La Fattura con la E … maiuscola
Articolo a cura di Lilli De Liddo
L’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della pubblica amministrazione è stato introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano dalla legge del 24 dicembre 2007 n. 244, interpretativa del decreto 3 aprile 2013, n. 55 del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto col Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione.
Tuttavia sono stati necessari gli intervenuti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare n.1/2014 del 31 marzo 2014 e dell’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/E del 24 giugno 2014 per chiarire alcuni punti sugli adempimenti correlati alla fatturazione elettronica nei confronti delle PA.
Inoltre è stato messo a disposizione degli operatori economici il sito fatturapa.gov.it/che rappresenta un valido supporto con informazioni sul Sistema di Interscambio, strumenti per controllare e inviare la fattura elettronica, simulazioni norme e regole.
LO STATO DI SALUTE DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN ITALIA. Scarica il rapporto pubblicato da LegAmbiente
Legambiente ha pubblicato l’annuale rapporto sui comuni più sensibili alla raccolta differenziata.
Ecco i principali risultati.
Sono Veneto e Friuli Venezia Giulia le regioni che riciclano di più, ma dietro al nord est cresce il centro sud, mentre tra le metropoli solo Milano arriva al 50% di differenziata.
In totale sono 1328 i comuni italiani che hanno superato la soglia del 65% di differenziata, e per la prima volta ogni regione, tranne al Val d’Aosta, ha almeno un esempio virtuoso.
Ad averne di più è il Veneto, dove i comuni che riciclano sono il 67%, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 50,2 e dalle Marche, la regione migliorata maggiormente rispetto alla scorsa edizione, con il 34,6%.
In fondo alla classifica oltre alla Val d’Aosta ci sono la Calabria (1,7%) e la Liguria (1,7%) e la Puglia (1,9%).
I 300 Comuni “Rifiuti free”, dove cioè la popolazione ricicla più del 90% dei rifiuti – ha affermato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – dimostrano che è possibile trasformare una vergogna in eccellenza nazionale».
Ecco il link per scaricare il report di Legambiente:
http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/comuni-ricicloni-2014.pdf
TUTTI I NUMERI DEL SISTEMA PENSIONISTICO IN ITALIA. Scarica il Rapporto Inps 2013
L’INPS HA PUBBLICATO IL SUO RAPPORTO ANNUALE 2013 .
Ecco i principali indicatori
Nel 2013, l`Inps ha erogato ogni mese oltre 21 milioni di pensioni previdenziali e 15,8 milioni di prestazioni di natura assistenziale.
La spesa lorda complessiva, comprensiva delle indennità di accompagnamento agli invalidi civili, è stata pari a circa 266 miliardi di euro, con un incremento del 2,1%% (+4,5 miliardi) rispetto a 261,5 miliardi dell’anno precedente
Il 2013 evidenzia «un saldo negativo di 9,9 miliardi», dovuto «in larga parte» all’ex Inpdap.
Il patrimonio netto è invece pari a 7,5 miliardi
Il 43% dei pensionati, pari a 6,8 milioni di persone, «assorbe circa il 20% della spesa annua complessiva ricevendo una o più prestazioni d’importo medio mensile inferiori ai mille euro lordi.
Tra questi, il 13,4%, pari a 2,1 milioni, si situa al di sotto di 500 euro.
Dei 14,3 milioni di pensionati Inps, cifra al netto dei beneficiari di pensioni assistenziali, 5 milioni hanno percepito una rendita media di 702 euro lordi mensili ed altri 1,2 milioni di soli 294 euro.
Oltre il 90% del totale della spesa è a carico delle gestioni previdenziali e ammonta nel 2013 a 240,7 miliardi di euro, con un crescita dell`1,7% rispetto a 236,7 miliardi di euro del 2012.
Il 69% della spesa assistenziale è rappresentato dai trasferimenti agli invalidi civili (pensioni, assegni, indennità) con 17,4 miliardi di euro (+4,6% rispetto all`anno precedente).
In particolare, 3,8 miliardi sono per pensioni e assegni e 13,6 miliardi per indennità di accompagnamento.
Il reddito medio da pensione è di 1.081 euro per le donne e di 1.547 per gli uomini
Ecco il link per scaricare il Rapporto 2013 Inps.
http://www.inps.it/docallegati/informazioni/schede/documents/ra_2013_integrale.pdf
ATTENZIONE. UNA NOTIZIA IMPORTANTE. Google entra nell’E-Commerce e va all’attacco di Amazon. Leggi i dettagli
Google entra pesantemente nell’E-Commerce.
Il progetto si chiama Google Shopping Express.
Al momento il servizio è disponibile in 3 città Usa: New York, San Francisco e Los Angeles.
Sono stati stretti accordi con alcuni marchi come Target, Costco, Toys R Us e Whole Foods.
Cosa lo differenzia da Amazon
Google non avrà enormi centri logistici di distribuzione.
I prodotti rimarranno nei magazzini dei fornitori originari.
Google si farà carico di andare a prelevare la merce per poi consegnarla.
Il tutto nel giro di poche ore.
Il costo del servizio dovrebbe essere, secondo quanto scrivono negli Stati Uniti, di 4,99 dollari per ogni prodotto.
L’obiettivo è quello di consegnare un prodotto nelle 3/4 ore successive all’ordine effettuato online.
Ecco il link di Google Shopping Express:
Un vero Manager deve conoscere tutto quello che ingerisce!
Lo sapevate che…
– La fama del pesce utile al cervello non dipende dal fosforo, ma da un amminoacido, la tirosina, che forma alcuni neurotrasmettitori celebrali.
– La spremuta di arancia, ricca di Vit. C, può portare bruciore di stomaco e risulta meno efficace del mix di frutta spremuto (es. mela, uva, arancia, mrtilli).
– La carne rossa va mangiata con moderazione. Gli interessi commerciali enormi, portano soldi nelle tasche di chi consiglia di mangiarne tanta. Ormai sono scientificamente dimostrati i danni sulla salute di questo alimento.
– Nei semi della mela è presente anche se in maniera limitata il cianuro…forse per questo Biancaneve è stata avvelenata!
SCOPRI QUANTO CIBO BUTTIAMO NELLA SPAZZATURA OGNI GIORNO
Waste Watcher/Knowledge for Expo ha presentato in questi giorni il Rapporto 2014 sullo spreco alimentare.
Una buona notizia: Le famiglie italiane sprecano meno cibo.
Gettiamo nella spazzatura il controvalore di 8,1 miliardi di euro: erano 8,7 l’anno scorso.
E cresce l’attenzione.
Quattro italiani su cinque prima di gettare del cibo scaduto controlla se è ancora buono e in quel caso lo utilizza: soltanto pochi mesi fa, a gennaio, era solo poco più del 60% a farlo.
Restano comunque le famiglie, quindi il consumo domestico, i principali responsabili dello spreco alimentare.
Un terzo della produzione mondiale (1,6 miliardi di tonnellate) prende la via del bidone della spazzatura pur essendo nella maggioranza dei casi ancora perfettamente consumabile e lo spreco avviene, nel 22% dei casi entro le mura domestiche.
Per dire, la fase distributiva è “colpevole” solo in misura pari all’11%.
Altra novità interessante: il cosiddetto “doggy bag”, cioè il contenitore per portar via il cibo avanzato al ristorante non è più considerato un’”americanata”.
Secondo i risultati del sondaggio, il 30% degli italiani già lo chiede, il 18% vorrebbe farlo ma i ristoranti non hanno contenitori adatti, il 28% lo chiederebbe ma si vergogna.
Ecco il link per scaricare il report:
UN FIUME DI SOLDI CON POCHI CONTROLLI. Scarica l’E-Book pubblicato da lavoce.info
Gli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi hanno pubblicato un e-book dal titolo eloquente:
“IL DISASTRO DEI FONDI STRUTTURALI EUROPEI”.
Ecco alcuni numeri:
IN 5 ANNI sono stati messi in campo 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo di euro.
Con quali benefici?
Dei progetti finanziati con fondi strutturali europei nessuno è in grado di valutare gli effetti.
Nel 2012 l’Italia ha versato 16,5 miliardi come contributi alla Ue e ne ha ricevuti in cambio solo 11, di cui 2,9 di fondi strutturali, tra Fse (per formazione, sussidi al lavoro, inclusione sociale) e Fesr (sussidi alle imprese e infrastrutture).
Questi fondi per essere spesi devono essere “doppiati” tramite il cofinanziamento, dunque denari italiani.
Se prendiamo il solo Fse, appena il 4% del finanziamento totale viene dalle Regioni (quasi niente dalle Province), il resto è finanziato in parti uguali da Stato italiano e Ue.
Lo studio passa poi ad esaminare la spesa per i progetti di formazione, che rappresentano la quasi totalità dei progetti dell’Fse (504 mila su 668 mila).
Nel periodo 2007-2012 (dati OpenCoesione) ben 7,4 miliardi su 13,5 sono stati impiegati qui.
L’Italia tra 2007 e 2013 ha offerto corsi a 21 mila persone, la Francia aveva 254 mila iscritti e la Germania 208 mila (dati del network di esperti sulla spesa dell’Fse per l’inclusione sociale).
Tra quelli che hanno completato le attività (appena 233 italiani, contro 50 mila francesi e 32 mila tedeschi), solo il 14% risultava poi occupato in Italia, contro l’85% della Francia e il 35% della Germania.
Ecco il link per scaricare l’ebook:
http://www.lavoce.info/wp-content/uploads/2014/07/fondi-strutturali-europei.pdf
LA BELLEZZA CONTA. Scarica il Rapporto Annuale su Produzione & Consumi dell’industria cosmetica italiana
L’Associazione Nazionale dell’Industria Cosmetica ha presentato il Rapporto Annuale sui Consumi e Produzione in Italia.
E’ una fotografia dei consumi e dell’intero mondo economico di comparto.
Raccoglie le informazioni e i dati dell’esercizio precedente all’anno di pubblicazione, pesandoli alla luce delle costanti rivalutazioni delle categorie di riferimento, in continua evoluzione.
Lo scopo principale del report è quello di offrire uno sguardo dall’alto sul mondo della cosmetica per l’anno di riferimento, offrendo statistiche ed analisi utili per gli imprenditori ed i media.
All’interno della pubblicazione, in ottica analitica, troverete una suddivisione in 5 capitoli principali:
- scenari dell’industria cosmetica
valori di fatturato, distribuzione geografica delle imprese, andamento dei canali, classifica regionale dei consumi pro-capite, dati europei - andamento dei consumi di prodotti cosmetici
analisi dettagliata dei consumi per categorie e sottocategorie merceologiche, approfondimenti ad-hoc - importazioni ed esportazioni
bilancia commerciale italiana, dettaglio per categoria ISTAT, andamento commerciale delle principali aree geo-economiche e d’interesse internazionale - investimenti pubblicitari
andamento dei macrosettori pubblicitari, ripartizione per media utilizzato, dettaglio per categoria merceologica di riferimento - allegati statistici
fotografia dei consumi degli ultimi 10 anni nei vari canali
Ecco il link per scaricare il report:
I BENEFICI DELL’ECONOMIA CONDIVISA. Scarica la ricerca pubblicata da Ipsos
L’Italia in questi ultimi anni mostra una maggiore consapevolezza sui benefici dell’ECONOMIA CONDIVISA.
Ipsos ha realizzato una ricerca su questo tema in collaborazione con Airbnb (condivisione di case vacanza) e BlaBlaCar (condivisione di auto per viaggiare insieme e dividere le spese),
L’immagine della sharing economy è positiva presso la maggior parte degli intervistati, con il 31% interessato a utilizzarla, un 11% che si dichiara già utilizzatore.
La crisi economica ha spinto l’86% degli italiani a modificare le proprie abitudini di consumo.
Nell’ambito di questa stragrande maggioranza, due intervistati su tre hanno ridimensionato le spese.
Le forme di consumo condiviso che si sono via via imposte all’attenzione non sembrano destinate ad essere confinate a una nicchia di “patiti” del settore.
I 57% degli intervistati prevede infatti una forte diffusione della condivisione delle bici, il 47% ritiene che la casa in comune crescerà nel prossimo futuro, mentre i settori che sembrano avere maggiori potenzialità sono il co-working (spazi di lavoro aperti e condivisi) e il car sharing, citati rispettivamente dal 61% e dal 53% degli intervistati.
Ecco il link per scaricare la ricerca pubblicata da IPSOS:
PERCHÈ DOVREMMO ADERIRE AD UNA FORMA DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE ?
Articolo a cura di Michele Annicchiarico.
Ciò deriva da una fatiscente educazione finanziaria e spiega dunque lo scarso sviluppo del mercato dei fondi pensione in Italia.
Ma lasciare il proprio TFR in azienda è sempre la soluzione migliore? Vediamo…
Innanzitutto voglio sottlineare che “lasciare il Tfr in azienda” è un espressone usata spesso impropriamente. Il TFR infatti è effettivamente accantonato nelle casse aziendali solo se l’azienda ha meno di 50 dipendenti e si applicano in tal cse le disposizioni previste dal codice civile in materia.
Se invece l’azienda h più di 50 dipendenti, il TFR viene versato al fondo di tesoreria dell’ INPS, se non è stata effettuata scelta di destinazione diversa o se il contratto collettivo non prevede diversamente.
In entrambe le due casistiche, al momento della cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento), il TFR viene erogato al lavoratore in un’unica soluzione ed è soggetto in sede di dichiarazione dei redditi all’applicazione dell’aliquota IRPEF corrispondente al proprio scaglione di reddito. In media tale tassazione è pari al 27%
L’impoverimento sempre più ingente delle casse dell’ INPS, che non consentirà alla popolazione attiva attuale e alle generazioni future una vita pensionistica dignitosa (con una pensione pari al 50% circa del reddito percepito in età lavorativa), ha portato, con la Riforma del 2007 all’istituzione della PREVIDENZA COMPLEMENTARE.
L’obiettivo dello Stato con tale Riforma è stato quello di mettere in guardia il lavoratore e responsabilizzarlo nel colmare le carenze del Sistema Pensionistico Italiano e la riduzione delle coperture promesse, attraverso un forte incentivo al risparmio in età lavorativa.
L’elemento cardine della Previdenza Complementare è stato individuato proprio nel TFR e nella possibilità di trasferirlo dalle casse aziendali o dal Fondo di Tesoreria dell’ INPS ad altre forme di gestione con il riconoscimento di alcune agevolazioni fiscali.
Facciamo una breve analisi di cosa accade nel caso in cui si decida di lasciare il TFR in azienda (o al Fondo gestito dell’ INPS) o se decido di trasferirlo ad una F.P.C.
Nel primo caso:
1) le quote annuali del TFR sono rivalutate ad un tasso fisso dell’1,5% a cui si aggiunge il 75% del tasso di variazione del costo della vita accertato dall’ ISTAT. In media, tale rivalutazione si attesta al 2,3%
2) come già detto, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il TFR erogato (la vecchia liquidazione) verrà erogato in un’unica soluzione e sarà soggetta a tassazione Irpef. Lasceremo pertanto irrisolto il problema principale: l’enorme gap tra il reddito percepito in età lavorativa e quello che percepiremo al termine della stessa.
Nel secondo caso:
1) La rivalutazione del TFR è sicuramente maggiore. Secondo i dati pubblicati da IVASS e COVIP, a partire dal 2007, il rendimento medio annuo dei fondi Pensione è stato del 4% circa.
2) La tassazione massima del capitale erogato al lavoratore è del 15%. Dopo il 15° anno di adesione al fondo tale percentuale si riduce dello 0,3% annuo, fino a raggiungere la soglia massima di 6 punti percentuali, riducendo l’ aliquota di tassazione sino al 9%.
3) Gli eventuali contributi versati volontariamente, in aggiunta alla quota di TFR, sono deducibili dal reddito complessivo in misura massima di 5.164,57 euro. Ciò è previsto anche se la contribuzione viene effettuata a favore di soggetti fiscalmente a carico.
4) I rendimenti di gestione del fondo sono tassati all’ 11% anzichè al 12,5% come avviene per qualsiasi forma di risparmio finanziario.
5) il capitale accumulato verrà erogato al lavoratore per almeno il 50% sottoforma di rendita vitalizia, ad integerazione di quanto sarà erogato invece dall’ INPS. la restante parte potrà essere erogata o in unica soluzione. Si potrà anche decidere di tramutare tutto in rendita vitalizia.
Conti alla mano dunque, la risposta a mio avviso corretta alla domanda ” lasciare il TFR in azienda è la soluzione migliore?” è NO!!!
Vorrei avvalorare questa affermazione rispondendo ad alcune domande che spesso mi vengono rivolte, sfatando così alcuni falsi miti.
D: Ma se fallisce la Compagnia Assicurativa a cui affido il mio TFR, cosa succede ai miei soldi?
R: Nulla. La gestione dei fondi pensione è una gestione SEPARATA dalla gestione ordinaria dell’ intermediario. Per cui il nostro capitale è al sicuro. Stiamo infatti parlando di una copertura o prodotto assicurativo con obbligo di rendicontazione semestrale alla COVIP ( Autorità di vigilanza sui Fondi Pensione), non di un prodotto finanziario di investimento, magari emesso dalle Banche per fini di raccolta di liquidità tra il pubblico.
D: Quanto costa aderire ad una F.P.C?
R: Assolutamente nulla!!! il TFR è un accantonamento effettuato dal datore di lavoro che sarà disponibile nelle tasche del lavoratore solo al termine dell’attività lavorativa (salvo richieste di anticipo secondo le disposizioni previste). Pertanto è sufficiente solo fare richiesta esplicita al datore di lavoro attraverso apposito modulo. E’ un costo sostenuto dal datore di lavoro, che dunque da quel momento verserà il TFR alla F.P.C. scelta, senza alcun tipo di detrazione ulteriore dallo stipendio percepito.
D: A quali vincoli sono soggetto?
R: A nessuno. Ribadisco che l’adesione ad una F.P.C. è una scelta. Dopo due anni di adesione al Fondo Pensione scelto, la posizione previdenziale costruita sino a quel momento può essere trasferita ad altro Fondo.
In breve abbiamo nelle nostre mani uno strumento che.
– Non ha rischi
– Non ha costi
– Non ha vincoli ( se non quelli comuni a tutti i fondi pensione previsti dalla normativa vigente)
Abbiamo un’ opportunità concreta di costruire un futuro pensionistico solido e una fonte di ingente risparmio nel presente. Ciò per cui in fin dei conti si lavora una vita, ma che rischiamo di veder svanire.
Vuoi ancora aspettare?










