internet, ora al 19,7% (1 miliardo 465 milioni), i quotidiani sono al 13,2% (983 milioni).

 

 

 

Ecco il link per scaricare il report dell’AGCOM:

http://www.agcom.it/documents/10179/1482563/Relazione+annuale+AGCOM+2014+-+Testo+Completo/7beee3cf-3478-4e51-9908-e2f26e368a91

LE PERFORMANCE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ITALIANE NEGLI ULTIMI 5 ANNI. Scarica il rapporto pubblicato dalla SDA Bocconi

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La Sda Bocconi ha pubblicato il 1°  rapporto della sull’attività delle nostre piccole e medie imprese dal 2007 a fine 2013.

Si tratta di un campione di 1.165 imprese localizzate soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria, con dimensioni superiori alla media.

 

L’analisi riguardava l’intero universo delle imprese italiane con fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro) e con una storia più lunga alle spalle.

 

Quanto al settore merceologico di appartenenza la gran parte rientra nel comparto del commercio all’ingrosso, degli alimentari e delle bevande (oltre alla meccanica e chimica-farmaceutica).

 

Il loro tasso di crescita medio nel periodo analizzato – si legge nel rapporto – è stato pari al 12,4% (circa due volte e mezzo quello degli altri) e la redditività operativa sempre doppia rispetto al resto delle pmi. Il segreto del loro successo?

 

Ecco il link del report pubblicato dall’Oservatorio SDA Bocconi:

http://www.sdabocconi.it/sites/default/files/upload/pdf/report_PMI_10_luglio_2014.pdf