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IL BOOM DELLA MOVIDA IN ITALIA. Scarica gli ultimi dati pubblicati da Confcommercio

Da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio emerge che tra il 2008 e il 2015 nelle medie città italiane i negozi in sede fissa sono diminuiti del 15%, ma c’è un vero e proprio “boom” del commercio ambulante, accoppiato a una crescita rilevante del turistico-ricettivo, soprattutto nei centri storici.
I risultati sono estremamente interessanti: se da una parte c’è la conferma del calo complessivo, anche se più marcato rispetto al resto d’Italia, del numero di imprese (-3,2% contro -0,1%), dall’altro si notano differenze marcate tra la varie categorie.
Così, se il numero di distributori di carburante è sceso di quasi il 30%, nell’altro senso il commercio ambulante è cresciuto del 43,3% e bar, alberghi e ristoranti del 5%.

Ecco, il punto che emerge chiaramente dallo studio è proprio quest’ultimo: nelle medie città i negozi in sede fissa diminuiscono molto più rapidamente che nel resto del Paese (-15% contro -6%), ma in questi contesti urbani c’è un vero e proprio “boom” del commercio ambulante, accoppiato a una crescita rilevante del turistico-ricettivo.
Per scaricare il report completo di ConfCommercio, clicca QUI
LO SCENARIO DELLE PMI IN ITALIA. Scarica il nuovo rapporto pubblicato da Cerved

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Il Rapporto Cerved PMI 2015 è dedicato all’analisi delle piccole e medie imprese italiane (PMI), individuate in base alla classificazione della Commissione Europea:

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In particolare, si analizza il complesso di società di capitale non finanziarie che soddisfano i requisiti di dipendenti, fatturato e attivo definiti dalla Commissione.
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In base agli ultimi bilanci disponibili, soddisfano i requisiti di PMI 137.046 società, tra le quali 113.387 aziende rientrano nella definizione di ‘piccola impresa’ e 23.659 in quella di ‘media impresa’.
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Queste società, che rappresentano più di un quinto (il 22%) delle imprese che hanno depositato un bilancio valido, hanno occupato 3,9 milioni di addetti, di cui oltre la metà lavorano in aziende piccole.
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Le PMI realizzano un volume d’affari pari a 838 miliardi di euro, un valore aggiunto di 189 miliardi di euro (pari al 12% del Pil) e hanno contratto debiti finanziari per 255 miliardi di euro.
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Per scaricare il report Cerved, clicca QUI
TIMIDAMENTE, RIPARTE IL LAVORO IN PUGLIA. Leggi l’ultimo rapporto

L’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Regione Puglia ha pubblicato la terza edizione del suo rapporto annuale.
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L’Osservatorio si pone l’ambizioso obiettivo di rappresentare al decisore e all’opinione pubblica uno studio completo sulle dinamiche del mercato del lavoro pugliese.
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Uno strumento capace di andare oltre le informazioni dell’analisi a campione, tenendo insieme i dati reali delle Comunicazioni Obbligatorie con le proiezioni della statistica.
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È interessante scoprire che dal 1992 al 2008 l’andamento dell’occupazione in Puglia è simile a quello del Mezzogiorno, ma notevolmente diverso da quello dell’area del centro-nord.
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Nel periodo in oggetto, infatti, mentre il centro-nord registra dinamiche occupazionali positive, il sud e la Puglia restano sostanzialmente stazionari.
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Al contrario, a partire dal terzo trimestre del 2008, cioè quando la crisi economica investe l’Italia e la comunità internazionale, l’occupazione scende al centro-nord ma scende ancor più velocemente in Puglia e nel Mezzogiorno.
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La chiave di lettura di un sud che non cresce quando il sistema paese va bene e che sprofonda se l’Italia va male, è un’informazione preziosa che invoglia a scelte sistemiche e anticicliche.
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Certamente utile è lo studio dei dati relativi ai trend più recenti, che segnano un andamento lievemente positivo.
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Nel secondo trimestre del 2015, l’occupazione ammonta a 1.189.800 unità, con un aumento di 32.600 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+2,8%).
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Per scaricare il report, clicca QUI
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LA RIPRESA DELL’INDUSTRIA COSMETICA ITALIANA. Scarica il report

Il Centro Studi Cosmetica Italia ha pubblicato i pre-consuntivi per il 2015.
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La cosmesi italiana sta attraversando una fase positiva.
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Secono l’analisi del Centro Studi Cosmetica Italia, il 2015 dovrebbe chiudersi con un fatturato di 9,7 miliardi di euro, ovvero con una crescita dei ricavi del 4% rispetto all’anno precedente.

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Rimane tuttavia l’export il fattore trainante della cosmesi italiana.
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3,7 miliardi di euro, sono i ricavi prodotti dall’export in questo settore.
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La Francia primeggia con una quota di mercato superiore al 12% (con un +5% rispetto all’anno precedente), in seconda posizione troviamo la Germania con un import del 10,4%.

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Rispetto al 2014, il mercato interno segna una leggera ripresa nelle vendite (+5%), in particolare nei settori delle erboristerie (+2,9%) e delle farmacie (+1,5%).
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Calano le performance dei canali professionali (-2,6%) mentre aumentano le vendite dirette (+0,2%).

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Le proiezioni per il 2016 sono improntate a un’ulteriore crescita dei consumi, che risentono della rinnovata fiducia dei consumatori.
Per scaricare il report completo, clicca QUI
DOPO TANTI ANNI DI CRISI, ARRIVANO I PRIMI SEGNALI DI RIPRESA PER LE IMPRESE EDILI IN ITALIA. Leggi il rapporto completo

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L’Ance è l’Associazione dei costruttori italiani.
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Ha pubblicato in questi giorni l’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni in Italia.
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Nel 2016 il mattone sarà fuori dal tunnel della crisi, trainato da una ripresa degli investimenti.
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Inserisci una didascalia
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La crescita è stimata intorno all’1% in termini reali; si interrompe finalmente il trend negativo iniziato nel 2008.
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I primi segnali positivi attenuano ma solo di poco il quadro fosco del settore edilizio italiano che dall’inizio della crisi ha perso 502mila posti di lavoro (-25,3%).
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La lenta ripresa del settore costruzioni, si rispecchia negli ultimi dati sul mercato immobiliare, dove la ripartenza sembra in atto.
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L’Ance stima per il prossimo anno un aumento delle compravendite del 13,5%, con una crescita del 5,3% per il 2015.
Le aziende edili in Italia sono moltissime, ma la dimensione media non consente loro di essere competitive sui mercati internazionali.
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L’industria delle costruzioni deve investire molto sulle ristrutturazioni.
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Più della metà dei nostri immobili sono stati costruiti prima degli anni 70′ quando ancora non esistevano le norme antisismiche.
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Infine, una buona notizia.
Le banche hanno ripreso a erogare i mutui alle famiglie.
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Per scaricare il report completo dell’Ance, clicca QUI
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GLI ITALIANI E IL RAPPORTO CON IL DIGITALE. Scarica il documento pubblicato dall’Istat

L’Istat ha pubblicato un interessante studio sul rapporto fra cittadini e tecnologia.
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Ecco i principali indicatori.
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Nel 2015 cresce il numero di famiglie che si connettono a Internet mediante banda larga, mentre è stabile e vicina alla saturazione la quota di imprese che la utilizzano.
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Il 60,2% delle persone di 6 anni e più (circa 34milioni 500mila persone) si è connesso alla Rete negli ultimi 12 .
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Il 40% accede tutti i giorni.
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Solo il 16,8% vi accede almeno una volta a settimana.
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È ancora l’età il principale fattore discriminante nell’uso di Internet:
sono i giovani ad utilizzare di più il web (oltre 91% tra i 15- 24enni).
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L’indicatore di digitalizzazione, basato sull’adozione di 12 attività in Rete, è basso o molto basso per circa nove imprese su 10 (otto su 10 a livello europeo).

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Fra le persone che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi:
– sette su 10 (71,0%) hanno fruito di contenuti culturali
– il 56,1% ha utilizzato un social network
– un terzo ha pubblicato sul web contenuti di propria creazione (32,1%).

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Il 70,7% delle imprese con almeno 10 addetti dispone di un sito web.
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Una impresa su quattro ha sul sito un link al proprio profilo social mentre il 37,3% utilizza un social media (32% nel 2014), soprattutto per finalità di marketing (29,6%).
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Sono in aumento le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica in un formato adatto all’elaborazione automatica (da 5,4 del 2014 a 15,5% del 2015) e quelle che adottano software specifici per la condivisione interna di informazioni sulla clientela (da 28 a 30,2%).
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Le competenze digitali all’interno delle imprese presentano alcune criticità, sia per scelte aziendali sia per fattori strutturali legati soprattutto alle ridotte dimensioni d’impresa.
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La maggioranza degli utenti ha dichiarato di avere competenze di base (36,6%) o basse (31,4%).
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Il 60,7% delle imprese con almeno 10 addetti ricorre a personale esterno per le funzioni ICT e solo il 12,5% sceglie di svolgerle per lo più con addetti interni all’impresa o al gruppo.
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Aumenta rispetto al 2014 la quota di internauti che hanno effettuato acquisti online e quella di imprese che vendono online.
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Purtroppo in Europa, l’Italia è ancora molto indietro.
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Per scaricare le tabelle di dettaglio, clicca QUI
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LA CLASSIFICA DELLE RETRIBUZIONI IN ITALIA. Guarda la provincia dove si guadagna di più

Jobpricing ha pubblicato il Geography Index 2015.
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E’ la classifica della retribuzione media rilevata nelle 110 province italiane.
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Il Geography Index ha l’obiettivo di far luce sulle retribuzioni relative all’intero territorio italiano, individuando un valore di riferimento per ogni provincia.
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Con tale classifica si vuole tentare di fornire indicazioni su quali sono i territori dove un lavoratore può cogliere opportunità di crescita retributiva.
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Il Report contiene la graduatoria retributiva delle 20 regioni italiane e la graduatoria delle 110 province.
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La regione con i redditi più alti è la Lombardia.
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Ecco le 20 province con le retribuzioni più alte.
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Milano conferma la sua leadership
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Ecco le 20 province dove si guadagna di meno.
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Per scaricare il report completo di Jobpricing, clicca QUI
LE AZIENDE FAMILIARI PRODUCONO REDDITO E POSTI DI LAVORO.Leggi la ricerca

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E’ stata pubblicata la settima edizione dell’Osservatorio AUB sulle aziende familiari italiane.
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L’Osservatorio è realizzato da Bocconi, AIdAF, Unicredit e Camera di Commercio di Milano in collaborazione con Borsa Italiana ed Allianz.

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Le aziende familiari vincono il confronto con le non familiari in termini di crescita, redditività e creazione di posti di lavoro.
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Le aziende familiari rappresentano l’ossatura della nostra economia.
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Sono il fiore all’occhiello del nostro Made in Italy.
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I dati della settima edizione sono rappresentativi dell’universo dell’impresa italiana.
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L’Osservatorio monitora tutte le 15.722 aziende con fatturato superiore a 20 milioni di euro, responsabili del 66,5% del valore aggiunto delle imprese italiane attive in industria e servizi e del 33,1% della loro occupazione.
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Le imprese familiari sono molto più longeve rispetto alle altre.
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Nel periodo 2010-2014 le imprese familiari hanno aumentato il numero di dipendenti del 5,3% medio l’anno, contro l’1,2% delle non familiari.
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Il trend di crescita del fatturato è allineato a quelle non familiari per quanto riguarda le piccole imprese (20-50 milioni di fatturato), ma sostanzialmente maggiore per quelle medio grandi (più di 50 milioni).
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Fatto 100 il fatturato del 2007, quello del 2014 è stato 126,4 per le non familiari e 133,6 per le familiari.
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In termini di redditività, invece, i risultati migliori delle imprese familiari riguardano tutte le dimensioni:
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il Roi è del 7,8% contro 6,8% per le medio-grandi e dell’8,6% contro 7,4% per le piccole.
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Più preoccupante il fatto che l’età dei leader delle aziende familiari italiane sia molto elevata.
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Con l’età del leader peggiorano le performance aziendali.
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Il 22,6% dei leader ha più di 70 anni.
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Per scaricare il report, clicca QUI
CROLLA IL REDDITO DEGLI ISCRITTI AGLI ORDINI PROFESSIONALI. Scarica il rapporto completo

Adepp è l’associazione delle casse di previdenza private.
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Oggi ha pubblicato il 5° Rapporto sul sistema pensionistico delle professioni ordinistiche.
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Ecco alcuni indicatori.
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I Liberi Professionisti sono sempre più poveri.
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Il reddito medio degli iscritti ha avuto una perdita in termini reali del 18,35% tra 2007 e il 2014, anno per cui è disponibile l’ultimo aggiornamento.
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In euro, sempre in termini reali, ossia considerando il valore al netto dell’inflazione, il reddito dei liberi professionisti iscritti all’Adepp è sotto quota 30 mila, fermandosi a 28.960,02 euro annui.
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A pagare maggiormente sono le donne, che mediamente percepiscono un reddito dimezzato rispetto ai colleghi maschi.
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Nel 2014 infatti il divario economico si è ulteriormente ampliato.
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Un dato positivo è la fortissima crescita della componente femminile nel numero dei nuovi iscritti alle casse previdenziali.
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Per scaricare il report ADEPP, clicca QUI
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LA SALUTE DEI CITTADINI PRODUCE RICCHEZZA E POSTI DI LAVORO. Scarica il rapporto pubblicato dal Censis e Unipol

Censis e Unipol hanno pubblicato il report
“Welfare Italia 2015 Impatto e potenziale di crescita della White Economy”.
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È ormai chiaro a tutti che la domanda di salute e di assistenza è destinata ad aumentare nel tempo.
Questa domanda potrà essere soddisfatta solo con un sistema di offerta solido, integrato, in grado di crescere e di adeguare rapidamente le prestazioni che eroga.
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Un sistema in cui l’offerta privata, nelle sue tante e diverse forme, potrà e dovrà giocare un ruolo sempre più rilevante.
La ricerca mette in luce il valore economico e occupazionale dell’insieme delle attività pubbliche e private riconducibili al benessere delle persone (salute, previdenza, assistenza).
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La domanda di welfare e la filiera della «white economy» che vi dà risposta sarà il vero driver della ripresa.
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