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PERCHÈ DOVREMMO ADERIRE AD UNA FORMA DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE ?
Articolo a cura di Michele Annicchiarico.
Ciò deriva da una fatiscente educazione finanziaria e spiega dunque lo scarso sviluppo del mercato dei fondi pensione in Italia.
Ma lasciare il proprio TFR in azienda è sempre la soluzione migliore? Vediamo…
Innanzitutto voglio sottlineare che “lasciare il Tfr in azienda” è un espressone usata spesso impropriamente. Il TFR infatti è effettivamente accantonato nelle casse aziendali solo se l’azienda ha meno di 50 dipendenti e si applicano in tal cse le disposizioni previste dal codice civile in materia.
Se invece l’azienda h più di 50 dipendenti, il TFR viene versato al fondo di tesoreria dell’ INPS, se non è stata effettuata scelta di destinazione diversa o se il contratto collettivo non prevede diversamente.
In entrambe le due casistiche, al momento della cessazione del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensionamento), il TFR viene erogato al lavoratore in un’unica soluzione ed è soggetto in sede di dichiarazione dei redditi all’applicazione dell’aliquota IRPEF corrispondente al proprio scaglione di reddito. In media tale tassazione è pari al 27%
L’impoverimento sempre più ingente delle casse dell’ INPS, che non consentirà alla popolazione attiva attuale e alle generazioni future una vita pensionistica dignitosa (con una pensione pari al 50% circa del reddito percepito in età lavorativa), ha portato, con la Riforma del 2007 all’istituzione della PREVIDENZA COMPLEMENTARE.
L’obiettivo dello Stato con tale Riforma è stato quello di mettere in guardia il lavoratore e responsabilizzarlo nel colmare le carenze del Sistema Pensionistico Italiano e la riduzione delle coperture promesse, attraverso un forte incentivo al risparmio in età lavorativa.
L’elemento cardine della Previdenza Complementare è stato individuato proprio nel TFR e nella possibilità di trasferirlo dalle casse aziendali o dal Fondo di Tesoreria dell’ INPS ad altre forme di gestione con il riconoscimento di alcune agevolazioni fiscali.
Facciamo una breve analisi di cosa accade nel caso in cui si decida di lasciare il TFR in azienda (o al Fondo gestito dell’ INPS) o se decido di trasferirlo ad una F.P.C.
Nel primo caso:
1) le quote annuali del TFR sono rivalutate ad un tasso fisso dell’1,5% a cui si aggiunge il 75% del tasso di variazione del costo della vita accertato dall’ ISTAT. In media, tale rivalutazione si attesta al 2,3%
2) come già detto, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il TFR erogato (la vecchia liquidazione) verrà erogato in un’unica soluzione e sarà soggetta a tassazione Irpef. Lasceremo pertanto irrisolto il problema principale: l’enorme gap tra il reddito percepito in età lavorativa e quello che percepiremo al termine della stessa.
Nel secondo caso:
1) La rivalutazione del TFR è sicuramente maggiore. Secondo i dati pubblicati da IVASS e COVIP, a partire dal 2007, il rendimento medio annuo dei fondi Pensione è stato del 4% circa.
2) La tassazione massima del capitale erogato al lavoratore è del 15%. Dopo il 15° anno di adesione al fondo tale percentuale si riduce dello 0,3% annuo, fino a raggiungere la soglia massima di 6 punti percentuali, riducendo l’ aliquota di tassazione sino al 9%.
3) Gli eventuali contributi versati volontariamente, in aggiunta alla quota di TFR, sono deducibili dal reddito complessivo in misura massima di 5.164,57 euro. Ciò è previsto anche se la contribuzione viene effettuata a favore di soggetti fiscalmente a carico.
4) I rendimenti di gestione del fondo sono tassati all’ 11% anzichè al 12,5% come avviene per qualsiasi forma di risparmio finanziario.
5) il capitale accumulato verrà erogato al lavoratore per almeno il 50% sottoforma di rendita vitalizia, ad integerazione di quanto sarà erogato invece dall’ INPS. la restante parte potrà essere erogata o in unica soluzione. Si potrà anche decidere di tramutare tutto in rendita vitalizia.
Conti alla mano dunque, la risposta a mio avviso corretta alla domanda ” lasciare il TFR in azienda è la soluzione migliore?” è NO!!!
Vorrei avvalorare questa affermazione rispondendo ad alcune domande che spesso mi vengono rivolte, sfatando così alcuni falsi miti.
D: Ma se fallisce la Compagnia Assicurativa a cui affido il mio TFR, cosa succede ai miei soldi?
R: Nulla. La gestione dei fondi pensione è una gestione SEPARATA dalla gestione ordinaria dell’ intermediario. Per cui il nostro capitale è al sicuro. Stiamo infatti parlando di una copertura o prodotto assicurativo con obbligo di rendicontazione semestrale alla COVIP ( Autorità di vigilanza sui Fondi Pensione), non di un prodotto finanziario di investimento, magari emesso dalle Banche per fini di raccolta di liquidità tra il pubblico.
D: Quanto costa aderire ad una F.P.C?
R: Assolutamente nulla!!! il TFR è un accantonamento effettuato dal datore di lavoro che sarà disponibile nelle tasche del lavoratore solo al termine dell’attività lavorativa (salvo richieste di anticipo secondo le disposizioni previste). Pertanto è sufficiente solo fare richiesta esplicita al datore di lavoro attraverso apposito modulo. E’ un costo sostenuto dal datore di lavoro, che dunque da quel momento verserà il TFR alla F.P.C. scelta, senza alcun tipo di detrazione ulteriore dallo stipendio percepito.
D: A quali vincoli sono soggetto?
R: A nessuno. Ribadisco che l’adesione ad una F.P.C. è una scelta. Dopo due anni di adesione al Fondo Pensione scelto, la posizione previdenziale costruita sino a quel momento può essere trasferita ad altro Fondo.
In breve abbiamo nelle nostre mani uno strumento che.
– Non ha rischi
– Non ha costi
– Non ha vincoli ( se non quelli comuni a tutti i fondi pensione previsti dalla normativa vigente)
Abbiamo un’ opportunità concreta di costruire un futuro pensionistico solido e una fonte di ingente risparmio nel presente. Ciò per cui in fin dei conti si lavora una vita, ma che rischiamo di veder svanire.
Vuoi ancora aspettare?
UNA RIVOLUZIONE NELLA TRASPARENZA DEI CONTI PUBBLICI. Da oggi possiamo conoscere in dettaglio tutte le spese effettuate dagli uffici della pubblica amministrazione. Ecco di cosa si tratta.
Il Siope è il sistema informativo delle operazioni di tesoreria degli enti pubblici.
Da sempre è stato considerato dalla Ragioneria generale dello Stato come uno degli strumenti maggiormente «confidenziali».
Un segreto, appunto.
Tanto che era in passato era stato espressamente vietato da un decreto dare accesso esterno a questa infrastruttura informatica nella quale lo Stato, tutti gli enti locali, le università, le aziende ospedaliere, gli enti di ricerca, le Comunità Montane e qualsiasi altro ente pubblico, devono registrare giorno per giorno tutte le loro spese.
Per chi ha accesso al Siope, una piattaforma realizzata dalla Banca d’Italia, gli 800 miliardi di denaro pubblico che ogni anno escono dalle casse dello Stato non hanno segreti.
Da qualche giorno questa immensa banca dati è a disposizione di tutti.
Basta digitare l’indirizzo http://www.siope.it, cliccare su accedi e il gioco è fatto.
Niente password, niente accessi limitati, niente vincoli.
Tutte le spese che ogni giorno sono registrate sulla piattaforma sono accessibili a qualsiasi cittadino.
Una vera rivoluzione.
Il Siope ha, ed avrà sempre di più, un ruolo fondamentale nel controllo della spesa pubblica.
Tutti i flussi di cassa dello Stato e delle sue articolazioni passano ogni giorno sulla piattaforma.
La navigazione rivela molti dettagli interessanti.
Nel primo semestre dell’anno, per esempio, le uscite dello Stato centrale hanno superato i 174 miliardi.
Meno della metà dei 421 miliardi spesi in tutto il 2013.
I NEGOZI IKEA ARRIVANO IN CITTA’. Ecco i dettagli
“…Ikea, il più grande retailer di arredamento al mondo, dopo aver raggiunto il successo grazie ai suoi enormi centri posizionati fuori dalle principali città,
implementa la sua strategia diventando ancora più accessibile alla clientela.
Da oggi, almeno ad Amburgo in Germania (principale mercato per Ikea), i prodotti del brand svedese saranno raggiungibili a piedi perché è stato aperto il primo grande negozio in città.
Il quartiere di Altona è stato scelto per questo progetto pilota che se darà un feedback positivo sarà realizzato anche altrove, a partire da Berlino.
I colori riconoscibili del brand, blu e giallo, saranno protagonisti del nuovo spazio che ha richiesto un investimento di 80 milioni di euro.
MARK, MA QUANTI SOLDI SPENDI OGNI SETTIMANA ? Leggi i dettagli del suo ultimo acquisto
Facebook ha comprato LiveRail una delle piattaforme per la monetizzazione dei video più note degli Stati Uniti d’America.
Costo dell’operazione: 500 milioni di dollari.
LiveRail, fondata nel 2007 a San Francisco e con sedi dislocate in tutto il mondo, può vantare un portafoglio clienti di tutto rispetto.
I video pubblicitari, soprattutto in versione mobile, sono senz’altro un business redditizio e in grande crescita.
Per questo Facebook ha deciso di investire tanto in LiveRail, società che negli ultimi tre anni ha dimostrato di saper aiutare gli editori a monetizzare molto bene i contenuti.
Molto presto, dunque, potremmo trovarci video inserzioni pubblicitarie sulla nostra time-line di Facebook.
Ecco l’annuncio ufficiale di Facebook:
http://newsroom.fb.com/news/2014/07/facebook-to-acquire-liverail/
IL SORPASSO E’ AVVENUTO. Scarica questa importante ricerca pubblicata da Audiweb
“…Lo certificano i dati di gennaio, febbraio e marzo 2014 diffusi per la prima volta questa mattina da Audiweb durante lo Iab Seminar.
A marzo gli utenti internet attivi su base mensile in Italia erano 25milioni tra i 18 e i 74 anni, dato che nel giorno medio scende a 19,8 milioni.
Di questi, quelli che accedono a internet da smartphone e tablet sono 17,2 milioni, contro i 24 milioni che lo fanno su pc.
Se invece guardiamo il giorno medio, scopriamo che smartphone e tablet superano il pc: 14,5 milioni contro 12,5 milioni.
Significa in sintesi che gli utenti mobile sono più attivi.
Lo stesso vale se consideriamo chi usa esclusivamente un device a vantaggio dell’altro: 7,4 milioni di italiani scelgono lo smartphone contro i 5,2 milioni su pc.
Che cosa fanno gli utenti su mobile?
In primo luogo controllano i social network (59% del tempo totale), poi vanno su siti o app legati al mondo dei cellulari , contenuti vari di intrattenimento, portali.
Le news e le mail, invece, hanno una quota molto più elevata da pc.
Marta Valsecchi, responsabile ricerca dell’osservatorio mobile marketing & service del Politecnico di Milano, ha detto che a fine 2014 saranno 45 milioni gli smartphone in circolazione in Italia e 12 milioni i tablet (su quest’ultimi si avuta la crescita maggiore rispetto a un anno fa: + 113,5%).
Le previsioni del mercato per il 2014 sono positive: si prevede di raggiungere i 300 milioni di euro di investimenti pubblicitari su mobile, pari a circa il 14% del totale investimenti in internet advertising e al 5% dell’investimento su tutti i mezzi….”
Ecco la ricerca Audiweb, potete scaricarla da Slideshare:
http://www.slideshare.net/Audiweb/audiweb-i?ref=http://www.audiweb.it/?post_type=eventi&p=11865
SCARICA I DATI OCSE SULLA SALUTE E SCOPRI CHI VIVE DI PIU’ FRA UOMINI E DONNE IN ITALIA
Sono stati pubblicati i dati sullo stato di salute dei cittadini residenti nei paesi OCSE.
Ecco i risultati più interessanti.
In Italia nel 2012 l’aspettativa di vita alla nascita era di 82,3 anni, oltre due anni in più della media Ocse (80,2 anni), con un aumento di oltre 2,4 anni rispetto al 2000.
La qual cosa ci pone al 5° posto della classifica dei 34 Paesi.
Solo il Giappone (83,2), l’Islanda (83), la Svizzera (82,8) e la Spagna (82,5) hanno una speranza di vita superiore.
Disarticolando i dati per genere, alla nascita le donne italiane posso sperare di giungere a 84,8 anni, , mentre per gli uomini l’aspettativa è di 79,9 anni,
Ecco i dati completi, clicca sul paese di tuo interesse:
http://www.compareyourcountry.org/chart?cr=oecd&cr1=oecd&lg=en&project=health&page=0#
HAI UN’IDEA INNOVATIVA NEL CAMPO DELLA RISTORAZIONE O DELL’AGROALIMENTARE ? Partecipa a questo bando della Regione Puglia
“Il progetto promuove un approccio integrato tra nutrizione, salute, innovazione e tipicità delle produzioni agro-alimentari delle regioni coinvolte, per salvaguardare le diversità agro-alimentari locali che si stanno perdendo a causa dell’imporsi di diete eccessivamente semplificate e di nuovi stili di vita.
Beneficiari
Giovani innovatori, singoli e/o gruppi ove il referente e la maggioranza del gruppo non abbiano compiuto i 35 anni al momento della scadenza del Bando e che risiedono nei territori eleggibili dal Programma (Puglia e Grecia).
Verranno scelte 30 idee e progetti di impresa.
Criteri di valutazione
- Carattere innovativo:
- Innovazione tecnologica per migliorare la quantità e/o la qualità dei prodotti agro-alimentari, con particolare riferimento agli aspetti salutistici;
- Forme innovative di distribuzione e commercializzazione in linea con le evoluzioni dei consumi;
- Innovazione nella presentazione e modalità di somministrazione dei prodotti agro-alimentari.
- Competenza del soggetto proponente;
- Modalità di presentazione creativa dell’idea progettuale;
- Sostenibilità economica.
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Premi
Nella prima fase, 30 idee selezionate verranno ospitate all’interno di uno spazio di “co-working” realizzato presso il CIHEAM –IAMB di Valenzano e affiancate per massimo 6 mesi.
Nel periodo di incubazione, saranno assegnte 10 Borse di Studio di € 2.500,00 ciascuna per completare la propria formazione all’estero.
Al termine dell’accompagnamento, 5 progetti d’impresa riceveranno un totale di € 50.000 a seguito di una due diligence.
Tutti i progetti ammissibili avranno visibilità nell’ambito dello “showroom of food experience” e delle altre forme comunicative previste nel progetto FOODING.
I progetti devono essere inviati dal 15 giugno al 30 ottobre 2014
utilizzando il format disponibile sulla piattaforma:
http://www.foodingproject.org/
LA COLLABORAZIONE PREMIA LE IMPRESE. Scarica il rapporto UnionCamere
“….C’è un’Italia che, nonostante la crisi, resiste e sa essere innovativa, creativa, unita, vocata alla qualità e alla bellezza.
In una parola competitiva.
È l’Italia della coesione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini, valorizzare e sostenere i lavoratori.
Proprio le imprese “coesive” – quelle fortemente legate a comunità di appartenenza e territorio in cui operano, che investono nel benessere economico e sociale, nelle competenze e cura dei propri lavoratori, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza, radicate nella filiera territoriale e tese a soddisfare le esigenze di fornitori, clienti e stakeholder in generale, che hanno relazioni con il non profit e le istituzioni territoriali – hanno una marcia in più che permette loro di andare lontano.
Tanto che le nostre imprese “coesive” hanno registrato nel 2013 aumenti del fatturato, rispetto al 2012, nel 39% dei casi, mentre fra le imprese “non coesive” tale quota si ferma ben al di sotto, al 31%.
E’ quanto emerge dal rapporto “Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia”realizzato da Consorzio Aaster, Fondazione Symbola e Unioncamere.
“La buona riuscita di un’iniziativa economica – ha detto il Segretario Generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi – non si gioca più soltanto sul prezzo di un prodotto o servizio ma soprattutto su aspetti qualitativi di ciò che viene offerto.
La coesione tra impresa, lavoratori, territorio, istituzioni, mondo del non profit sta sempre più diventando un elemento vincente della competizione economica nei Paesi evoluti.
A differenza di altri Paesi, la forza dell’Italia non è nella standardizzazione dei grandi numeri, ma nella qualità di un’offerta altamente specializzata di filiere e distretti che ci fanno grandi nel mondo.
Alla base c’è un tessuto di piccole imprese su cui il Paese deve continuare a puntare.
La piccola dimensione di per sé non è un ostacolo, perché si traduce in una maggiore capacità di adattamento al mercato.
Lo diventa se l’impresa opera isolata dal contesto, se non ha strutture di riferimento, come le Camere di commercio, che l’aiutino a crescere per esempio con la formula dei contratti di rete e sostenendo il rafforzamento delle filiere produttive a maggior radicamento territoriale”.
Ecco il link per scaricare lo studio promosso da UnionCamere:
LE STATISTICHE SUL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA. Scarica il volume pubblicato dall’ISFOL
“….Negli ultimi anni le politiche del lavoro dirette ad accrescere la flessibilità contrattuale e deregolamentare le norme a tutela dell’impiego non hanno migliorato significativamente l’efficienza e la competitività delle imprese, né le prospettive occupazionali e salariali dei lavoratori.
L’economia italiana soffre infatti di una serie di nodi strutturali che non riguardano solo l’organizzazione normativa del mercato del lavoro, ma hanno a che fare soprattutto con le caratteristiche produttive, manageriali e proprietarie del sistema delle imprese. In particolare, il tessuto produttivo è eccessivamente frammentato in imprese di piccole dimensioni, specializzate in produzione di basso contenuto di innovativo e gestite da imprenditori con un livello di istruzione inferiore a quello che si riscontra negli altri competitori europei.
L’insieme di questi elementi favorisce un modello di competizione che tende a privilegiare la riduzione del costo del lavoro piuttosto che l’aumento del valore della produzione, attraverso la valorizzazione delle competenze professionali e la crescita della produttività.
L’efficacia delle politiche del lavoro dipende quindi dalla capacità di integrarle con misure di politica industriale e con interventi nel mercato del credito in grado di riorientare gli incentivi produttivi e strategici del sistema imprenditoriale.
Il volume sviluppa questi argomenti sulla base di dati macroeconomici e microeconomici sulle imprese e sui lavoratori, proponendo analisi comparative a livello europeo e specifiche dell’esperienza italiana….”
Ecco il link per scaricare il volume:
UNA REALTA’ CHE FACCIAMO FINTA DI NON VEDERE. Scarica il rapporto pubblicato dall’ISFOL
Il documento presenta una sintesi dei risultati di una ricerca promossa e realizzata dall’Isfol sul tema del lavoro nero ed irregolare dei lavoratori stranieri in Italia.
Il progetto si è posto l’obiettivo di migliorare la comprensione del mercato del lavoro degli stranieri in Italia, approfondendo le caratteristiche e le motivazione del lavoro nero e irregolare, anche mediante un confronto con i lavoratori regolari.
Ecco il link per scaricare il rapporto:
Fai clic per accedere a Ficco_Iadevaia_Pomponi_Tagliaferro_Lavoro%20stranieri.pdf










