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Author Archives: PasqualeCassano
E.T. = Entrate Triplicate: la pubblicità occulta venuta dallo spazio.
Vi ricordate nel film E.T. l’extra-terrestre le caramelle utilizzate dal ragazzo per attirare il piccolo alieno?
Sono il frutto di un’ingegnosa manovra di Marketing.
Spielberg sapendo dell’opportunità che gli si parava dinanzi, chiese prima alla Mars di pagare per far comparire i suoi M&M nel film, poi, dopo aver ricevuto una risposta negativa, fu accolto dalla Hershey, che ha offerto come alternativa i suoi Reese’s Pieces.
Il Risultato?
Una settimana dopo l’uscita del film, le vendite dei Reese’s Pieces erano triplicate e 800 sale cinematografiche hanno cominciato ad esporre il prodotto vicino alle proprie casse.
Leggendo questa storia non viene anche a voi il desiderio di provare queste gustose caramelle?
Il potere del Neuromarketing!
I FATTORI CHE INFLUENZANO I COMPORTAMENTI D’ACQUISTO ALL’INTERNO DEL PUNTO VENDITA.
L’ambientazione del punto vendita è un fattore che troppo spesso viene sottovalutato e che in questo periodo storico diviene un elemento cruciale.
I consumatori sono diventati più attenti, ricettivi ed informati. Fidelizzarli è sempre più difficile e per appagarli occorre rendere la loro esperienza d’acquisto indimenticabile.
La scienza ha ormai espresso un chiaro parere a riguardo:
– L’ambientazione agisce sul sistema percettivo del consumatore ed influenza largamente il suo comportamento d’acquisto.
– Ambienti e stimoli sensoriali aumentano visite e volumi di spesa.
– Esiste un forte impatto dei sensi sulle scelte d’acquisto.
COME AGIRE?
Bisogna differenziarsi dalla concorrenza seducendo i clienti attraverso un ambiente gradevole ed accattivante. Strategie di Marketing “sensoriale” ed “olfattivo”, garantiscono delle percezioni positive nelle menti dei propri clienti: ricordi, reazioni affettive, buon umore, aumento del tempo di permanenza nel punto vendita, disponibilità all’attesa etc. Lo scopo è quello di migliorare la predisposizione all’acquisto.
Il punto vendita deve diventare un teatro e le scenografie devono essere create con l’uso strategico di suoni, colori, luci e odori. Il cliente deve vivere un’esperienza “emozionale”.
A CHI RIVOLGERSI?
Ideale sarebbe rivolgersi ad esperti di Marketing sensoriale o a consulenti Marketing validi, nulla però vieta di mettersi alla prova e testare la propria creatività.
IN BOCCA AL LUPO!
Silicon Valley: le strategie che hanno portato alla creazione della “valle dell’innovazione”
Sino alla metà del ventesimo secolo, la parte meridionale della baia di San Francisco che si estende dalla contea di Oakland fino a Santa Cruz (California), era nota come la valle delle delizie americane per via della produzione fruttifera. In seguito le cose cambiarono. A partire dagli anni 70 nacquero infatti attorno all’Università di Berkeley numerose aziende high-tech: Apple, Netscape, Hewlett-Packard, Sun Microsystems etc., che ben presto divennero il motore dell’economia americana. Questo territorio, denominato “ Silicon Valley” per l’elevata concentrazione d’industrie produttrici di semiconduttori e computer basati sul silicio, ospita 20 delle prime 100 imprese ad alta tecnologia del mondo che producono da sole il 40% dell’export della California.
Per comprendere la strategia territoriale che ha comportato la valorizzazione e l’attrattività del territorio della Silicon Valley, è opportuno analizzare la sinergia di fattori da cui è composta:
– Il governo californiano ha creduto prima di tutti nello sviluppo dell’high-tech finanziando i progetti dei giovani imprenditori con ingenti fondi, servendosi intensamente del venture capital e creando forti incentivi fiscali per permettere l’investimento nel settore. Si è venuta a creare così sul territorio una stretta interazione fra business e mondo accademico;
– L’università di Stanford, una vera e propria cittadina con negozi, pronto soccorso e stazione dei pompieri, ha ospitato studenti del calibro dei fondatori di Google e You Tube. Quando un aspirante imprenditore appena uscito dall’università proponeva un’idea convincente, spesso veniva affiancato da un network di venture capitalist, avvocati e consulenti che lo assistevano nella creazione della propria azienda. La creatività e le buone idee sono inutili senza gli investimenti: non a caso proprio nella valle si è installata nel 1972 la Oleine Perkins, una delle più grandi firme del venture capital;
– Le imprese californiane storicamente sono propense alla cooperazione e al rischio. Ciò si può rilevare soprattutto in attività di supporto nei confronti delle aziende in fase start-up, da parte delle aziende più esperte. Queste aziende hanno inoltre la capacità di reinventarsi e di interpretare il fallimento come un arricchimento del curriculum;
– Gli imprenditori possiedono una spiccata creatività ed una flessibilità mentale che li porta a credere nella realizzazione di visioni economicamente rischiose. Per di più hanno promosso una serie di eventi sociali, come degli incontri informali al bar in cui avvengono conversazioni professionali (community of practice), ed uno stile di vita invidiato in tutto il mondo;
– Sul territorio è presente un’elevata concentrazione di banche d’affari e di studi legali, che vengono coinvolti in prima persona nella costruzione e gestione del business;
– L’idea dell’integrazione verticale è stata sostituita in nome del network, ovvero una costruzione di aziende legate tra loro nella duplice relazione di collaborazione e competizione che consente di abbattere i confini aziendali creando nonostante ciò uno spirito d’indipendenza;
– I network sociali garantiscono uno scambio d’informazioni tale da equiparare le conoscenze e acquisire competenze;
– Nonostante il costo della vita in California fosse elevato, il territorio non solo ha attratto investitori da tutto il mondo, ma anche una moltitudine d’immigrazione qualificata, assistendo alla creazione di un vero e proprio patrimonio costituito da persone altamente istruite, specializzate e multilingue impegnate nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie e conoscenze avanzate.
Questi fattori hanno permesso di creare un vero e proprio vantaggio competitivo territoriale in grado di produrre valore e di rendere la Silicon Valley competitiva a livello internazionale. Lo sviluppo di tali capacità è stato ottenuto attraverso la valorizzazione e lo sfruttamento delle risorse da parte di attori dotati di capacità innovative ed organizzative. Ciò ha permesso la creazione di competenze distintive utili ad assicurarsi vantaggi competitivi sostenibili.
Per mantenere tali vantaggi occorre però talento umano, idee creative e un sistema finanziario flessibile. Tutto questo è stato reso possibile da un apprendimento costante nato sia dai buoni risultati, che dalla conoscenza fornita dagli insuccessi. Nella valle del silicio infatti, le esperienze maturate dalle sconfitte vengono messe a disposizione dalle aziende del territorio, che pur rivaleggiando, cooperano.
Recentemente anche la California è stata investita dalla crisi economica. Dal 2008 al 2009, la sola Valle del Silicio ha perso 90.000 posti di lavoro e si rileva una scarsa propensione a investire da parte dei capitalisti di ventura. A pesare sul territorio è stato principalmente il calo massiccio delle esportazioni, ma anche la riduzione dell’afflusso dei nuovi laureati dall’estero, che non sono più sicuri di voler investire il loro avvenire negli Stati Uniti. In questa situazione, le imprese della Silicon Valley, mediante la propria capacità di reinventarsi, cercano di reagire tentando di dar vita ad un nuovo vantaggio competitivo attraverso il settore delle biotech e cleantech.
Ci si chiede se sia possibile replicare il successo della Silicon Valley nel nostro paese.
L’Italia possiede una spiccata capacità creativa, in grado di produrre idee geniali foriere di innovazione. Quello che manca però per ottenere un vantaggio competitivo, è l’opportunità di relazionarsi con degli imprenditori in grado di tramutare la creatività in qualcosa di concreto.
La vocazione alla specializzazione industriale della Silicon Valley, ha permesso di concentrarsi sull’innovazione, fondamentale in quanto necessaria per porsi in relazione al futuro proiettandosi verso gli spazi strategicamente più interessanti.
Qualunque lavoro tu svolga, qualunque posizione ricopra, ricorda, Tu sei un Brand e i Tuoi profili Social sono delle pagine aziendali.
Tu sei un Brand, chiarito questo punto, come tale devi posizionarti nella mente dei tuoi datori di lavoro, colleghi, clienti, potenziali…amici!
Se nella vita reale apparire poliedrici può risultare fruttuoso, online, dove la competitività è altissima, il gioco cambia.
Premettendo che non può esserci identità se non c’è differenza, il metodo migliore per essere ricordati ed emergere è quello di specializzare la propria offerta.
Preferireste cambiare le gomme della vostra autovettura da un meccanico o da un gommista?
Una volta instaurato un rapporto di fiducia, il gommista vi offrirà anche un servizio da meccanico e voi, trovandovi bene, lo consigliereste ad amici e parenti…ma quello che conta inizialmente è:
FARE MENO, MA MEGLIO.
Nel Marketing la specializzazione è uno dei fattori fondamentali per il posizionamento strategico di un Brand ed i grandi marchi lo sanno:
Preferireste mangiare i biscotti Barilla o i Pan di Stelle?
Un vero Manager deve conoscere tutto quello che ingerisce!
Lo sapevate che…
– La fama del pesce utile al cervello non dipende dal fosforo, ma da un amminoacido, la tirosina, che forma alcuni neurotrasmettitori celebrali.
– La spremuta di arancia, ricca di Vit. C, può portare bruciore di stomaco e risulta meno efficace del mix di frutta spremuto (es. mela, uva, arancia, mrtilli).
– La carne rossa va mangiata con moderazione. Gli interessi commerciali enormi, portano soldi nelle tasche di chi consiglia di mangiarne tanta. Ormai sono scientificamente dimostrati i danni sulla salute di questo alimento.
– Nei semi della mela è presente anche se in maniera limitata il cianuro…forse per questo Biancaneve è stata avvelenata!
COME RENDERE LA TUA PAGINA POPOLARE: mostra agli utenti ciò che vogliono
Facebook da qualche tempo ha modificato il suo algoritmo.
Risultato?
Molte aziende hanno lamentato un crollo delle visite sulle loro pagine semplicemente perché i loro post non apparivano più sui newsfeed degli utenti.
Motivo?
L’intenzione di Fb è di spingere sempre più aziende a fare pubblicità sul social network. Ciò ha penalizzato chi aveva duramente lavorato ed investito per ottenere numerosi fan sulle sue pagine.
Quali sono gli indicatori che portano al successo?
1) La popolarità dei post precedenti del creatore.
2) La popolarità di quel singolo post tra chi lo ha visto
3) La popolarità dei precedenti post per il singolo utente che lo visualizza.
4) Il tipo di post (link, update status, foto, video) incrociato con quelli più popolari del passato
5) Quanto è recente il nuovo messaggio.
In pratica, Fb assegna un punteggio a ogni post che viene visto da un utente e non importa se il messaggio arriva da un amico o da una pagina, l’obiettivo è di mostrare agli utenti ciò che vogliono.
Soluzione?
Pubblicare contenuti di livello!
EXPORT: Perché non siamo i numeri 1?
Il settore agroalimentare riveste un peso considerevole nell’economia mondiale e presenta notevoli margini di crescita. Sia la crescente domanda di prodotti tipici, biologici e di qualità, che il sovraffollamento del mercato italiano, fornisce valide motivazioni alle nostre aziende per investire anche fuori dai confini internazionali. Pur essendo il sistema agroalimentare italiano legato ad un elevato numero di prodotti tipici nazionali, alla straordinaria ricchezza delle diversità che caratterizzano l’agricoltura e ad un’affascinante tradizione culinaria, nel panorama internazionale si rileva una quota dell’export agroalimentare made in Italy in linea con quella di Cina, Brasile, Argentina e Canada: concorrenti che evidenziano una maggiore dinamicità nel lungo periodo.
La qualità del made in Italy, ampiamente riconosciuta dai consumatori esteri, è un patrimonio per il nostro Paese, che ha l’opportunità di trasformare il suo sistema agroalimentare di qualità da potenzialmente a concretamente primo nel mondo, riuscendo a qualificare il settore e rendendo adeguatamente produttiva e remunerativa l’agricoltura nel suo complesso.
Ma perché ciò non avviene? Perché non siamo i numeri 1?
1) “All’estero, stima la Coldiretti, sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro. Il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari “Made in Italy” vale oltre 50 miliardi di euro. In altre parole le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, causa di danni economici e di immagine”.
2) All’interno dell’azienda spesso non si trovano conoscenze e competenze idonee per effettuare azioni di marketing verso i potenziali clienti stranieri e a volte l’insostenibilità di un budget di progetto troppo elevato ostacola il processo export. Troppo spesso poi, le nostre aziende “tentano” di esportare senza un valido studio alle spalle e senza la convinzione necessaria.
3) Non facciamo rete, non ci aiutiamo. Non abbiamo ancora compreso che i nostri concorrenti non si trovano all’interno dei confini nazionali,…ma all’estero!
QUALITA’ NON QUANTITA’, LEAD NON FOLLOWER!
La corsa per avere più “mi piace” sulla pagina aziendale di Facebook o “follower” su Twitter, molto spesso porta a concentrarsi soltanto sul numero e non sulla qualità della propria rete online.
Ieri un cliente mi ha chiamato preoccupato perché un suo competitor era riuscito ad avere 1000 mi piace su Facebook in un giorno con un servizio a pagamento. La mia reazione è stata: “meglio i tuoi 10 follower giornalieri che volontariamente seguono la tua attività e risiedono nel territorio di tuo interesse o 1000 che sono stati pagati, presi da ogni parte del mondo e che non si interesseranno mai ai tuoi prodotti?”
La risposta è stata: “hai ragione”.
Ciò che conta per il Marketing è raggiungere il target obiettivo, concentrare le energie e non disperdere tempo e soldi: investite in questo!
I SEGRETI PER FARSI NOTARE ONLINE: Don’t just stand up, stand out!
Uno dei maggiori problemi per chi sceglie di fare business online è quello di emergere dalla vastità di info, materiali e servizi offerti dalla concorrenza. Nel Web c’è tutto di tutto!
Come dovrebbe allora muoversi un fuori classe del Marketing per valorizzare le proprie idee emergendo dalla massa?
I contenuti da noi pubblicati dovrebbero:
1) Risolvere un problema al potenziale cliente
2) Essere coerenti con il nostro Business
3) Fornire informazioni difficili da reperire online
TRUCCHI E SEGRETI
1) Osate, prendete posizione su un argomento e spiegatene le ragioni (mantenete la coerenza con la vostra vision aziendale).
2) Attenti alla grafica, molto spesso Google penalizza le sottolineature, grassetti, stampatello etc. Voi pensate solo alla leggibilità dei vostri contenuti, ai vostri lettori, il resto lo faranno loro. (Le tecniche SEO cambiano sempre, la stima per il vostro lavoro rimane invariata).
3) Online si sbaglia facilmente, si cambia rotta e si risbaglia. Ci vuole molto tempo per capire come muoversi, voi, seguite chi nel vostro settore ha già successo online, pedinatelo e imparate dai suoi errori!
4) Non siate autocelebrativi, online non interessano i vostri prodotti, ma soluzioni ai problemi!!!










