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ECCO LE AZIENDE ITALIANE LEADER NELLA PRODUZIONE DI OCCHIALI. Scarica la ricerca

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Nel 2014, il comparto dell’eyewear made in Italy ha registrato nel complesso una crescita del fatturato del 6,3%.

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L’ebitda (earnings before interest, taxes, depreciation and amortization) totale in rapporto ai ricavi si è attestato al 18% (contro il 17 dell’anno prima).

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Sono i risultati dell’analisi condotta da Pambianco Strategie di Impresa sui bilanci 2014 del settore.

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Il fatturato complessivo del campione preso in esame (comprende 11 aziende che nel periodo hanno tutte registrato segni positivi), è di 9,7 miliardi di euro, rispetto ai 9,1 miliardi dell’anno precedente.

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Il leader di mercato è Luxottica.

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classifica

Per scaricare il report, clicca sul magazine di Pambianco.

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La ricerca si trova a pagina 50.

 

LE BIOTECNOLOGIE NON FINISCONO DI STUPIRE. Scarica la ricerca

copertina bio

 

Il Centro studi Assobiotec di Federchimica ha pubblicato il Rapporto BioInItaly 2015 sulle imprese di biotecnologie in Italia.

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Nel nostro Paese la ricerca e la creazione di aziende che si occupano di tecnologie per la vita sono un’eccellenza.

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Il rapporto è piuttosto articolato e analizza l’andamento facendo una puntuale suddivisione tra i diversi settori:

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  • red biotech (salute dell’uomo e degli animali),

  • green biotech (agroalimentare),

  • white biotech (biotecnologie industriali).

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Al 31 dicembre del 2014 tutti gli indicatori davano questo settore in crescita:

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+ 1,6% il numero delle imprese (384 di cui 251 pure biotech e di cui 225 pure biotech a capitale italiano);

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+ 4,2% il fatturato complessivo che supera i 7,7 miliardi di euro;

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+ 4,5% investimenti in ricerca e sviluppo  a oltre 1,5 miliardi di euro con circa 7300 ricercatori.

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i numeri del biotech italiano

In pratica il biotech è in Italia uno dei settori che maggiormente investe in innovazione: mediamente il 19% del fatturato che cresce al 31% sulle pure biotech a capitale italiano.

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Anche in un confronto europeo l’Italia appare ben messa: è terza per numero di imprese pure biotech (225) dopo Germania (428) e Regno Unito (309).

confronto

 

Per scaricare il report, clicca QUI

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I CRIMINI INFORMATICI IN ITALIA. Scarica gratis il libro

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Migliorare la sicurezza informatica del sistema Paese rappresenta una sfida nazionale della massima importanza per la crescita e per il benessere e la sicurezza dei cittadini”

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La correlazione tra prosperità economica di una nazione e la qualità delle sue infrastrutture cyber sarà sempre più stretta.

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Roberto Baldoni e Rocco De Nicola hanno pubblicato il libro

Il Futuro della Cyber Security in Italia-Un libro bianco per raccontare le principali sfide che il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi cinque anni”.

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Il documento è curato dal Cyber security lab del Cini (Consorzio interuniversitario nazionale informatico), sotto l’egida del Dis, il dipartimento informazioni e sicurezza.

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Il volume sottolinea la necessità di “aumentare, a tutti i livelli, la consapevolezza della minaccia cyber e le capacità difensive del nostro Paese”.

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Perché è indubbio “il progressivo incremento, quantitativo e qualitativo, di attacchi e minacce criminali con le finalità più disparate, in quella “terra di mezzo” che è oramai diventato il cyberspace.

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I crimini più diffusi:
Frodi ed estorsioni informatiche , furti di identità e di dati sensibili, spionaggio, sabotaggi atti vandalici meramente emulativi.

Cybercrime

Le violazioni perpetrate tramite il cyber space sono di fatto prive di confini fisici e di limiti geografici.

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Spesso il crimine informatico è dunque più conveniente, anche per via della mancanza della sua percezione fisica da parte della vittima.

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Oggi il cyber crime, si legge nel documento, è “un business fiorente (300 miliardi circa il costo per l’economia globale) che rappresenta il motore principale delle trasformazioni prossime e future delle minacce informatiche.

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Il libro bianco spiega come è “oggi possibile ipotizzare che il mercato sia suddiviso in “cyberprofessionisti“ singoli o strutturati in piccoli gruppi (70%), organizzazioni criminali (20%), cyber-terroristi (5%), cyber-criminali afferenti/assoldati da enti governativi (4%), attivisti (1%).

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L’assenza di una politica digitale in un Paese può produrre danni gravissimi nel breve e nel medio periodo, esponendolo al rischio di perdere rilevante opportunità di crescita, quali:

posti di lavoro qualificati in tutti i settori industriali e nei servizi, ricerca universitaria e privata, produzione di know how, imprese innovative e startup.

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Per scaricare il libro, clicca QUI

TANTE STATISTICHE SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE IN ITALIA E NEI PAESI DELL’U.E. Scarica i documenti

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Pubblicata con cadenza annuale, la relazione illustra l’evoluzione dei sistemi di istruzione e formazione in Europa.

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Mette insieme gli ultimi dati quantitativi e qualitativi, recenti relazioni tecniche e studi, nonché documenti e sviluppi strategici.

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Pur soffermandosi soprattutto sui dati empirici, ogni sezione della relazione di monitoraggio reca chiare indicazioni politiche per gli Stati membri.

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La relazione di monitoraggio sostiene l’attuazione del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e formazione rafforzandone la base di conoscenze e collegandolo più strettamente alla più ampia strategia Europa 2020.

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Per scaricare il report completo per tutti i paesi dell’U.E, clicca QUI

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Per scaricare la sezione dedicata all’Italia, clicca QUI

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L’ANALISI DEL SISTEMA EDITORIALE ITALIANO. Ecco i bilanci dei gruppi leader di mercato

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Il Centro Studi Mediobanca ha pubblicato il Focus sull’Editoria Italiana.

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Dal 2010 al 2014 la diffusione cartacea del totale dei quotidiani italiani è diminuita di oltre 400mila copie passando da 3,6 a 3,2 milioni al giorno.

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I ricavi dei gruppi leader sono diminuiti di 2 miliardi passando dai 5,9 del 2010 ai 4 miliardi  di euro del 2014.

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fatturati
Per scaricare la ricerca Mediobanca, clicca QUI

IL SOCIAL RECRUITING IN ITALIA. Leggi la ricerca pubblicata da Adecco

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È online la nuova ricerca Adecco Work Trends Study che indaga su social recruitingdigital reputation e, per la prima volta, smart working.

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Condotta a livello internazionale su 26 Paesi nel mondo, in Italia ha raccolto le risposte di 2.742 candidati e 143 recruiter.

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Nel 2015 infatti, il 64% delle attività di recruiting è  stato attuato dai selezionatori online, dato in crescita rispetto al 2014 (era infatti al 44,8%) e si prevede arrivi al 71% nel 2016.

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64% dei recruiter utilizza internet

LinkedIn si conferma quale piattaforma maggiormente adoperata, rispetto a Facebook, per la maggior parte della attività svolte da chi è alla ricerca di un’occupazione.

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uso facebook linkedin

Quanto conta la reputazione digitale quando si tratta di cercare lavoro?

E quanto la reputazione online di un’azienda interessa ai candidati in cerca di occupazione?

digital reputation

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Pur mostrando una certa attenzione a ciò che un’azienda mostra di sé online  la stragrande maggioranza dei candidati non si cura di inserire nel proprio CV i link di rimando ai propri profili social o al proprio blog.

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Segnale, questo, che non è ancora entrato nell’abitudine collettiva il considerare identità online e offline come un tutt’uno complementare.

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Il 41% dei selezionatori intervistati dichiara di aver sottoposto ai candidati in sede di colloquio domande sulla loro presenza online.

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Nel 35% ha addirittura escluso alcuni profili dopo aver verificato la loro presenza sui social.

Hai escluso un candidato ?

Al primo posto tra le ragioni che hanno spinto i recruiter a respingere candidature ci sono la pubblicazione di foto improprie (20% dei casi), informazioni non

coerenti con il CV (18,2% dei casi) e l’evidenza di caratteristiche della personalità non adatte alla posizione di lavoro aperta (16%).

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Dall’analisi emerge che c’è una scarsa informazione sul fenomeno e sulle possibilità dello smartworking.

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Ma di fronte ad una domanda specifica, più della metà si dichiarano disponibili.

ti piacerebbe poter lavorare da fuori ufficio

Per scaricare la ricerca di Adecco, clicca QUI

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LE BANCHE SONO ATTIVE SUI SOCIAL MEDIA? Leggi la ricerca pubblicata dall’ABI

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L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in collaborazione
con KPMG Advisory ha presentato il report su Banche e Social Media.

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quando è stata svolta l'indagine

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L’85% delle banche intervistate e’ presente sui canali social e un ulteriore 7% e’ pronto ad esserlo nel prossimo anno.

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85% presente sui social

Insomma, le banche guardano con attenzione al mondo dei social
network, come Facebook, YouTube, Twitter e LinkedIn, grandi aggregatori di contatti e relazioni che permettono la comunicazione e la condivisione di testi, immagini e video.

contenuti

Le banche sono presenti in media su 4 ‘canali’.

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quali social

Facebook, YouTube, Twitter e LinkedIn sono le piattaforme social piu’ utilizzate.

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In media, ogni banca ha attivato 7 tra profili e pagine social.
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L’ 83% delle banche ha definito un piano editoriale per i social
media.

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Gli strumenti piu’ usati dalle banche per comunicare sui social network sono immagini e foto, post di solo testo e contenuti multimediali virali, come i video, che sono utilizzati dall’83% delle banche.

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Insomma, la gestione dei canali social e’ considerata strategica dalle banche.

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Il 97% ne mantiene il controllo, con un team totalmente interno oppure attraverso un team misto, composto da risorse della banca affiancate da agenzie/societa’ esterne.

team interno

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Per scaricare il report, clicca QUI

LA LIBERA PROFESSIONE IN ITALIA. Scarica il report pubblicato dal Censis.

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AdEPP e Censis hanno presentato la ricerca sulle libere professioni in Italia.

Lo spaccato che emerge dimostra che a seguito del perdurare della crisi, si sono fatte più marcate le criticità soprattutto tra alcune aree professionali e gruppi generazionali.

Le professioni costituiscono il 12.5% di PIL del nostro Paese e, nonostante ciò, ancora vengono identificate come sole prestatrici di un’opera intellettuale e non economica, al contrario di quanto avviene già in Europa.

Ma cosa emerge dalla ricerca e chi sono i professionisti?

Innanzitutto una grande risorsa per il Paese.

Pur subendo i colpi della crisi, dell’eccessiva tassazione, dei ritardati pagamenti, di inutili adempimenti, i liberi professionisti italiani mostrano passione per il proprio mestiere e fiducia verso il futuro.

perchè diventano

Dalla ricerca emerge un mondo delle professioni diviso in due, che corre a due velocità.

Da una parte ci sono gli over 55, che lavorano principalmente nell’ambito cittadino o regionale, usano poco le tecnologie della comunicazione e pur accusando un calo del fatturato riescono solo con molte difficoltà a trovare strategie che amplino il bacino di potenziali clienti.

Dall’altra parte dello spettro ci sono i professionisti under 40, che sono più proiettati in una dimensione europea, sfruttano internet per promuovere l’attività professionale, puntano a formarsi e specializzarsi per essere competitivi e comunque hanno un giro d’affari ridotto rispetto ai colleghi più anziani.

Per scaricare il report di Censis Adepp, clicca QUI

UN MERCATO IN CRESCITA ESPONENZIALE. Leggi il rapporto pubblicato da Farmindustria

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Farmindustria ha pubblicato la quarta edizione del “Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia”.

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Il progresso della ricerca scientifica continua a migliorare anno dopo anno.

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Le terapie vengono perfezionate e se ne individuano di nuove per patologie che in precedenza erano considerate senza cura.

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Il documento sviluppa in dettaglio l’analisi del farmaco biotech, affrontando importanti temi di interesse per gli stakeholder del settore: Istituzioni, pazienti e imprese.

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I numeri del mercato:

– Sono 199 le aziende del farmaco biotech

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– Il fatturato è cresciuto nel 2014 del 4,3% (€ 7.302 milioni nel 2013 rispetto ai € 7.004 milioni nel 2012)

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– La crescita del 3,3% degli investimenti in R&S (€ 563 milioni nel 2013 rispetto a € 545 milioni nel 2012)

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Numero degli addetti in R&S, aumentati dello 0,4% (3.898 nel 2013 rispetto a 3.881 nel 2012), in un contesto nazionale in controtendenza.

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Per leggere il rapporto pubblicato da Farmindustria, clicca QUI

NEL 2014 I CONTRIBUENTI STRANIERI IN ITALIA HANNO VERSATO 6,8 MILIARDI DI IRPEF. Leggi il rapporto

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La Fondazione Leone Moressa ha presentato il Rapporto annuale sull’Economia dell’Immigrazione in Italia.

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L’edizione 2015, “Stranieri in Italia, attori dello sviluppo“, si focalizza sul ruolo economico dell’immigrazione nello sviluppo sia in Italia (sotto forma di tasse, contributi e valore aggiunto) che nei paesi d’origine (attraverso la cooperazione internazionale, l’attrazione di investimenti e le rimesse inviate in patria).

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Nel 2015 la popolazione straniera ha superato quota 5 milioni e rappresenta l’8,2% della popolazione complessiva.

Stranieri residenti in Italia

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Non solo: tra la popolazione italiana 1 su 10 ha più di 75 anni, mentre tra gli stranieri appena 1 su 100.

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Una diversa composizione demografica che ha un impatto significativo sul mercato del lavoro e sul sistema del welfare e che è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni.

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Nel 2014 i contribuenti stranieri hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi

e versato 6,8 miliardi di euro di Irpef netta.

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Irpef netta e redditi dichiarati.
Mettendo a confronto i costi e benefici della presenza straniera (esclusivamente i flussi finanziari diretti), la differenza tra entrate e uscite mostra segno positivo: +3,9 miliardi di saldo attivo per le casse dello Stato.

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saldo entrate uscite

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Inoltre, considerando la ricchezza prodotta dai 2,3 milioni di occupati stranieri, nel 2014 il “Pil dell’immigrazione” ha raggiunto i 125 miliardi di euro, ovvero l’8,6% della ricchezza nazionale.

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ricchezza prodotta dagli occupati stranieri

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Nel 2013 i contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,3 miliardi.

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Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può affermare che i lavoratori stranieri pagano la pensione a 620 mila anziani italiani.

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Il report ci ricorda anche che l’Italia non è fra i contribuenti più attivi sui programmi di sviluppo all’estero.

aiuti pubblici allo sviluppo dei paesi ocse

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imprese condotte da stranieri in ItaliaLe imprese gestire da imprenditori stranieri ammontano a 524.674 e sono pari all’8,7% del totale.

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Infine, l’importo delle rimesse ai paesi di origine pari a 5.333 milioni di euro.

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rimesse degli immigrati dall'iatlia

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Per scaricare il report, clicca QUI