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IL MERCATO DELLE PROFUMERIE IN ITALIA. Scarica la ricerca pubblicata da Pambianco Beauty

profumerie ok ok

Pambianco Strategie di Impresa ha pubblicato una interessante ricerca sul mercato delle profumerie in Italia.

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Oggi le profumerie made in Italy devono ‘svecchiarsi’ e per ritrovare la leadership devono puntare a nuove strategie più competitive e digitalizzate.

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La ricerca, dove sono stati esclusi i department store e i consorzi, evidenzia che le catene considerate (15 in totale), hanno registrato complessivamente nel 2014 un fatturato di 859,7 milioni di euro, in calo dello 0,5% rispetto all’anno precedente.

le catene nazionaliN.B LLG Leading Luxury Group comprende le profumerie Limoni, La Gardenia e beauty Shop 

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Se si scorporano le realtà regionali e nazionali, le prime hanno ottenuto risultati più positivi.

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Le catene regionali (12) hanno infatti archiviato il 2014 con ricavi pari a 293,7 milioni in crescita del 4,5%, mentre quelle nazionali (3) hanno fatto meno bene, avendo registrato un calo di fatturato del 2,9% a 566 milioni di fatturato.

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le catene regionali

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In positivo anche il risultato dei negozi indipendenti (62) che hanno totalizzato un giro d’affari di 264,5 milioni, in aumento dell’1,7%, con incrementi individuali più sostenuti rispetto alle catene, e in diversi casi a doppia cifra.

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le profumerie indipendenti

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Dal punto di vista dimensionale, emerge che nessuna di queste realtà indipendenti supera i 20 milioni di euro di ricavi.

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La ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista Pambianco Beauty.

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Si trova a pagina 30 del file che puoi scaricare QUI

PER LA SICUREZZA, GLI ITALIANI NON BADANO A SPESE. Scarica il rapporto Ipsos e scopri di cosa abbiamo paura

Copettina sicurezza

Sentirsi sicuri a casa, in ufficio, nei negozi, passeggiando da soli per strada o frequentando luoghi affollati senza il timore di furti, scippi o rapine, si rivela oggi un problema molto sentito.

SCIPPI OK

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E’ diventato prioritario rispetto alle preoccupazioni sul proprio stato di salute e secondo solo rispetto alle ansie dovute alla crisi economica.

di cosa hanno paura gli italiani

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Sono alcuni dei punti che emergono dalla ricerca di Ipsos Italia, commissionata da SICUREZZA, la manifestazione dedicata agli operatori del settore security e antincendio, che si terrà dal 3 al 5 novembre prossimi a Fiera Milano e in cui saranno protagonisti i sistemi tecnologici utili a prevenire e individuare ogni genere di rischio.

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Un tema importante la tutela dei propri beni e di se stessi e un bisogno in crescita, se si pensa che in 11 anni è considerevolmente aumentata la propensione a proteggersi, almeno in casa propria.

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Sentirsi sicuri a casa si rivela oggi, infatti, una esigenza sempre più sentita: secondo una ricerca di Ipsos Italia, commissionata da Fiera Milano, in 11 anni è considerevolmente aumentata la propensione a proteggere la propria abitazione.

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Nel 2004 solo il 56% delle persone possedeva sistemi di sicurezza.

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Oggi la percentuale è salita al 75%: 3 italiani su 4 ne posseggono almeno uno.

tre italiani su 4 possiedono almeno un sistema di sicurezza

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Così, per avere più garanzie di protezione, oggi siamo perfino disposti a rinunciare anche a un po’ della nostra privacy e a investire quasi l’equivalente di un intero stipendio mensile – 1200 Euro – per dotare di sistemi di sicurezza la nostra casa, perché proprio in casa, “rifugio” per eccellenza, solo il 49% degli italiani si sente completamente al sicuro.

1200

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Il mercato della security gode quindi di buona salute.

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Nonostante il panorama economico di forte recessione, il settore continua a registrare una crescita e ha chiuso il 2014 con un aumento del fatturato aggregato del 4,98% rispetto all’anno precedente.

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L’industria italiana fornitrice di tecnologie per la sicurezza e automazione edifici ha un giro d’affari di 2 miliardi di euro, confermandosi stabile malgrado il fenomeno generale del downpricing.

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La ricerca indaga anche sui luoghi dove gli italiani si sentono più o meno sicuri.

i luoghi dove gli italiani si sentonop più o meno sicuri

Per scaricare il report di Ipsos, clicca QUI

IN ITALIA QUANTI SOLDI SI INVESTONO NELLE START UP INNOVATIVE ? Scarica il rapporto pubblicato dal Politecnico di Milano

Copertina start

L’Osservatorio Start Up High Tech del Politecnico di Milano ha pubblicato il suo Rapporto Annuale.

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Ecco i principali indicatori.

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Il totale degli investimenti in startup

hi-tech stimato per il 2015 è di 133 milioni di euro (+11% rispetto al 2014).

totale investimenti.

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Si stima un aumento in percentuale dei finanziamenti provenienti da investitori non istituzionali (+32%) a fronte di un calo di fondi provenienti da fonti istituzionali (-8%).

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Ripartizione fra investitori istituzionali e non

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Le startup del settore ICT hanno mantenuto nel 2014, il primato delle imprese più finanziate: hanno ricevuto il 74% dei fondi.

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74

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Quelle del settore Life Science passano dall’11 al 17% e scavalcano le startup Cleantech ed Energy che scendono dal 10% al 6% dei fondi disponibili.

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Nonostante le ICT risultino ancora numericamente oltre i due terzi di quelle fondate nel 2014 (68%, sul campione delle 79 startup finanziate da investitori istituzionali), si conferma il dato di trend positivo relativo alle startup che rientrano

nelle “life sciences” (dal 9% del 2013 al 23% dell’anno successivo).

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Nelle 230 startup finanziate e attive dal 2012 al 2014, il fatturato medio è cresciuto del 35% passando da 558.000 euro nel 2012 a 756.000 nel 2014, con un incremento nell’ultimo anno del 21%, mentre il numero medio di impiegati è salito da 4 a 6.

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Dal momento che questi valori medi sono influenzati dalle startup alto performanti con giro d’affari superiore al milione di euro, è stato anche definito l’identikit di una startup “media” analizzando i valori mediani, che hanno evidenziato come il fatturato di una startup tipica sia cresciuto dai 20 mila euro del 2012 ai 94 mila del 2014, con un numero di impiegati cresciuto da 1 (2012) a 3 (2014).

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Più in generale, il numero totale dei dipendenti delle startup innovative finanziate in Italia ha registrato una crescita stabile di circa il 25% annuo.

 

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Nelle ultime pagine del report, sono presentati gli investimenti più rilevanti fatti negli ultimi mesi.

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Per scaricare il report del Politecnico, clicca QUI

RECORD STORICO NELL’EXPORT DELLE PMI ARTIGIANE ITALIANE. Ecco l’ultimo report pubblicato da Confartigianto

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Export da record per le piccole imprese italiane.

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Negli ultimi 4 trimestri ha toccato quota 113,8 miliardi, pari al 7,1% del Pil, con un aumento di 4,6 miliardi, vale a dire il 4,2% in più, rispetto all’anno precedente.

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Soltanto nei primi sei mesi del 2015 le esportazioni di prodotti realizzati dalle piccole aziende ammontano a 57,1 miliardi, in crescita di 2,6 miliardi (+4,9%) in confronto al primo semestre del 2014.

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I risultati delle vendite all’estero ottenuti dai settori con la maggiore presenza di micro e piccole imprese emergono da un Rapporto di Confartigianato.

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Secondo il rapporto nel 2014, l’Italia è al primo posto tra i Paesi dell’Unione europea per il maggior valore di prodotti delle piccole imprese esportati negli Stati Uniti (8,4 miliardi), a Hong Kong (3,8 miliardi), in Giappone (2,5 miliardi), negli Emirati Arabi (2,2 miliardi), in Corea del Sud (1,4 miliardi).

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Fashion, food e furniture, le tre F del made in Italy, sono sempre le più apprezzate nel mondo.

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Nel primo semestre di quest’anno, infatti, a tenere alta la bandiera made in Italy nel mondo sono soprattutto i prodotti alimentari che, rispetto al 2014, mostrano un aumento del 6,7% del valore delle esportazioni. Bene anche i settori dei mobili (+5,7%), degli articoli in pelle (+4,5%) e dell’abbigliamento (+3,7%).

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L’80,1% dell’export delle piccole imprese si concentra in quattro regioni: in testa la Lombardia con il 24,9% (pari a 14.226 milioni di euro), Veneto con il 21,4% (pari a 12.249 milioni), Toscana con il 12,5% (pari a 7.153 milioni), Emilia-Romagna con il 12,2% (pari a 6.953 milioni) e Piemonte con il 9,0% (pari a 5.150 milioni).

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Per scaricare il report di Confartigianato, clicca QUI

L’ARIA CHE RESPIRIAMO. Scarica l’ultima indagine pubblicata da Legambiente

legambiente

E’ stata pubblicata la nuova ricerca di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani.

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Aree urbane che arrancano e faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile ed essere culle di una rigenerazione urbana capace di migliorare la qualità dei singoli e della comunità.

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I passi avanti fatti fino ad ora sono, infatti, troppo pochi.

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Se da una parte nelle città italiane si registrano lievi eco-performance soprattutto sul fronte della raccolta differenziata, delle energie rinnovabili e si assiste ad un lieve calo degli sforamenti nelle concentrazioni di NO2, di PM10 e di ozono grazie anche a condizioni metereologiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti.

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Dall’altra parte manca, invece, il coraggio e la voglia di puntare sulla mobilità nuova per uscire dalla morsa di traffico e smog e sugli eco-quartieri per rigenerare le periferie e rilanciare il patrimonio edilizio.

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Dal dossier emerge un Paese fermo, dove è marcato il divario tra Nord e Sud.

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Quest’anno a guidare la classifica nazionale sono: Verbania, Trento, Belluno, Bolzano, Macerata e Oristano.

classifica

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Nel complesso i protagonisti delle performance migliori sono i piccoli capoluoghi tutti al di sotto degli 80mila abitanti (Verbania, Belluno, Macerata, Oristano, Sondrio, Mantova, Pordenone) oppure le soliteTrento e Bolzano, centri di medie dimensioni (con abitanti compresi tra 80mila e 200mila), e soltanto una grande città: Venezia.

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In testa c’è prevalentemente il nord del Paese assieme con due città del centro Italia, entrambi piccoli centri, la marchigiana Macerata e la sarda Oristano.

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Le peggiori invece (le ultime cinque) sono tutte città del meridione, tre grandi e due piccole: la calabrese Vibo Valentia (101) e le siciliane Catania (100), Palermo (102), Agrigento (103) e Messina (104).

le ultimePer scaricare il report di Legambiente, clicca QUI

LA POTENZA ECONOMICA DEL MARE. Scarica il rapporto (213 pagine).

copertina mare

Questo è il V Rapporto sull’Economia del mare che la Federazione del sistema marittimo italiano realizza assieme alla Fondazione Censis.

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Vent’anni fa uscì il primo di questi rapporti che univa le principali componenti private dell’economia marittima italiana per definirne la dimensione in termini di valore della produzione e di occupazione.

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Si trattava di uno dei primi esperimenti in Europa di dare voce unitaria a quello che oggi tutti chiamano cluster marittimo, oggetto ormai di specifiche politiche dell’Unione.

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Nel Rapporto sono state considerate anche le attività marittime istituzionali (Marina Militare, Guardia costiera, Autorità portuali, istituti di previdenza e assistenza), che completano un quadro realistico del cluster.

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E’ cambiata la dimensione della produzione e dell’occupazione delle attività marittime.

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Da una produzione pari a 21 miliardi di euro si è passati a quasi 33 miliardi di euro.

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L’occupazione è arrivata a 170mila addetti diretti e 300mila indiretti.

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Il settore marittimo in 20 anni è cresciuto del 55%, pur rallentato dalla lunga crisi finanziaria ed economica, che ha ovviamente toccato pesantemente attività molto integrate nel commercio mondiale.

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Per scaricare il report, clicca QUI

ARRIVA RED, LA VERSIONE DI YOUTUBE A PAGAMENTO. Ecco i contenuti

Youtube

YouTube ha appena annunciato Red, una nuova versione a pagamento del suo servizio di video in streaming in cui non ci sarà pubblicità.

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Il servizio sarà sperimentato dal 28 ottobre negli Stati Uniti, per poi essere diffuso anche in Europa dal prossimo anno.

non disponibile

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Costerà 9,99 dollari al mese.

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Gli abbonati con questa cifra potranno accedere a un ricco catalogo di contenuti:

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– Youtube Music

– Youtube Gaming

– Google Play Music

– Youtube Kids

…e tanto altro ancora (serie tv originali, film, applicazioni).

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I video potranno essere salvati e guardati anche off line su qualsiasi dispositivo (computer, smartphone, tablet).

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Ecco l’annuncio ufficiale.

SCARICA LA NUOVA RICERCA PUBBLICATA DA LINKEDIN

LINKEDIN

Conoscere i trend di recruiting nel mondo è importante, ma ancora più essenziale è capire cosa sta succedendo in Italia.

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L’ultima ricerca di LinkedIn svela le attuali e future priorità in ambito talent acquisition, le sfide e le opportunità all’orizzonte.

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I contenuti del report “Recruiting Trends Italia”:

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  1. I parametri più importanti per i talent leader

  2. Le principali fonti di assunzioni di qualità

  3. L’evoluzione del talent brand

  4. I trend emergenti, e molto altro ancora

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Per scaricare il report di Linkedin, clicca QUI

TUTTI I NUMERI DEL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO. Scarica il Bilancio Sociale Inps 2014 e scopri quanto avrai di pensione. (Lavoratori Autonomi e Parasubordinati sono nei guai seri….)

copertina inps

L’Inps ha pubblicato il Bilancio Sociale 2014.
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In questo documento abbiamo un quadro completo del sistema pensionistico italiano.
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Ecco i principali indicatori.
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Quanti sono i lavoratori iscritti all’Inps?

Lavoratori privati e pubblici iscritti all'Inps

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Nel 2014 il disavanzo Inps è stato di 7 miliardi di euro.

Entrate uscite e disavanzo Inps

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Nella prossima tabella sono indicati gli importi medi delle pensioni.
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I trattamenti per i parasubordinatilavoratori autonomi sono drammatici.

Importo medio

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….e non a caso c’è stata una fuga degli stessi Lavoratori Autonomi e Parasubordinati dalla Gestione Separata Inps.

La fuga dei parasubordinati

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Ricordiamo che nella Gestione Separata dell’Inps non abbiamo solo Parasubordinati e Professionisti non iscritti ad Albi ma anche queste nuove categorie:

i nuovi iscritti alla gestione separata

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Per scaricare il Bilancio Sociale dell’Inps, clicca QUI

TUTTI I NUMERI DELLA TV PRIVATA IN ITALIA. Ecco la ricerca pubblicata da Confindustria

Copertina tv

Confindustria Radio Televisioni ha presentato alla stampa lo “Studio Economico del settore televisivo privato italiano  giunta alla XXI edizione.

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Mediaset mantiene la sua leadership sulla raccolta pubblicitaria.

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I ricavi delle tv

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Nel settore delle Tv Locali anche se gli editori continuano ad investire, permane una evidente situazione di difficoltà del comparto nella coda lunga della crisi.

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In questo grafico, la distribuzione geografica dei ricavi.

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I ricavi per regione delle tv locali

Per scaricare il report di Confidustria, clicca QUI