Il Management.it

GLI ANGELI DELLE START UP. Scarica il rapporto IBAN

BUSINESS

 

Il 16 giugno 2014 si è tenuta la XV Convention pubblica dell’Associazione IBAN, appuntamento annuale sul tema dell’Angel Investing in Italia ed Europa.

 

 
Durante l’evento sono stati presentati i risultati dell’analisi sul mercato italiano dell’Angel Investing condotta dal professor Vincenzo Capizzi dell’SDA Bocconi in collaborazione con IBAN.

 

 

Ecco I principali indicatori:

  • Il campione censito comprende 133 Business Angel, per un totale di 134 operazioni, date dal maggior tasso di risposta aggregato (proveniente da BAN e Club di Angel);

 

  • Il mercato italiano dell’informal venture capital, in continua crescita negli ultimi anni, nel 2013 si è stabilizzato facendo registrare operazioni per un totale di circa € 32 milioni;

 

 

  • Il 68% degli investimenti è stato inferiore ai € 100.000;

 

  • Il settore che ha beneficiato maggiormente dei finanziamenti da parte di Business Angel italiani è stato l’ICT, seguito da media&entertainment e medtech;

 

 

  • Nel 2013 si sono registrati 19 disinvestimenti, principalmente nell’ICT e cleantech.

 

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.iban.it/frontend/iban/public/file/Vincenzo%20Capizzi_Survey%202013.pdf

 

 

 

L’INDUSTRIA DELLE CROCIERE. Scarica il Rapporto Clia Europe.

clia

 

Italia prima sul podio europeo per spesa crocieristica.

 

A rivelarlo è lo studio 2013 di Clia Europe sull’impatto del traffico delle navi.

La cifra totale relativa al contributo diretto del comparto sull’economia della Penisola ammonta a 4,57 miliardi di euro.

 

Un dato schiacciante se si considera che la Gran Bretagna è seconda con 3,1 miliardi, mentre la Germania è terza con 3,06 miliardi di euro, seguita da Spagna e Francia rispettivamente con 1,22 e 1,07 miliardi.

Secondo il report della Cruise Lines International Association Europe, l’Italia è anche la principale destinazione crocieristica del continente.

 

Lo scorso anno i porti hanno ospitato circa 7 milioni di passeggeri, pari a uno share del 22,4 per cento sul mercato europeo, ed è cresciuto dell’11,7 per cento rispetto al 2012.

Nel 2013 Civitavecchia, Venezia, Genova e Savona sono stati i leader con un totale di 2,14 milioni di passeggeri imbarcati, pari al 2,7 per cento in più sul 2012.

Il settore crociere ha generato più occupazione in Italia che in ogni altro Paese in Europa: 102.867 posti di lavoro nel 2103, dato che registra un aumento del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente.

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.cliaeurope.eu/images/downloads/reports/CLIA_2014.pdf

 

 

 

LO SVILUPPO DEL CENTRI COMMERCIALI NEL MONDO. Scarica il rapporto di Cushman & Wakefield

centri commerciali

 

“…Tra il 2012 e il 2013 sono stati inaugurati 1.650 centri commerciali in tutto il mondo, per una superficie equivalente di 63,9 milioni di metri quadri.

 

Nei prossimi tre anni si calcola che ne verranno costruiti per altri 53,3 milioni di metri quadri.

E’ quanto emerge dal Global Shopping Center Development Report realizzato da Cushman&Wakefield.

 

Entro la fine del 2014 verranno inaugurati altri 1.134 nuovi centri per 38,3 milioni di metri quadri.

Lo studio dimostra il dinamismo del mercato delle superfici commerciali e quanto abbiano contribuito al loro sviluppo soprattutto Stati Uniti, Russia, Brasile, India e Cina.

 

I Paesi emergenti, attualmente, sono quelli con maggiori potenzialità di crescita futura.

 

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.cushmanwakefield.com/~/media/global-reports/Global-Shopping-Centers-Report_May2014-Update.ashx

 

 

IL VALORE ECONOMICO DELLA CULTURA IN ITALIA. Scarica il rapporto Symbola UnionCamere

symbola

 

 

Muove il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro.

 

Tanto vale nel 2013 la filiera culturale italiana, un dato comprensivo del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che viene attivata dalla cultura, il turismo innanzitutto.

 

È quanto emerge dal Rapporto 2014 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere.

 

L’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura nell’economia nazionale.

Con risultati eloquenti: le industrie culturali e creative si confermano un pilastro del made in Italy.

Tanto che durante la crisi l’export legato a cultura e creatività è cresciuto del 35%.

 

E così mentre la crisi imperversa e un pezzo consistente dell’economia nazionale fatica e arretra, il valore aggiunto prodotto dalle industrie culturali e creative tiene, fa da volano al resto dell’economia e cresce anche la capacità attrattiva del settore rispetto alle donazioni dei privati.

Nonostante il calo generalizzato del complesso delle ‘sponsorizzazioni’ registrato negli ultimi anni, infatti, quelle destinate alla cultura sono cresciute tra il 2012 e il 2013 del 6,3% arrivando a quota 159 milioni.

 

Ecco il link per scaricare il report:

http://www.symbola.net/assets/files/Io%20sono%20Cultura%202014%2016%20giugno_1402935181.pdf

MEGLIO ANDROID O IOS? Arriva la risposta di Wired Italia

android-vs-ios

 

Android o Ios? Quante volte avete dibattuto con il vostro collega su questo argomento…

Arriva la risposta da parte dell’autorevole Wired Italia…

VINCE…ANDROID! leggi l’articolo completo: http://bit.ly/1nfPQoN

10 things only bad managers say…

manager

We know the kinds of things good managers say: They say “attaboy” or “attagirl,” “Let me know if you run into any roadblocks, and I’ll try to get rid of them for you,” and “You’ve been killing yourself…

See article at following link:

http://www.nbcnews.com/id/44732669/ns/business-us_business/t/things-only-bad-managers-say/#.U59GD17oHFE

 

La pensione? E chi la vedrà mai…

294_bigstockbeautifulhipsterstylecouplejpg_huge

La pensione? E chi la vedrà mai? È questa la risposta che più frequentemente si ottiene toccando il tema, soprattutto parlando con i lavoratori più giovani. Questa brutale…

Ecco il link per leggere tutto l’articolo:

http://www.risparmiamocelo.it/investire-per-la-pensione-e-una-cosa-da-giovani-come-fare-e-a-cosa-stare-attenti

 

Export : serve una strategia per affrontare i mercati esteri

export

Fare a meno dell’internazionalizzazione oggi? Impossibile.

La congiunta economica sfavorevole – ed il calo repentino dei consumi interni – impongono alle PMI italiane di rivolgersi all’estero dato anche il fortissimo richiamo del “Made in Italy” all’estero.
Dopo l’ovvia premessa resta da chiedersi: come mai le parole “internazionalizzazione” , “export marketing”, “marketing internazionale” e così via, sono di moda da anni ma solo poche aziende intraprendono la strada dei mercati esteri?

Le scelte dell’impresa e la sua performance nei mercati esteri sono influenzate da una decisione di estrema importanza: l’adozione di una strategia di marketing internazionale “ad hoc” che consenta alle aziende di scegliere i mercati giusti.
Uno degli errori più frequenti che l’azienda compie è quello di intraprendere processi di esportazione verso “paesi limitrofi” in virtù di minori costi di trasporto, minori rischi di cambio, cultura e lingua simili. O ancora, esportare in paesi “famosi”, solo perché più conosciuti e presi di mira dalla stragrande maggioranza delle aziende.

Scontato sottolineare che né l’uno, né l’altro, sono comportamenti strategicamente validi.

Il primo step da compiere per intraprendere un valido percorso di internazionalizzazione è, infatti, strutturare un piano di marketing internazionale “ad hoc” ovvero modellato sull’esigenze dell’azienda e dei suoi prodotti a cui segua una correlata strategia comunicativa.

Lo step successivo è quello di studiare nel dettaglio il paese ed il relativo mercato target a cui potenzialmente rivolgersi che, per molteplici fattori (differenze culturali, religiose, linguistiche, normative, burocratiche e così via) può essere più o meno ricettivo nei confronti del prodotto da promuovere. In base ai risultati ottenuti dalle ricerche, l’azienda potrà sapere se esistono concrete opportunità di mercato in altri paesi, le capacità umane produttive e finanziarie richieste nonché i competitor già presenti e decidere quindi se entrare nel maggior numero di mercati possibili o se concentrare la sua azione su pochi mercati.

In seguito si passa all’esame delle possibili “entry strategies“, le strategie che l’impresa può adottare per entrare nel mercato prescelto; tali strategie sono evidentemente molteplici, poiché risultanti dalla combinazione di vari elementi riguardanti la scelta del prodotto, le politiche dei prezzi, le scelte dei canali di importazione e distribuzione, la localizzazione geografica della produzione, le forme di promozione delle vendite e vanno sempre disegnate sulle caratteristiche e sulle esigenze dell’azienda e dei prodotti.

Le strategie di approccio ai mercati esteri possono essere ricondotte principalmente a quattro macro-categorie: esportazione indiretta, vendita diretta all’estero, integrazione con il mercato estero, impresa multinazionale o impresa globale. Qualunque sia il meccanismo scelto, fondamentale è la strategia di comunicazione internazionale posta in essere tenendo conto delle specifiche differenze dei mercati target: lo sviluppo di efficaci strumenti di comunicazione d’impresa rappresenta, infatti, un passaggio importante per aumentare la competitività dell’azienda.

Gli strumenti che prioritariamente (ma non certamente gli unici) devono essere definiti prima di proporsi sui mercati esteri sono:

– il listino prezzi per l’estero: il “prezzo export” dei prodotti va determinato a seconda che l’acquirente sia il cliente finale, l’importatore o il distributore e  dovrà essere calcolato sulla base del costo di produzione e del margine di profitto, non prescindendo dalle spese di imballaggio, di confezionamento e di produzione di etichette adatte al mercato di riferimento, dai costi di trasporto, di sdoganamento, di assicurazione e dagli eventuali dazi per l’ingresso nel paese estero.

– il catalogo informatico e cartaceo: un catalogo ben fatto dovrà rispondere alle tre domande chi siamo (descrizione dell’azienda), cosa vendiamo e quali sono i vantaggi (prodotti e servizi) e cosa abbiamo fatto (referen­ze). Dovrà essere redatto con terminologia tecnica adeguata e in lingua inglese,  ancor meglio se redatto anche in spagnolo, tedesco, arabo e così via: un catalogo trilingue potrà essere usato nella maggior parte dei paesi.

– l’etichettatura: le norme al riguardo variano infatti da Stato a Stato. Benché l’inglese sia ampiamente utilizzato, in alcuni paesi è obbligatoria l’etichettatura in lingua locale, così come riportare eventuali informazioni aggiuntive richieste dalla legislazione vigente nel paese.

Infinite combinazioni di azioni specifiche possono poi essere ideate per conseguire l’obiettivo preposto:

– ricerca di partner esteri: questa azione, propedeutica alle altre, consente di individuare un gruppo ristretto di opera­tori locali che risponda ai requisiti predefiniti dall’impresa italiana  quali ad esempio: la licenza per l’importazione, la localizzazione in una determinata area, la disponibilità di un magazzino, la disponibilità a un mandato in esclusiva;

– eventi/missioni promozionali all’estero: attraverso queste iniziative, l’azienda ha la possibilità di presentarsi ad un pubblico specializzato favorendo il ricordo del brand grazie all’esperienza di un vero e proprio evento emozionale;

– degustazioni/tasting guidate del prodotto: la degustazione del prodotto e la comunicazione interpersonale con il produttore consente di evidenziare le caratteristiche principali dello stesso, giocando su fattori esperienziali e sensoriali;

– partecipazione a fiere/incontri BtoB: la presenza dell’azienda in fiera può, se ben programmata e gestita, creare un contatto immediato con operatori esteri interessati al prodotto: attenzione va posta in tal caso alla fase seguente, quella del “follow up”, ovvero il consolidamento e la trasformazione del contatto ottenuto in un accordo commerciale;

– incoming in azienda: l’azione di incoming rappresenta il mezzo privilegiato per “far entrare” direttamente in azienda gli operatori esteri, favorendo la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni legate a quel prodotto e a quell’azienda.

E’ essenziale creare iniziative mirate e soprattutto inserirle in una specifica strategia di penetrazione dei mercati esteri e rinnovarle periodicamente: approcci commerciali sporadici,  investimenti elevati in missioni o attività fieristiche che si traducono in ritorni poveri, basso controllo della rete distributiva, errate strategie comunicative,  scarsa conoscenza di regole e legislazioni diverse possono causare notevoli perdite per le aziende sia in termini di risorse finanziarie che di competitività e percezione del brand all’estero.

In un epoca economico-sociale caratterizzata da instabilità ed indecisione, l’unica vera certezza oggi è che chi non è “marketing oriented” non può più essere competitivo e rimanere sul mercato.

QUESTI PUGLIESI VANNO FORTE IN TUTTO IL MONDO. Scarica il rapporto dell’ISTAT

 

 

export0k

 

Tra le regioni che forniscono un contributo rilevante alla crescita tendenziale dell’export nazionale

nel primo trimestre 2014 si segnalano:

Puglia (+18,1%)

Marche (+10,5%),

Piemonte (+6,9%),

Emilia-Romagna (+5,9%),

Veneto (+2,7%)

 

 

Ecco il link per scaricare il report dell’ISTAT:

http://www.istat.it/it/files/2014/06/comreg_new_I_trim2014.pdf?title=Esportazioni+regioni+italiane+-+11%2Fgiu%2F2014+-+Testo+integrale.pdf

WINE-MARKETING: UNA GROSSA SFIDA PER I “MARKETTARI”

WINE-MARKETING

Il vino è un prodotto molto complesso e promuoverlo richiede una grande sfida per chi si occupa di Marketing.

COME SI MUOVEREBBE UN FUORICLASSE DEL MARKETING IN QUESTO DIFFICILE SETTORE?

Un asso del Marketing si dovrebbe concentrare sulla comprensione del comportamento del consumatore, analizzando sia la dimensione edonica, che rileva il piacere potenziale ricavato dal consumatore, sia la dimensione utilitaristica, che rivela la capacità di risolvere necessità funzionali dell’individuo.

Il prodotto edonico si distingue per il processo di risposta del consumatore allo stimolo. Questo bene si caratterizza per l’apprendimento emotivo e il debole coinvolgimento; il soggetto risponde allo stimolo seguendo 3 fasi:

  1. Do: l’individuo acquista il prodotto;
  2. Feel: si crea una relazione tra il consumatore e il prodotto;
  3. Learn: il consumatore apprende informazioni sul prodotto acquistato.

Il vino viene sempre maggiormente legato ad aspetti di piacere e socialità e sempre meno alla nutrizione. Dal suo consumo ci si aspetta non solo di soddisfare un bisogno utilitaristico come la sete, ma soprattutto edonico attraverso l’assaggio ed il gusto, qualcosa che va oltre il semplice bere e richiama emozioni legate a persone, eventi e momenti della vita. Le emozioni che un vino può trasmettere non riguardano solo il suo aspetto e i suoi aromi, ma si estendono anche alle sfaccettature del gusto.

L’esperienza che deve essere vissuta con il consumo di vino dipende dalla personalità del consumatore; un individuo può ricercare la suggestione di un ricordo, la superbia di potersi concedere qualcosa di valore, la golosità del suo sorseggio, l’emulazione del divo del cinema.

Il consumatore risponde a stimoli che riguardano il coinvolgimento (associato al prodotto o alla marca), e l’atmosfera del punto vendita vista come l’insieme degli stimoli ambientali di varia natura che, agendo sul sistema percettivo del consumatore, influenza il suo comportamento d’acquisto.

Il coinvolgimento è legato all’esperienza di consumo e di acquisto e tende ad aumentare al crescere dell’impegno del consumatore nell’attività di shopping, cioè alla crescita del valore attribuito dall’acquirente all’attività in grado di soddisfare i suoi bisogni emozionali.

COME ATTRARRE DUNQUE I NOSTRI POTENZIALI CLIENTI?

Solo riuscendo a far vivere al consumatore un’esperienza memorabile di consumo e di acquisto, raggiungendo tutti i sensi per indurre in lui la percezione di stati emozionali positivi.